L'addio al poeta Lino Marconi
La poesia dialettale bresciana resta orfana di un’altra grande figura, dopo la scomparsa dell’ istrionico autore de “ Il Bibbiù”, Achille Platto. Nella notte di domenica 23 agosto, è morto nella sua casa a Chiari, il poeta Lino Marconi, 97 anni vissuti con un’intensità difficilmente comparabile. Una vita che dai banchi del liceo classico lo ha portato a studiare medicina, lavorando prima come anestesista e rianimatore all’ospedale di Chiari, per dedicarsi successivamente alla medicina legale. Negli anni arriva l’amore per la poesia dialettale, 24 le raccolte di versi sia in italiano che in vernacolo. Nel 2016 riceve in Campidoglio il prestigioso premio letterario nazionale “Salva la tua lingua locale”. Il pericolo più insidioso quando figure come Marconi e Platto scompaiono è proprio la perdita della lingua locale. Chi la manterrà viva? Il vernacolo è molto più di un semplice modo di parlare, è una parte importante della storia, della cultura e dell’identità di una comunità. Mantenerlo vivo significa conservare parole,espressioni, tradizioni che raccontano le origini e le radici di una terra e della sua gente. Ora non resta che conservare gelosamente quanto Lino Marconi lascia in eredità.Tra le numerose raccolte pubblicate si ricordano "Ritrat de’n pensér", "Sintér", "Paes".
Nel 2022 il poeta clarense è stato ospite, insieme a Pietro Gibellini e ad Achille Platto, della Microeditoria, la rassegna dei piccoli e piccolissimi editori indipendenti. Sul palco, allestito nel tendone, quello dedicato ai grani ospiti, chi ha avuto la fortuna di assistere, difficilmente dimenticherà quell’ora di puro intrattenimento durante la quale Gibellini definì Marconi, in tono amichevolmente scherzoso, "un poeta che è partito con una poesia che è andata sempre crescendo e che secondo me, come il vino buono da i frutti di eccellenza nella maturità,direi nella piena maturità di questo giovanotto di una certa età”.
”Io penso che pochi sanno veramente quando ho cominciato “, raccontò Marconi ricordando come il padre in casa lo obbligasse a leggere il Canossi e che solo a 40 anni scrisse una cartolina ad una sua amica e compagna di scuola ed era in dialetto bresciano. Quello è stato il punto di svolta. Imperdibile il momento il cui il poeta clarense lesse i versi della poesia "El cuco", che lo stesso autore defini “una mini autobiografia.” Il funerale si terrà mercoledì 26 alle 10 in Duomo.