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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 11 dic 14:00

Cara Santa Lucia...

Giochi, giochi e ancora giochi, ma qualcuno, nelle letterine, chiede la fine della pandemia. La notte del 13 dicembre si avvicina e migliaia di bambini attendono il tradizionale suono del campanellino

Non è stato facile trovarla, impegnata com’è a fare incetta di regali da distribuire nelle case dei tanti piccoli bresciani che, nella notte fra il 12 e il 13 dicembre, attendono il suono del suo campanellino e lo zoccolio del suo inseparabile asinello. Dopo qualche tentennamento e innumerevoli chiamate, finalmente ci ha risposto al telefono (ebbene sì, anche Santa Lucia usa il cellulare). Prima di lasciarle la parola, però, ripercorriamo qualche tappa, per far conoscere meglio la sua storia ai bambini e per rinverdire la memoria dei più grandi. Quando nacque, 1.700 anni fa a Siracusa, i genitori decisero di chiamarla Lucia, perché Gesù era stato per loro la Luce che ha illuminato la vita, con i suoi insegnamenti di amore e fratellanza. Allora per la Chiesa cattolica non erano tempi tranquilli: l’imperatore Diocleziano, nel vano tenta­tivo di arrestare l’inevitabile crisi dell’Impero roma­no, stava attuando varie riforme. Nel suo vasto piano di rinnovamento generale, anche la riforma religiosa doveva avere la sua importanza. Così, appro­fittando di un complesso di circostanze, emanò i suoi editti contro i cristiani. Nel 304 d.C. vi fu una persecuzione feroce. Anche Lucia, per la sua fede, venne condannata a morte. Da tempo, la giovane andava distribuendo doni ai più poveri, soprattutto ai bambini siracusani, colpiti da una delle peggiori carestie dell’epoca. Il suo martirio, ricordiamo che le cavarono gli occhi, ebbe una vasta eco. Da allora, una volta l’anno, continua la sua opera a favore dei bimbi, anche quelli più scatenati ai quali lascia il carbone, ma quello zuccherato. Guai, però, a chi osa guardarla mentre adagia i regali. La pena è una manciata di cenere negli occhi. Quindi, bambini, dovete stare attenti. Comunque potete dormire sonni tranquilli. Anche in questo anno difficile S. Lucia passerà nelle vostre case. Del resto, come potete leggere, lo ha promesso anche noi.

Cara Santa Lucia, quest’anno, con la pandemia, è ancora più difficile andare di casa in casa…

Non dovete preoccuparvi perché ho fatto il tampone (il risultato per fortuna è negativo) e quindi posso entrare in tutte le case. Ovviamente starò attenta e con il velo mi coprirò anche la bocca. Preparatemi lo stesso qualcosa da mangiare: utilizzerò i guanti e non toccherò il piatto. Ah, non dimenticatevi del mio asinello. Lasciate fuori dalla porta una ciotola con un po’ di latte.

Quali richieste hai ricevuto dai bimbi?

Giochi, giochi e ancora giochi. Il 13 dicembre le case si riempiono di giocattoli. Da alcuni anni cerco, a sorpresa, di donare anche qualche libro per regalare delle serate e dei pomeriggi diversi ai bambini. Ma per quanto mi sforzi i giocatoli vanno sempre per la maggiore.

C’è una lettera che ti ha colpito?

Sì, una bambina di nome Anita mi ha chiesto di mettere fine alla pandemia. A causa del coronavirus ha perso entrambi i nonni materni. Purtroppo l’emergenza non è ancora finita.

Tu cosa pensi di risponderle?

Veramente ho già preparato una lettera.

Cosa hai scritto?

Cara Anita, in tanti come te hanno pianto la scomparsa dei loro cari a causa di un virus subdolo. Porta nel tuo cuore il loro ricordo e i loro insegnamenti. Mi riprometto di cercarli in cielo e di salutarteli. Io non ho la forza di fermare da sola il virus. Ho bisogno del tuo aiuto e di tutti i bambini. Siete voi che dovete ricordare ai vostri genitori l’importanza di avere alcune attenzioni. Agli adulti spetta, invece, il compito di mettere a punto e distribuire il vaccino. Con quello torneremo ad abbracciarci.

Perché un bambino dovrebbe pensare anche a chi ha meno possibilità?

Spesso i genitori utilizzano i “bambini poveri” per far comprendere ai loro figli che hanno e chiedono troppo. Io quando passo raccolgo volentieri dei giocattoli o dei libri in buono stato che poi possono essere regalati ad altri bambini. Questa mi sembra la modalità più intelligente e solidale per trasformare la festa di qualcuno nella festa di tutti. L’esercizio diventa però significativo se sono gli stessi bambini che scelgono di rinunciare a qualcosa per donarlo agli altri. I bimbi li conosco. Sono capaci di slanci solidali inimmaginabili. Gli adulti dovrebbero imparare...

ROMANO GUATTA CALDINI 11 dic 14:00