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Brescia
di ANGELO ONGER 25 ott 2019 10:52

Don Mario Pasini e la Chiesa in uscita

Uomo e prete tenace, appassionato non ha mai messo di cercare Dio, accanto e insieme, a quanti gli erano prossimi. Il libro che Michele Busi ha dedicato al sacerdote scomparso nel 2002 presentato durante la consegna del premio “Cuore Amico”

Sabato 19 ottobre presso il Polo culturale diocesano di via Bollani, in occasione della consegna della 29ª edizione del premio “Cuore Amico” è stato presentato il libro “Don Mario Pasini, una Chiesa in uscita”, che ripercorre i giorni e le opere di un sacerdote che ha dato lustro alla Chiesa bresciana nella seconda metà del secolo scorso. Il libro è stato redatto da Michele Busi, giornalista pubblicista e studioso di storia locale, già presidente dell’Ac bresciana e consigliere regionale nella scorsa legislatura.

Tappe. Ricordiamo le tappe principali della avventura esistenziale di don Pasini. Nato a Ospitaletto nel 1923, è stato ordinato sacerdote nel 1946. Dopo un paio di anni trascorsi a Roma per ragioni di studio, tornato in diocesi si è dedicato per lo più alla missione giornalistica, prima come vice direttore e direttore de “La Voce del Popolo”, dal 1951 al 1961, quindi come editore e direttore della rivista “Madre” dal 1960 al 1986. Dopo un tragico incidente che lo ha menomato fisicamente, ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a “Cuore Amico”, un’associazione che don Mario ha sviluppato a partire dagli anni Settanta dalle pagine di “Madre” coinvolgendo le lettrici nel sostegno dei missionari. Don Mario è morto nel 2002 e riposa nel cimitero di Ospitaletto.

Personaggio. Era un personaggio vulcanico, inarrestabile, sempre teso a cercare nuove esperienze, anche dopo l’incidente e la conseguente infermità. Se poi ci si interroga sull’approdo del suo continuo operare, è facile evidenziare che, a partire dalla vocazione sacerdotale, ha posto al centro della sua vita l’ansia di comunicare il Vangelo. È importante sottolineare che era un Vangelo misurato quotidianamente con la realtà. Cercava in ogni ambito di coniugare la città di Dio con la città dell’uomo, come è stata intitolata la raccolta di riflessioni a lui dedicata per i 50 anni di sacerdozio. Considerava i mass-media un passaggio necessario per parlare al mondo di oggi. Del resto quando vi metteva mano, non si accontentava di gestire l’esistente, ma tendeva ad allargarne la presenza. E di questo si trova la conferma nel racconto “storico” della sua vita. Così è stato con “Voce” ed è stato con “Madre”. Si è occupato anche di televisione rilanciando Teletutto, pensando a un consorzio nazionale di tv di ispirazione cattolica. Ha fondato e sostenuto un consultorio familiare. Ha fatto mille altre cose che Michele Busi ha messo in fila nel suo racconto, con grande attenzione e sensibilità.

Episodio. Ricordo un episodio emblematico. Dopo l’incidente mi trovai nelle condizioni di dovermi preoccupare del futuro di “Madre”. Una delle prime mosse che feci fu di correre a Torino dall’amministratore delegato della Sipra, la concessionaria della pubblicità della Rai, Gianni Pasquarelli (già mezzobusto della Rai e personaggio di spicco nell’ambito politico), per tutelare un contratto che dal 1978 aveva permesso di sviluppare in misura notevole la vita di “Madre”. Nella circostanza Pasquarelli mi raccontò che don Mario lo aveva “perseguitato” per mesi pur di avere il contratto. Gli negò molte volte telefonicamente il colloquio che cercava. Cedette una notte quando alle due, uscendo dagli uffici dopo una riunione interminabile, trovò don Mario, arrivato a Torino senza preavviso, ad aspettarlo seduto sulla scalinata dell’ingresso. Non si era mosso da lì nonostante Pasquarelli si fosse rifiutato di riceverlo e la segretaria l’avesse informato sulla probabilità che la riunione si protraesse fino a notte. Naturalmente mi bastò una telefonata per essere ricevuto il giorno dopo, perché erano diventati amici (un’amicizia preziosa per il bilancio della rivista).

Prete. Era un uomo e un prete tenace, appassionato. Come si sa, non tutte le ciambelle riescono con il buco. Qualche delusione è toccata anche a don Pasini. Ma non ha mai messo di fare ciambelle. E, soprattutto, non ha mai messo di cercare Dio, accanto e insieme, a quanti gli erano prossimi.

ANGELO ONGER 25 ott 2019 10:52