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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 09 apr 09:12

L’accurato restauro di S. Afra

“L’intervento è nato 5 anni fa quando abbiamo iniziato a restaurare la cupola e la facciata della chiesa, anche per motivi strutturali. Adesso è iniziata la seconda parte dell’intervento con la pulitura degli apparati decorativi”. Così don Faustino Guerini, parroco di S.Afra, delinea la seconda fase dei lavori che stanno interessando una delle più belle chiese cittadine, la cui riqualificazione ha visto scendere in campo diverse realtà. L’ammontare della spesa totale è pari a 500mila euro circa. Regione Lombardia ha contribuito per un importo pari a 150mila euro, la Fondazione della Comunità Bresciana ha erogato 20mila euro, mentre il Comune di Brescia ha messo a disposizione 30mila euro. Al resto provvede la parrocchia con le offerte dei fedeli. Ci vorrà circa un anno affinché gli imponenti ponteggi disvelino i tesori per ora celati e oggetto di un accurato restauro.

La direzione lavori è affidata all’architetto Ilaria Volta: “Il lavoro − sottolinea − riguarda il secondo lotto, incentrato sugli intonaci della navata. Questa fase nasce in base a una progettualità che prevede una conservazione programmata nel tempo. A differenza di ciò che avviene di solito, ossia interventi per problemi localizzati, la parrocchia di S.Afra ha deciso di investire su un progetto complessivo iniziato nel 2015 e immaginato per individuare le criticità, le problematiche e le interferenze tra le problematiche stesse. Da qui è stata stilata una sorta di graduatoria di interventi. Pensare di fare un intervento complessivo è impensabile dal punto di vista economico. Tutte le risorse richieste non possono essere a disposizione nell’immediato. Da qui la volontà di capire su quali urgenze intervenire”. Il primo lotto aveva riguardato l’intervento sulla cupola e sulla facciata. È stata fatta un’operazione di incatenamento della facciata perché una serie di fessure presenti nella navata sono derivate da movimenti stabilizzanti dovuti all’azione di ribaltamento della facciata che è molto alta rispetto al volume della chiesa. Non è stato un intervento casuale. Era necessario avere un ponteggio in cupola e uno sulla facciata per poter tirare queste catene che corrono lungo tutto il cornicione della navata, legando la facciata ai due piloni del presbiterio.

Perché gli intonaci della navata? “Durante la prima fase dei lavori – sono ancora parole di Ilaria Volta – abbiamo avuto l’occasione, con la presenza del cantiere, di fare una campagna più diretta di verifica degli intonaci della volta della navata. Il quadro fessurativo è ben visibile. È stata l’occasione di fare una battitura diretta di tutti gli intonaci su cui si era rilevato che c’erano delle problematiche che si palesavano con dei distacchi. La scelta di intervenire è stata ovvia, non fosse altro che per i problemi di sicurezza. Pensiamo a cosa dovesse accadere se ci fosse un distacco d’intonaco sull’assemblea... Procediamo per via prioritaria”. Nel cantiere opera Monica Abeni, dello Studio di restauro Abeni-Guerra: “Attendiamo – sottolinea – grandi cose dallo studio dei dipinti, soprattutto da quelli murali. È un accurato lavoro di indagine che permette di arricchire la conoscenza degli artisti che hanno operato qui. Pensiamo a Sante Cattaneo che ha operato sui dipinti, a Pietro Ferrari e ad Antonio Mazza, ambedue quadraturisti. Ciò che andremo a scoprire rappresenterà un importante patrimonio conoscitivo”.

ROMANO GUATTA CALDINI 09 apr 09:12