Rifugio Torsoleto: un supporto al Mato Grosso
“Salire in alto, per aiutare chi sta in basso”. Sono passati quasi 30 anni dall’apertura del Torsoleto, ma l’anima solidale di questo rifugio, ancora legato all’Operazione Mato Grosso, non è svanita. “La storia rifugio è volta al ricordo di Battistino Bonali e Giandomenico Ducoli, alle loro imprese alpinistiche, al loro stile di salire le montagne – spiega Silvia Rizzini, volontaria del rifugio –. Due vite spezzate l’8 agosto 1993, a pochi metri dalla vetta sulla parete nord dell’Huascaran, in Perù, in un’ascesa legata, ancora una volta, all’obiettivo di attirare lo sguardo verso i poveri delle Ande, seguiti dall’Operazione Mato Grosso”. Dopo la tragedia viene deciso di costruire un rifugio in loro ricordo. “La ricostruzione del Torsoleto – continua –, che fu un ospedale militare durante il primo conflitto mondiale, fu eseguita tra il 1994 e il 1998. Circa 3mila giovani volontari furono impegnati nei lavori di trasporto a spalle dei materiali, di muratura, di raccolta pietre”.
Oggi, la gestione della struttura, sita nel comune di Paisco Loveno, è ancora in carico all’associazione “Amici del rifugio Torsoleto” e l’intero ricavato è devoluto alle missioni in America Latina. Con i fondi raccolti al Torsoleto, per esempio, l’Operazione Mato Grosso supporta “le opere di Anna Menolfi, originaria di Cogno che, da 20 anni, vive in Perù – è sempre il racconto di Silvia Rizzini – ed è impegnata nella ‘Casa del nino’, dove accoglie i bambini orfani e offre il calore di una vita in comunità, l’asilo, la scuola e le attività che li preparano ad un futuro migliore. Il suo sogno è la realizzazione di una casa più grande, ‘Casa Betania’, che significa famiglia, così da creare anche un oratorio e spazi più grandi per l’accoglienza. Non solo: quanto raccolto ha contribuito anche all’ospedale di Chacas Mama Ashu, l’unico presidio sanitario gratuito della provincia andina, una vallata tra la Cordillera Blanca, abitata da 60mila persone: ancora oggi, lo supportiamo garantendo l’invio di materiale sanitario”.
Dal 1998 a oggi, il Rifugio Torsoleto custodisce numerose storie di vita, legate da un filo rosso solidale e di amore verso il prossimo. “Qui si sono incrociate diverse storie di vita – continua –; c’è chi è arrivato al ritorno della spedizione in Perù, chi durante i campi di costruzione e chi invece ha avuto la fortuna di avvicinarsi a questa famiglia in anni più recenti, portando ognuno il proprio contributo e la propria testimonianza”.
Il rifugio, aperto da giugno a settembre, garantisce un servizio di ristorazione, dispone di 24 posti letto, ha energia elettrica (da impianto fotovoltaico) e acqua corrente. Tuttavia, anche e soprattutto chi ha obiettivi solidali, come l’Associazione “Amici del rifugio Torsoleto”, deve fare i conti con i costi e le difficoltà dei giorni nostri. “Durante l’anno le sfide sono principalmente di carattere burocratico (convenzioni, bandi, associazionismo, ndr) – conclude –. In primavera inizia la fase di preparazione vera e propria: si programmano i lavori, gli interventi di manutenzione e, soprattutto, l’organizzazione delle settimane di gestione. Numerose persone danno la loro disponibilità per la gestione e va trovato il giusto equilibrio per dare a tutti la possibilità di vivere questa esperienza di volontariato”.