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Brescia
di COORDINAMENTO DONNE ACLI PROVINCIALI 03 nov 2023 17:51

Cultura del rispetto contro la violenza

Quando si cerca di ragionare sulla violenza contro le donne, uno dei rischi maggiori è quello di cadere nella retorica vuota e di dimenticare che, dietro ai numeri, ci sono vite spezzate o violate. I numeri quantificano, servono per rilanciare l’allarme e spronare le reazioni, ma tendono a togliere l’umanità, ad oscurare le storie e i volti di quelle vittime.

E allora si parta dai volti, quelli del passato, che ancora oggi non sono cancellati dalla memoria collettiva, come quello di Simonetta Cesaroni, vittima di femminicidio, quando, in quel lontano 1990, questo termine ancora non era utilizzato. I volti di queste donne si presentano alla mente in modo più facile rispetto a quelli delle donne assassinate nel 2023. Perché? Da dove deriva questo meccanismo della mia memoria?

Il motivo è forse da ricercare nel fatto che, un tempo, i femminicidi venivano meno alla luce, le denunce di violenza erano inferiori e quindi, quelle che emergevano, non si scordavano facilmente. Nel 1990, i femminicidi erano circa l’11% del totale degli omicidi, ora questa percentuale supera abbondantemente il 30%: se il numero di omicidi si è drasticamente ridotto, lo stesso non si può dire del numero di femminicidi. I numeri ci dicono che, dal 1° gennaio al 1° ottobre del 2023, gli omicidi totali sono stati 256, di cui 90 di donne; 115, di cui 75 donne, quelli accaduti in ambito familiare; 51 gli omicidi compiuti da partner e di questi 47 sono vittime le donne. Numeri che ci preoccupano, perché dietro ogni cifra ci sono le donne vittime della violenza e anche, spesso, figlie e figli.

Anni fa ai femminicidi seguivano spesso casi giudiziari lunghi e con molto risalto mediatico, mentre oggi, dopo i primi articoli magari anche in prima pagina, il crimine cade presto nell’oblio collettivo. Solo i familiari e gli affetti più cari ricordano per sempre la mamma, la sorella o l’amica assassinata. La società, spenti i riflettori, dimentica. E invece non dobbiamo dimenticare! Numeri così alti ci impongono di non scordare le vite che questi sottendono, ci impongono di ricercare i motivi della loro costante crescita, perché “la violenza contro le donne riguarda tutti. Nessuno escluso” come ha ricordato Chiara Volpato, responsabile del Coordinamento Donne delle Acli Nazionali, lo scorso anno, al convegno organizzato in occasione del 25 novembre, dal titolo: “Perché la violenza è arrivata a questo punto?”.

Volpato aveva aggiunto una considerazione che vale ancora oggi, anzi, che è da rilanciare e rendere davvero concreta: “Riteniamo che solo l’educazione alla tolleranza, alla pace, all’accoglienza delle differenze, condotta già nelle prime classi delle scuole, oltre alla diffusione di una cultura del rispetto a 360 gradi, possano realmente cambiare le cose. Dal 2019 è stato introdotto il cosiddetto codice rosso: a fronte delle ottime intenzioni del legislatore, ci rendiamo conto che non è di facile applicazione, soprattutto perché i problemi, per la vittima, non terminano con l’atto della denuncia. Lanciamo un appello al nuovo governo affinché questa buona norma sia resa più efficace”. Ad un anno di distanza da quell’appello, il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, pochi mesi fa aveva dichiarato la sua intenzione di introdurre il tema della violenza contro le donne nelle scuole fin da settembre e non esclusivamente nei giorni attorno al 25 novembre. Ma, ad oggi, l’azione è lasciata alla buona volontà delle e dei singoli docenti.

Affrontare questo tema a scuola significa fornire alle cittadine e ai cittadini di domani strumenti di sensibilizzazione, di educazione all’affettività e di contrasto agli stereotipi. Perché la violenza contro le donne è trasversale, non ha età, non conosce limiti di cultura, professione, classe sociale. Andiamo oltre la retorica: investiamo in prevenzione e formazione.

COORDINAMENTO DONNE ACLI PROVINCIALI 03 nov 2023 17:51