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Valtrompia
di GIUSEPPE BELLERI 05 feb 09:41

Una vita sulle vette

Marco Preti ha percorso la vita velocemente e in lungo e in alto e non s’è mai riposato sotto i tanti allori. Trascorsa la giovinezza con l’amore per la montagna in tutte le sue divise, passatagli dal padre che seguiva in cordata nelle sue scalate, frequentò il grande Isef di Brescia, diretto dall’olimpionico di canoa Cesare Beltrami, e dopo la laurea, con una tesi su “Cinematografia di montagna”, fece il maestro di sci d’inverno sulle belle e vicine piste valtrumpline.

Pur se breve la sua storia di alpinista è da incorniciare: ha rifatto alcune scalate famose, come l’Aiguille du Fou e la Salathè Wall, e ha partecipato alla spedizione sulla parete nord del K2; inoltre è stato vincitore della prova di velocità alle prime gare mondiali di free climbing a Bardonecchia nell’85. Giunto ai 30 anni Marco Preti smette di fare lo scalatore, la guida alpina e il maestro di sci, per dedicarsi alla cinematografia di montagna e fonda la The CoralClimb film productions. Gira tre film di free climbing alle Seychelles, passa due estati polari sul veliero Pelagic scalando iceberg, pareti e vette inviolate della Penisola Antartica, ma è dopo il documentario sullo scalatore Manolo, vincitore di festival a Graz e in Svizzera, che viene conosciuto dal grande pubblico e dai nuovi clienti: in 7 minuti di spot alternando il colore col bianco e nero, l’allenamento in palestra con le riprese da un elicottero, confeziona un’entusiasmante scalata. Poi va tre mesi in Congo, nella foresta equatoriale di N’doki, per un film inglese sui gorilla e gli elefanti. Con Andrea Gobetti dirige un esilarante telefilm negli inesplorati Tsingy di Bemaraha, Madagascar. Le puntate sulla Mongolia segnano l’inizio di una lunga collaborazione con Geo&Geo, Rai 3, che durerà tanti anni. Gira il documentario “Papuas”, ambientato tra gli ultimi cannibali, che vincerà nel 2002 il premio “Genziana” a Trento, sicuramente il più importante festival al mondo sulla montagna. Seguono una spedizione speleo-alpinistica in Messico nel Sotano de las Golondrinas e due viaggi in Alaska, in inverno, lungo l’Iditarod, un percorso che unisce Anchorage a Nome, filmando un runner estremo, il bovegnese Roberto Ghidoni, con cui è rimasto legato da una salda amicizia. Tanti sono i documentari prodotti in questi anni, più di 70, e tante le vittorie conseguite.

Da alcuni anni Marco, sazio di girare il mondo, predilige documentare paesaggi italiani − bello quello sulla Valle Trompia, una delle mete predilette e quello sulla Valtènesi − e riprendere anche fiction, avendo sempre accanto la moglie Luisa. I figli hanno seguito le orme paterne: Luca, un passato da scalatore − 5° ai mondiali − ora è in California e lavora come direttore della fotografia; Andrea, chiamato Dede, dopo aver frequentato il Piccolo Teatro di Milano con Luca Ronconi e aver partecipato a serie tv, quali “Provaci ancora prof!”, ora segue il padre nei suoi nuovi lavori. E Marco, dopo avere anche scritto un’autobiografia, alcuni romanzi e 2 fumetti, si sta cimentando in una nuova e più tranquilla avventura e senza muoversi dalla sua casa di Padenghe: pennellare non più salite e discese ardite o “mari in verticale” ma divertenti e stemperanti affreschi di montagna.

GIUSEPPE BELLERI 05 feb 09:41