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Brescia
di REDAZIONE 23 gen 2019 08:21

Legambiente boccia l'aria di Brescia

Nel rapporto "Mal'aria 2019" la città, con la centralina del Villaggio Sereno, in testa alla graduatoria 2018 per superamento dei livelli di inquinamento da ozono. Le reazioni della politica. Per l'assessore all'ambiente Miriam Cominelli serve una maggiore collaborazione interistituzionale

Città soffocate dallo smog, dove l’aria è irrespirabile sia d’inverno sia d’estate (tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole) e dove l’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti. È questo il quadro che emerge da “Mal’aria 2019”, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia che restituisce un quadro puntuale del 2018. Quello da poco consegnato agli archivi è stato un anno da codice rosso per la qualità dell’aria, segnato anche dal deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria e che costerà multe salate alla Penisola. A parlare chiaro sono i numeri: nel 2018 in ben 55 capoluoghi di provincia sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono). In 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi nell’anno. La città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge è, purtroppo Brescia, anche se o dati fanno riferimento alla centralina piazzata al Villaggio Sereno (così come l’allarme analogo diffuso da Ispra nelle ultime settimane del 2018 prendeva invece in considerazione le rilevazioni della centralina di Rezzato, ndr) con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l’ozono), seguita da Lodi con 149 (78 per il Pm10 e 71 per l’ozono), Monza (140), Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121).Tutte le città capoluogo di provincia dell’area padana (ad eccezione di Cuneo, Novara, Verbania e Belluno) hanno superato almeno uno dei due limiti.

Pronte le reazioni del mondo della politica. “I dati di Legambiente su Brescia – ha affermato il consigliere regionale del Pd Gian Antonio Girelli - non sono una novità e, come sottolineato anche nel rapporto, il numero di giorni di superamento dei limiti è determinato spesso dalla posizione delle centraline e dal contesto in cui si colloca la città. Inoltre i dati disaggregati sul pm10 danno Brescia al 18° posto con metà degli esuberi rispetto a Torino”. Per Girelli, comunque, la situazione resta comunque preoccupante: tutta la Lombardia e la pianura padana in particolare necessitano di interventi urgenti. “Regione Lombardia – è l’accusa di Girelli -  è stata a dir poco timida, mentre serve un'azione più decisa rispetto a questi temi. Non bastano blocchi del traffico, attuati tra l’altro senza una regia, ma servono investimenti sul trasporto pubblico soprattutto nelle aree metropolitane. Tra gli strumenti che hanno a disposizione le amministrazioni comunali, suggeriti anche da Legambiente, c’è il Programma urbano di mobilità sostenibile” di cui Brescia è stata tra le prime città capoluogo a dotarsi. “Ora – conclude Girelli - però la Regione faccia la sua parte e metta in campo norme più restrittive per quanto riguarda le autorizzazioni ambientali per evitare che gli enti locali siano obbligati ad approvare impianti inquinanti perché le normative non danno alternative. Servono anche maggiori risorse per contrastare l'inquinamento veicolare, primo responsabile degli sforamenti dei limiti”.

Di segno opposto sul fronte delle indicazioni di responsabilità, le dichiarazioni di Fabio Rolfi. “Dopo quella di Ispra a dicembre – afferma l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia - è arrivata la bocciatura per Brescia da parte di Legambiente che certifica come la nostra città sia la maglia nera italiana in termini di inquinamento atmosferico. Questa è la dimostrazione di come sui temi ambientali sia inopportuno, pericoloso e controproducente costruire campagne elettorali e semplificazioni”. Per Fabio Rolfi, “l’ambiente, la sostenibilità, il futuro e la salute sono temi connessi e complessi che richiedono serietà, progettualità di lungo periodo e collaborazione istituzionale per cercare di incidere in maniera concreta e invertire il trend. Gli slogan elettorali e i sorrisi sui cartelloni si trasformano in boomerang”.

Sul fronte della Loggia, chiamata in causa dal report di Legambiente, è l’assessore Miriam Cominelli, in un’intervista riportata da un quotidiano locale, a prendere la parola. Per la titolare della delega all’ambiente i dati del rapporto mettono in luce la necessità di scelte e di politiche concertate tra Comune e istituzioni superiori. “Quello denunciato da Legambiente – afferma – è un inquinamento secondario, diverso da quello causato dalle Pm10 su cui il Comune può intervenire con proprie politiche energetiche e di traffico. Quello causato dall’ozono (e che vede Brescia maglia nera, ndr) sfugge al potere di intervento dell’ente locale. Per abbattere questi livelli servono strategie più ampie rispetto a quelle che un Comune, da solo, può mettere in campo”. Riduzione della velocità di transito in autostrada e sulle tangenziali nei tratti che attraversano il territorio del Comune di Brescia potrebbero essere misure opportune ma che, come ha ricordato l’assessore Cominelli, chiedono quella concertazione con altre istituzioni su cui, ad oggi, non si registrano particolari sensibilità.

REDAZIONE 23 gen 2019 08:21