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di LUCIANO ZANARDINI 12 lug 2018 08:24

Sul Guglielmo per il Redentore

Domenica 15 luglio il 106° Pellegrinaggio in vetta promosso dall’Associazione culturale Redentore. Alle 11 la Messa presieduta dal Vescovo

Chi arriva sulla cima del Guglielmo sul basamento della scultura in bronzo (alta 2,60 metri) di Paolo VI realizzata da Gianluigi Sandrini può leggere: “Maestro in umanità e profeta della civiltà dell’amore sulla montagna amata la gente bresciana con fierezza e gratitudine questa memoria pone”. Lì vennero fissate queste parole il 4 ottobre del 1998 a 20 anni dalla sua morte e accanto al monumento al Redentore. In calce trova spazio anche un passaggio del discorso all’Onu il 4 ottobre del 1965: “Mai più la guerra non più gli uni contro gli altri ma gli uni con e per gli altri; la pace è un’esigenza della natura stessa degli uomini”.

La storia. Alla fine dell’Ottocento i cattolici decisero di elevare un monumento a Cristo Redentore su 19 vette delle montagne italiane. Il primo, fu nel 1900, il monumento sul monte San Giuliano nei pressi di Caltanisetta. Tra le montagne lombarde, la scelta ricadde sul Guglielmo. Il 24 agosto del 1902 Battista e Lodovico Montini, in compagnia della nonna e del padre Giorgio (ideatore del progetto di costruzione che in estate seguiva direttamente da Pezzoro), salirono sulla vetta, mescolati alla folla, per l’inaugurazione del monumento al Redentore (una cappella alta venti metri con una grande croce in ferro). In realtà, la cappella al Redentore avrebbe dovuto svettare nel cielo del Guglielmo alla fine del secolo, ma il lavoro dei muratori fu più complesso del previsto a causa del maltempo. La madre, Giuditta, era rimasta a Concesio con l’altro figlio Francesco di appena due anni. Nella lunga salita, il futuro Papa, che aveva solo cinque anni, venne caricato sulle spalle di Giacinto Contrini. Insieme a loro c’erano tanti bresciani, circa 10mila persone. E il 26 settembre del 1966, come nel lontano agosto del 1902, una grande folla salì, racconta Rosaria Poinelli ne “La montagna del Papa”, lungo i sentieri che portano al Gölem, pregò davanti alla piccola cappella ricostruita e lesse i messaggi incisi sulle lapidi di marmo.

Il programma. Il ritrovo al Rifugio Almici è fissato per le 10. Alle 10.15 viene inaugurata la mostra fotografica curata da Alberto Contessi sui progetti, della posa e dell’installazione della statua di Paolo VI. Alle 10.30 parte il pellegrinaggio con canti e preghiere. In particolare saranno ricordati due aspetti sui quali ha insistito molto il magistero del Pontefice bresciano: il dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo e la richiesta, fatta in maniera esplicita all’Onu, di mettere da parte la guerra e di costruire una nuova società. A quota 2.000 metri risuoneranno anche le parole del Papa pronunciate nell’omelia della domenica delle Palme del 30 marzo 1969: “Noi dobbiamo mostrare agli uomini del nostro tempo il Tuo volto luminoso, o Gesù: è il volto del Figlio di Dio, è il volto del Figlio dell’uomo”.

LUCIANO ZANARDINI 12 lug 2018 08:24