L'appello dei bresciani: boicottiamo Teva
Il “boicottaggio” di alcuni prodotti israeliani come forma per chiedere la fine del genocidio dei palestinesi a Gaza. Nello specifico dei farmaci generici che l’azienda Teva vende anche in Italia. Questo l’oggetto della petizione promossa dalla “Rete bresciana della società civile per la pace in Palestina” (di cui fanno parte una sessantina di realtà tra le quali anche Pax Christi, Missione Oggi, Anpi e Legambiente) e l’associazione “Sanitari per Gaza”, in cui si chiede al Comune di Brescia di fare in modo che le dodici farmacie comunali vendano farmaci equivalenti (o generici) diversi da quelli prodotti dalla ditta Teva, società tra i maggiori produttori mondiali di questa tipologia di medicine ma “che trae profitto - sostengono i promotori della raccolta firme - dal regime economico imposto dall’occupazione israeliana nei territori palestinesi”, agendo praticamente in regime di monopolio e danneggiando invece l’economia palestinese.
Silvia Garattini di “Sanitari per Gaza” - nata nel 2023 dopo che “ci siamo resi conto che le strutture sanitarie nei territori palestinesi erano diventate degli obiettivi specifici, tanto che sono stati uccisi a Gaza ben 1700 operatori sanitari tra medici e infermieri” - chiede poi, oltre al boicottaggio di Teva, che siano riaperti davvero i valichi verso Gaza e che siano fatti entrare nel paese anche farmaci e aiuti sanitari che oggi mancano, causando gravi criticità soprattutto ai pazienti cronici, ai dializzati e ai pazienti oncologici”.
La Rete bresciana per la pace in Palestina sta agendo anche su altri fronti, come spiegato da Alberto Hoch - che ha voluto anche ringraziare Coop e il Centro Nuovo Flaminia per l’ospitalità del banchetto di raccolta firme sabato 7 e sabato 14 marzo nella galleria dello store -, come: “proporre ai Comuni una mozione o un ordine del giorno sul riconoscimento dello Stato di Palestina, per fermare il genocidio, per boicottare le banche che finanziano le aziende produttrici di armi; dare la cittadinanza italiana a Barghouti detto il Mandela palestinese”. Tra le attività promosse anche quelle di sensibilizzazione nelle scuole e un maggiore coinvolgimento di enti locali e parrocchie, azioni di studio sull’impatto ambientale dei bombardamenti su Gaza e ancora la realizzazione di un video sull’obiezione di coscienza.