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Brescia
di LAURA DI PALMA 18 dic 12:11

In ascolto del vissuto

Le parrocchie cittadine di S. Francesco da Paola, Buon Pastore e Santo Stefano protomartire, accoglieranno a breve il loro nuovo parroco, don Giovanni Lamberti, classe 1954, che succede a don Pierantonio Bodini, nominato cappellano delle Rsa “Casa di Dio” e “La Residenza”. Ordinato sacerdote nel 1982, don Lamberti lascia la parrocchia di Santo Spirito, sempre in città, alla cui guida è rimasto un decennio. Nel corso del suo ministero, inoltre, il sacerdote è stato curato a Fiumicello, dal 1982 al 1990, curato a Palazzolo S. Maria Assunta, dal 1990 al 1995 e alla Santissima Trinità, dal 1995 al 1999. La sua esperienza come parroco è poi iniziata dalla comunità di Barghe, che ha guidato dal 1999 al 2005, anno in cui è stato trasferito a Sabbio Chiese e Clibbio, all’epoca ferite dal forte sisma di fine 2004 che aveva reso pressoché inagibili le chiese del territorio e dov’è rimasto fino al 2010, prima d’insediarsi a Santo Spirito.

Cosa ha imparato in questi anni?

Sono stato ordinato sacerdote 39 anni fa e, durante il cammino che ho percorso in questi anni, ho raggiunto varie tappe: dapprima, le esperienze come curato d’oratorio hanno accresciuto in me un grande amore verso il mondo dei ragazzi; poi, negli anni, si è sviluppata una passione per le famiglie, piccole Chiese domestiche e, un amore abbozzato, verso le prime esperienze di unità pastorale. Ad oggi amo definirmi “un patito” delle unità pastorali, forma d’esperienza comunitaria che sta prendendo piede e verso cui la Diocesi di Brescia si sta indirizzando. Un’esperienza profonda che vivo quotidianamente da poco più di cinque anni.

Ha un ricordo particolare delle sue precedenti esperienze?

Sono molti i ricordi degli anni trascorsi, ma certamente i ricordi migliori e più cari sono quelli legati alle persone con cui ho vissuto le varie esperienze di comunità: i sacerdoti più anziani che mi hanno affiancato nei primi anni di sacerdozio e quelli che mi hanno accompagnato da parroco, le persone singole ma, in particolare, le famiglie. Sono moltissime le famiglie a cui sono affezionato e che sono rimaste nel mio cuore.

In questi ultimi anni ha prestato il suo servizio all’interno dell’unità pastorale “don Giacomo Vender” che comprende le parrocchie di Pendolina, Urago Mella, Torricella e S. Spirito: cosa significa operare all’interno di un’unità pastorale?

L’unità pastorale “don Vender” è sorta nel novembre del 2015. Dopo gli iniziali momenti di rodaggio, il cammino compiuto sino ad ora mi ha aiutato a comprendere che per poter “lavorare” bene ho bisogno degli altri. Ora so che posso lavorare bene soltanto se non sono solo.

C’è un versetto del Vangelo o una frase della Sacra Scrittura a cui è particolarmente legato?

Ripensando alla mia esperienza personale, non saprei proprio indicare un brano, un versetto o una frase della Sacra Scrittura a cui io sia legato in modo particolare; a questa domanda risponderei e rispondo: tutto il Vangelo. Mi colpì molto il gesto di Carlo Maria Martini, quando, il 10 febbraio del 1980, iniziò il suo ministero presso l’Arcidiocesi di Milano entrando in città a piedi con il Vangelo tra le mani. Il mio legame con la Parola di Dio è forte ed è per questo che, da oltre 20 anni, invio quotidianamente a moltissime famiglie quattro o cinque minuti di meditazione sul Vangelo del giorno che riprendo poi nell’omelia della Messa settimanale.

Vorrebbe dire qualcosa ai suoi attuali parrocchiani? E ai futuri?

In questi dieci anni come parroco di Santo Spirito, la mia esperienza si è declinata intorno a tre aspetti particolari cui sono molto legato e che vorrei continuare a vivere anche in futuro: la sinodalità, la collegialità e la comunione. Sinodalità significa muoversi insieme facendo ciascuno la propria parte nella e per la comunità; collegialità e comunione sono simbolo di unione tra i cristiani. Sinodalità, collegialità e comunione vanno dunque di pari passo e hanno alla base la Parola di Dio e la passione per essa.

Quali saranno le sue principali attenzioni pastorali nelle tre parrocchie che guiderà?

Premetto che non conosco la zona della città dove andrò a insediarmi e poco conosco anche delle mie nuove future parrocchie. Certamente arriverò cercando di mantenere un atteggiamento d’ascolto, pazienza nei confronti di me stesso e dei miei limiti e profondo rispetto verso ciò che già è stato fatto. Soltanto dopo potremo parlare di programmi e di attenzioni pastorali anche se, senza dubbio, cercherò di valorizzare il canto e la musica, passioni che mi caratterizzano e che considero un valore aggiunto alla liturgia.

LAURA DI PALMA 18 dic 12:11