Toninelli, in gara per dare lustro al movimento
Per la sua terza Paralimpiade, il camuno Cristian Toninelli si è regalato una novità: a Milano Cortina, il trentasettenne di Pian Camuno (oggi di casa a Lovere), nato con focomelia alla mano destra, sarà impegnato non solo nello sci di fondo, ma anche nel biathlon. “L’idea di dedicarmi a questa nuova disciplina nasce molto tempo fa – confessa direttamente dal raduno di Corvara –. Sono figlio di un cacciatore e ho sempre sparato. A mio avviso, è uno degli sport più belli che esistono perché unisce la grande fatica della sciata alla concentrazione nel tiro e nella gestione delle forze. Sei anni fa, grazie al supporto di alcuni sponsor e della Polisportiva Disabili Vallecamonica, ho acquistato una carabina. Il progetto è stato poi accantonato dalla Federazione. Solo l’anno scorso, quando la nuova presidenza e il Cip hanno constatato l’assenza di una squadra di biathlon in vista delle Paralimpiadi casalinghe, si è deciso di avviare l’iter. Mi piace moltissimo. Certo che, se sul fondo stiamo affinando i dettagli, sul biathlon abbiamo bisogno ancora di migliorare. Comunque stiamo lavorando bene”. Le emozioni crescono, anche e soprattutto perché, dopo PyeongChang 2018 e Pechino 2022, Toninelli vivrà la Paralipiade in casa. “Sarà speciale – spiega –. Oltre alla bellezza della cornice paesaggistica, anche la qualità del cibo e del riposo e l’organizzazione del villaggio olimpico saranno di livello. Lo hanno dimostrato le Olimpiadi: credo che si sia davvero alzata l’asticella. Considerando poi che abbiamo avuto una squadra così forte da ottenere 30 medaglie, siamo ancora più incoraggiati”.
Obiettivo. Quando gli si chiede quali siano i suoi obiettivi, il camuno non mette tra le priorità il podio. “Voglio fare bene, certo – continua ancora Toninelli –. Tuttavia, se arrivassi fuori dalla zona medaglie con la consapevolezza di aver fatto il massimo, sarei ugualmente contento”. Il suo cruccio è legato alla visibilità del movimento: “Ho e abbiamo l’obiettivo di far capire che un atleta paralimpico è un atleta a tutti gli effetti. In generale, siamo poco seguiti e questa sarà una delle poche manifestazioni visibili al grande pubblico. La gente non riesce a comprendere tutta la fatica che ci sta dietro, così come non conosce le altre competizioni e le medaglie che abbiamo vinto fino a qui. Sportivamente e professionalmente parlando, il movimento è cresciuto tantissimo, ma questo miglioramento potrebbe anche non emergere in una gara olimpica; ipotesi che però non cancellerebbe il percorso compiuto fino a qui”. Sensibilizzare significa anche mettere a conoscenza delle tante realtà che operano per rendere lo sport davvero per tutti. “All’estero sono molto più avanti, in Italia c’è ancora tanta impreparazione” precisa.
Percorso. Toninelli è entrato in contatto con la Polisportiva Disabili Vallecamonica solo sul finire del 2016. “Senza di loro, il mio percorso non avrebbe mai avuto inizio. Ho sempre avuto un confronto diretto, veloce e preciso con Angelo Martinoli e la presidente Gigliola Fassa. Ho cominciato a sciare sul finire del 2016, poi sono stato notato dalla Nazionale che mi ha ingaggiato per la preparazione estiva. In vista dell’inverno, mi hanno portato in Canada a tentare la classificazione internazionale. Ho ottenuto il punteggio necessario e sono entrato ufficialmente in Nazionale. I numeri, comunque, parlano da sé: la Polisportiva esiste da più di 30 anni, è conosciuta da tantissime federazioni e ha competenze un po’ in tutti gli sport, non solo per disabili fisici, ma anche mentali... È una realtà che funziona benissimo e che speriamo abbia lunga vita”. A Milano Cortina ci sarà anche un altro atleta della Polisportiva, Giuseppe Romele. “Siamo molto amici. Sono stato io ad insistere affinchè lui potesse dedicarsi allo sci di fondo. Ho subito percepito il suo potenziale, anche perché conoscevo bene il suo carattere e la sua storia. Con noi, ha trovato un gruppo che gli ha dato supporto e fiducia. I risultati, poi, si sono visti”. Tra un’intervista e la preparazione atletica, lavora: “Sono veramente molto fortunato – conclude – perché ho dei datori fantastici, che mi consentono grande flessibilità, che è fondamentale. Anche i miei colleghi rispettano i miei tempi e i miei spazi e non mi pressano”.