Giramondo con il Brescia nel cuore
Rolando Maran è tra i tecnici con la maggiore presenza in biancazzurro. L’avventura iniziò nel 1999 accanto a Silvio Baldini, oggi commissario tecnico della Nazionale Under 21...
Silvio è stato un grandissimo amico e la persona che mi ha consentito di passare dal calcio giocato al ruolo di allenatore in seconda. Lo considero un fratello e nutro nei suoi confronti una stima immensa professionale e umana. È un uomo di grandi valori che, in un mondo sempre più complicato, cerca di trasmettere soprattutto ai più giovani, che stanno crescendo come persone prima ancora che come calciatori.
Hai fatto il vice di Baldini al Chievo e al Brescia, prima di un’esperienza da titolare nel settore giovanile del Cittadella...
Lavorare con i giovani mi ha permesso di capire come accompagnare un ragazzo nella preparazione al grande salto, nella vita e nello sport. È stata una vera gavetta, indispensabile per crescere gradualmente come allenatore.
Da lì sei passato alla prima squadra del Cittadella, prima di tornare a Brescia come allenatore della prima squadra. Tutti ricordano quel gennaio del 2006, quando con squadra terza in classifica, Corioni ti esonerò per fare spazio a Zeman...
Ho sempre avuto un rapporto molto cordiale con Gino Corioni. In seguito mi confidò che quella di esonerarmi era stata la scelta più sbagliata della sua carriera. Sentire da lui quelle parole fu motivo di grande soddisfazione: significava che aveva rivalutato il mio lavoro e riconosciuto le mie qualità.
Poi è arrivato il grande salto: 10 anni da allenatore in Serie A, tra Chievo, Catania e Cagliari, fino al ritorno a Brescia...
Sono stati anni bellissimi che mi hanno regalato grandi soddisfazioni. Tornare a Brescia, poi, è stato speciale: abbiamo vissuto due stagioni importanti, raggiungendo i playoff per la promozione e conquistando sul campo una salvezza poi vanificata per le vicende societarie legate al presidente Cellino. È stato un momento molto amaro, non solo per me ma per tutta la città, che ha visto perdere un patrimonio sportivo importante.
Conosci il nuovo presidente Pasini e il lavoro che ha svolto in questi due anni?
Sono felice che Brescia possa contare su una proprietà solida e profondamente legata al territorio. So che Pasini gode della stima di tutto l’ambiente e che il suo obiettivo è riportare il Brescia ai livelli che la sua storia merita.
Ora sei commissario tecnico della Nazionale albanese...
È una bellissima esperienza, che in passato ha vissuto anche Gianni De Biasi, altro allenatore passato da Brescia. Sto scoprendo un calcio diverso e persone serie, disponibili e molto ospitali. Essere responsabile della Nazionale di un Paese mette inevitabilmente un po’ di emozione, pensando alle speranze che un intero popolo ripone nei risultati sportivi. Ho trovato un popolo orgoglioso, laborioso e profondamente legato alla propria terra.
Che cosa deve fare il calcio italiano per ripartire dopo tre mancate qualificazioni ai Mondiali?
Credo che serva ripartire quasi da zero, mettendo da parte vecchie convinzioni e affrontando il futuro con umiltà, entusiasmo e grande spirito di sacrificio. Atleti, tecnici e dirigenti devono liberare la mente dal passato e lavorare insieme verso un obiettivo comune. Sarà un percorso lungo, ma è l’unico per puntare a grandi traguardi.
Quali sono i tuoi obiettivi?
Quello più immediato è la conquista della qualificazione agli Europei. Da lì potrebbe aprirsi anche la rincorsa verso il Mondiale. Sarebbe un traguardo straordinario.
E sul piano persona cosa di aspetti da questa nuova esperienza professionale?
Mi auguro anche che questa esperienza possa contribuire a far crescere ulteriormente il mio percorso sportivo e professionali e, magari, offrire un piccolo contributo anche al calcio italiano.