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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 05 ago 12:18

Fare il sindaco oggi: la solitudine dei " numeri primi"?

Amministrare oggi una città è sicuramente più difficile che in passato, anche se non mancano le soddisfazioni. Mini inchiesta di "Voce" tra alcuni primi cittadini del Bresciano, a partire da quello del capoluogo Emilio Del Bono

“Piove, governo ladro” ciao ciao... La massima popolare che per anni ha saputo interpretare i sentimenti ondivaghi degli italiani nei confronti delle istituzioni è andata in pensione, almeno dando un occhiata a quell’agorà virtuale che ormai sono diventati i social. Certo, c’è ancora qualche inguaribile romantico che da Facebook, Twitter & co. si ostina a incolpare il governo (in quest’ultima stagione identificato solo e soltanto con il premier Renzi) di tutto quello che accade nel Paese, ma sono sempre di più (retaggio del meccanismo dell’elezione diretta introdotta ormai una ventina di anni fa?) quelli che mettono nel mirino sempre e comunque il sindaco della propria comunità. Per ogni cosa, bella o brutta che sia, che accade in una comunità, dalla più grande alla più piccola, c’è sempre qualcuno pronto con un post a gettare la croce addosso al sindaco!

 Fare il sindaco oggi, insomma, non sembra essere la più agevole delle scelte. A rendere forse più difficile di un tempo questo servizio alla comunità si sono messe anche situazioni nuove (la crisi economica su tutte) che hanno finito con lo scaricare sui Comuni e, di riflesso, sui loro sindaci tutta una serie di problematiche di difficile soluzione. Fare il sindaco oggi, al di là dello schieramento di appartenenza, sembra essere oggettivamente più faticoso di un tempo, con gli oneri che superano di gran lunga gli onori, i dolori molto più numerosi delle gioie. Ma questa situazione che rischia di rendere inattuale l’idea che quello del primi cittadino è ancora servizio alla comunità? È questa la domanda che “La Voce del Popolo” ha posto ad alcuni sindaci nel Bresciano, interpellati, per una volta, non tanto sulla loro azione di governo ma sul senso e sulle fatiche del loro ruolo. Hanno risposto Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, e altri (Giorgio Bontempi, primo cittadino di Agnosine, Alfredo Bonetti, sindaco di Rudiano, Dino Mascherpa, sindaco di Paisco-Loveno, e Gabriele Zanni, presidente dell’Associazione comuni bresciani che quotidianamente ha il polso delle tribolazioni che affliggono la stragrande maggioranza dei sindaci bresciani, come è possibile leggere sull'edizione cartacea n° 31 del giornale)

“La crisi dell’ideologia ha sicuramente contribuito a cambiare la natura della figura del sindaco che è diventata sempre più una figura da amministratore delegato di una grande azienda pubblica – risponde Emilio Del Bono sindaco di Brescia, alla domanda se quello del primo cittadino oggi possa essere considerato ancora come un servizio –. Personalmente non riesco a vedere questa trasformazione solo come qualcosa di negativo. Oggi i cittadini si aspettano dal sindaco la capacità di saper coordinare una macchina complessa com’è quella dell’amministrazione comunale”. L’idea del sindaco manager, non sottrae nulla, per il primo cittadino di Brescia, alla dimensione del servizio che mette in gioco anche dimensioni personali. “Quella del sindaco – afferma al proposito – è una funzione che consuma gran parte del tempo e delle risorse di chi vi si dedica. E se un sindaco, di fronte a una critica o a un insulto, ad un’attesa a cui non è possibile dare risposta, rimane colpito è perché sa che quello che gli è stato affidato dalla gente non è una professione, ma un vero e proprio servizio”. È per spirito di servizio che un primo cittadino accetta oggi di “mettere la faccia” anche in questioni che non sarebbero di sua stretta competenza, ma che stanno a cuore alla gente che oggi ha quale primo (e in tanti casi unico) punto di riferimento il proprio sindaco. “La crisi degli altri livelli istituzionali (Provincia, Regione, Stato) sta caricando sulla figura del sindaco funzioni quasi taumaturgiche, – afferma Emilio Del Bono –, competenze e attese che non gli sono proprie. D’altra parte come dire di no a un cittadino che si trova smarrito dinanzi a tanti problemi? Questo ha sicuramente comportato un cambio, ma ha amplificato il tema del servizio.”

 Un nuovo modo di intendere il servizio, dunque, quello illustrato da Del Bono, che introduce anche il tema della vicinanza tra un sindaco e la sua città. “Pur in momenti di cambiamento e disorientamento come quelli attuali – afferma il Sindaco – percepisco la vicinanza di Brescia e dei bresciani. È una vicinanza che arriva sia dalle associazioni ma anche dai singoli cittadini. Certo, in questo rapporto non manca qualche problematicità...”. Che Emilio Del Bono faccia riferimento al tema delle tante libertà che il mondo dei social consente nei confronti del sindaco? Al dubbio, legittimo, pone rimedio lo stesso primo cittadino: “Con l’elezione diretta del sindaco – afferma – la distanza con la cittadinanza si è accorciata e questo è un bene. Qualcuno, però, a volte interpreta questo passo in avanti, come la legittimazione per insultare, gettare fango e discredito sulle persone utilizzando in modo anonimo i social. Per questo chiedo sempre e pretendo al proposito grande rispetto”.

Quella delineata da Del Bono è dunque una figura del sindaco che deve fare sintesi tra nuove modalità di intendere questo ruolo e l’aspetto, che ha in sé qualcosa di romantico ma non di anacronistico come quello del servizio, seppure declinato in termini moderni. Ma questo sindaco del XXI secolo prova mai l’esperienza della solitudine? “Sì – è la sua risposta – tante volte, perché nel momento delle decisioni finali, dopo essersi confrontato con la squadre, si è comunque soli e si risponde in prima persona alla comunità”.

MASSIMO VENTURELLI 05 ago 12:18