Minacce social alla sindaca Castelletti
"Ho deciso di convocare questa conferenza stampa - ha esordito la sindaca Castelletti - perché ci sono cose davanti alle quali non si può tacere. Nei miei confronti sono state scritte parole che evocano una violenza terribile, che parlano di coltellate, accompagnate da insulti, disprezzo e odio. Ho presentato denuncia e seguiranno tutte le azioni legali necessarie. Sarà la magistratura a valutare i fatti e le responsabilità. Ma oggi sono qui perché c'è qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria e riguarda tutti noi. Io non ho paura. Non mi faccio intimidire. E non permetterò che qualcuno pensi di poter condizionare il mio lavoro, le mie scelte o la mia libertà attraverso una minaccia".
E ancora: "Non sono qui soltanto per me, sono qui per tutte le persone che ricevono questo tipo di attacchi. Non dobbiamo più subire in silenzio questa violenza, né rassegnarci all'idea che faccia parte della nostra vita quotidiana. È inaccettabile augurare a qualcuno di essere accoltellato. È inaccettabile trasformare una persona in un bersaglio, esporla all'odio e al disprezzo. È inaccettabile che una donna debba mettere in conto di essere minacciata soltanto perché ricopre un ruolo pubblico. Le parole hanno un peso, possono ferire, isolare e spaventare. E quando evocano la violenza fisica non possiamo aspettare che accada qualcosa di peggio per prenderle sul serio".
"So bene - continua - che chi amministra una città è esposto alle critiche ed è giusto che sia così. Si possono contestare le mie decisioni, si può pensare che io sia una pessima sindaca e dirlo pubblicamente. Questa è la libertà di espressione, è parte della democrazia. E io la difenderò sempre, anche quando viene esercitata contro di me. Ma la libertà di parola non può diventare una giustificazione per la violenza. C'è una differenza enorme, le minacce non sono una forma di dissenso. Brescia non deve diventare una città nella quale le persone hanno paura di parlare, di esporsi, di partecipare alla vita pubblica. Non voglio che una ragazza pensi che per evitare gli insulti sia meglio stare in silenzio, passare inosservata. Non voglio che un cittadino rinunci a impegnarsi nel proprio quartiere perché teme di finire alla gogna. Questa città ha una storia fatta di persone che si sono assunte responsabilità, che hanno difeso la libertà e la dignità anche nei momenti più difficili. Questa storia ci chiede di non essere indifferenti. Credo che il primo dovere di chi rappresenta un'istituzione sia proprio non voltarsi dall'altra parte".
Quindi l'affondo: "Sarebbe facile, per me, denunciare e andare avanti, potrei dire che sono abituata agli attacchi, che ho le spalle larghe, che non vale la pena parlarne. Ma non voglio abituarmi all'odio, alla crudeltà, a vedere persone insultate e minacciate mentre intorno si ride, si condivide, si commenta, come se fosse uno spettacolo. E non voglio che ci si abitui nemmeno chi mi ascolta oggi. Non sto chiedendo solidarietà politica o di difendere Laura Castelletti. Chiedo di difendere il diritto di vivere senza essere minacciati, di esprimere le proprie idee senza essere umiliati, di essere trattati come esseri umani. Questa è una battaglia che non ha colore politico. E chiunque abbia a cuore la nostra città dovrebbe sentirla propria. Io continuerò a fare la sindaca come sempre. Continuerò a incontrare le persone, ad ascoltarle, a discutere, anche animatamente, con chi non condivide le mie scelte.Oggi, però, voglio assumermi una responsabilità in più: usare il mio ruolo per parlare anche a nome di chi non può farlo. Non tutti hanno la possibilità di rispondere pubblicamente a chi li ferisce. Io questa possibilità ce l'ho. E oggi la uso anche per loro. A chi pensa che minacciare sia un modo per far tacere qualcuno, voglio dire una cosa molto semplice: con me non funzionerà. E a chi ogni giorno subisce insulti, intimidazioni e violenze, voglio dire che non deve rassegnarsi a considerarli il prezzo da pagare per essere se stesso. Io oggi sono qui per dire basta. E vorrei che questo basta non fosse soltanto il mio, ma diventasse di una città intera".
(Foto Comune di Brescia)