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Cracovia
di MARCO MORI 03 ago 00:00

Don Marco Mori: Cari giovani, conservate la bellezza di un cuore inquieto

Il direttore dell'Ufficio per gli oratori i giovani e le vocazioni scrive una lettera aperta ai giovani che hanno partecipato alla Gmg e agli adulti (sì, perché il Papa ha parlato anche a loro)

Ciao ragazzi. Siete tornati, finalmente. Non ne vedevamo l'ora. Vi abbiamo guardato e, soprattutto, ascoltato in questi giorni di mondo a Cracovia. Siete belli, e lo sapete; ma questo non basta. I giorni di Cracovia (anche rispetto ad altre Gmg) sono stati segnati da due passaggi che rappresentano il bello e il futuro, ciò che abbiamo vissuto e ciò che ci manca ed è messo, ora, nelle vostre mani.

Se dovessi fare una classifica della bellezza di questa settimana, al primo posto metterei le vostre domande. Tante, molte dirette, ancora di più quelle meditate. Come darvene torto? Eravamo in un paese in cui le domande vanno conservate, anche quelle più fastidiose, perché se non rimane in testa e nel cuore qualche domanda dopo Auschwitz è un disastro: l'umanità senza domande e senza ricerca rischia di affidarsi alle ideologie della morte e dell'assurdo.

Le vostre domande, esigenti, hanno fatto commuovere il cardinale Edoardo che abbiamo incontrato: le lacrime le ho viste, proprio come le vostre. All'aeroporto, prima di partire, parlava ancora di voi, e questo la dice lunga sulla bellezza di quell'incontro: avete chiesto di come conservare la fratellanza nelle relazioni, di come credere in Dio nonostante la violenza assurda di chi uccide nel suo nome, di come perdonare in un mondo basato sul primo che arriva.

Sono convinto che le vostre domande non abbiano trovato tutte le risposte, perché non è solo il pensiero che può illuminare la vita: c'è anche il tempo del fare, delle opere (anche di misericordia, per citare il ritornello di questi giorni).

Conservate la bellezza di un cuore inquieto, pellegrino, ma decisamente orientato verso ciò che conta e che vi obbliga a giocarvi, unite pensiero e parola, preghiera ed azione, volontà vostra e opera di Dio (confessatevi tanto, come direbbe il nostro amico cardinale).

E qui vengo alla seconda cosa che mi ha colpito, quella che rimane ancora aperta alla realizzazione. La ritrovo nelle parole che il Papa vi ha detto: sembra proprio che, prima di parlarvi, vi abbia guardato dritto negli occhi. L'immagine potente del non essere divani, comodamente seduti sulla vita, ma gente che cammina e fa camminare può essere la sintesi che vi accompagna.

Vi ha implorato di non lasciarvi ingannare da quelli che vi promettono solo comodità ma a cui non importa nulla di voi. Usando un'intuizione incredibile vi ha suggerito di tornare a casa (anche qui conta più il ritorno che l'andata!) per trovare Gesù: perché lui chiama non guardandoci dall'alto al basso quasi giudicandoci (il riferimento è a Zaccheo che sale sull'albero) ma ci guarda anche dalle nostre bassezze per farci rialzare.

Lui vi aspetta così. Non è una presenza evanescente o vuota, è invece compagnia, amicizia, solidarietà. Ci sono altre parole del Papa che mi hanno colpito ma non sono riferite a voi, ma a noi adulti: ha detto testualmente che voi sarete i nostri giudici se terremo il mondo per noi.

Condivido pienamente e penso che, da questo punto di vista, Cracovia sia stata la Gmg più politica degli ultimi anni (lo era già stata quella polacca del 1991, a Czestochowa, all'indomani della caduta del Muro di Berlino): cari ragazzi, il nostro mondo adulto è bloccato, sterile, impaurito, incapace di futuro.

A voi cambiare il vostro paese, l'Italia, l'Europa, le politiche di inclusione e di giustizia, la finanza e l'economia, la cura del pianeta e l'uguaglianza tra i popoli da riscrivere e condividere. Giudicateci pesantemente se terremo le chiavi delle decisioni soltanto nelle nostre mani. Vi scongiuro: questo vale anche per le nostre parrocchie.

Come vi dicevo: non c'è possibilità di futuro se i nostri oratori si rinchiudono su se stessi, se ci lamentiamo che non ci sono più preti ma non osiamo fare qualche passaggio per ridiscendere nei cortili con i più piccoli o nelle strade con quelli che hanno bisogno. Lo si deve fare anche da laici, e voi potete inventare modi nuovi.

Se credevate che la Gmg fosse solo una bella avventura da raccontare ai vostri figli e ai vostri nipoti, vi siete sbagliati. Ci siamo sbagliati. Non è più soltanto il tempo del racconto: tenete i selfie sul desktop del pc o come immagine da salvaschermo del vostro smartphone. Ma non abbiate nostalgia.

O non correte a prenotare i biglietti per venire a Panama la prossima volta: sarebbe una roba da vecchi. La vostra Gmg comincia ora, a Brescia, a scuola, al lavoro, ovunque la vita vi porterà: se farete questo, non invecchierete mai.
MARCO MORI 03 ago 00:00