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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 17 apr 14:26

Nel cuore e al cuore della realtà

Nell’anno in cui l’Università Cattolica festeggia i 100 anni della sua fondazione, Brescia lancia il nuovo campus. L'intervista a Mario Taccolini, già prorettore e oggi coordinatore delle strategie di sviluppo della sede bresciana dell’Ateneo

Del contributo dell’Università Cattolica all’Italia per la sua vita e la sua crescita ha parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo all’apertura dell’anno accademico dell’Ateneo fondato da padre Agostino Gemelli, facendo eco a quanto affermato poco prima dal Rettore Franco Anelli. “Le università − è stato un passaggio del discorso per l’avvio dell’anno in cui si ricorda il centenario della nascita dell’Ateneo − esistono per questo, per dare un futuro ai giovani attraverso la conoscenza e così assicurare la continuità di una civiltà. E sono nate dalle crisi, per questo non dobbiamo temere della loro capacità di superarle”. Un panorama, quello evidenziato dal Rettore, in cui si riconosce Brescia, come conferma in questa intervista il prof. Mario Taccolini, già prorettore e oggi coordinatore delle strategie di sviluppo della sede bresciana dell’Ateneo che porta in dono nell’anno del centenario il nuovo campus di via Garzetta.

Prof. Taccolini, l’Università Cattolica festeggia il suo centenario e Brescia si appresta a inaugurare il nuovo campus. Una coincidenza che ha un alto valore simbolico, anche perché avviene in un tempo di crisi che per l’Università ha sempre rappresentato uno stimolo a gettare il cuore oltre l’ostacolo per il bene dei suoi studenti...

Oggi, come in quel 1965 che vide la nascita della sede bresciana dell’Università come risposta coerente a una domanda di educazione intellettuale, morale e professionale, l’apertura ormai prossima del nuovo campus , indica il coraggio, quanto mai necessario in tempo sospeso come è quello della pandemia, di investire sul futuro, di credere nella formazione delle giovani generazioni. Quello della nuova sede di via Garzetta non è, infatti, solo un investimento sulle strutture, ma anche e soprattutto sul domani di tanti giovani che con la formazione ricevuta potranno dare un contributo alla ripartenza di un Paese, di una società oggi particolarmente provati.

Cosa c’è nella storia che tra poco inizierà in via Garzetta del sogno coltivato nei primi anni Sessanta del secolo scorso da personaggi del calibro di mons. Zammarchi, Vittorio Chizzolini e da tanti altri esponenti di quel cattolicesimo sociale che credeva che pedagogia, cultura, editoria, formazione ed educazione fossero il migliore patrimonio da dare alle giovani generazioni?

Anche in una struttura tecnologicamente avanzata com’è quella di via Garzetta continuerà a essere faro, punto di riferimento per la comunità che vi sarà accolta quell’attitudine, che è vocazione del tutto particolare, quasi un carisma, per l’educazione e la formazione integrale in una prospettiva sempre più internazionale. Un’attitudine che non è state tramandata stancamente ma che, com’era nelle intuizioni di padre Agostino Gemelli, è stata capace di essere nel cuore di tempi ed esigenze sempre nuovi.

Quando diventerà operativa la nuova sede?

Sicuramente con il prossimo anno accademico la nuova sede sarà pienamente operativa. In questi mesi, senza per altro intralciare la didattica, procederemo con il trasferimento dei corsi dalle sedi attuali, a partire da quella ospitata in via Aleardi, al nuovo campus. In via Garzetta, a pieno regime, andranno le facoltà di Scienze della formazione, la facoltà di Psicologia e quella di Scienze matematiche, fisiche e naturali, un corso di Scienze politiche e sociali. Nella sede storica di via Trieste resterà, invece, la facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, quella di Lettere e filosofia, anche in ragione del patrimonio librario che vi è conservato, frutto di una serie di donazioni archivistiche, documentarie e librarie, di cui, sin dalla nascita, è stata fatta oggetto la sede bresciana, a partire dalla biblioteca Viganò che oggi è una delle più importanti a livello europeo in campo scientifico. Con questo mi piace ricordare anche i fondi di sette ministri dell’istruzione e poi ancora l’archivio dell’editrice La Scuola e della Sei, da questa acquisita, e quello della Morcelliana

Cosa vi ha insegnato il tempo della pandemia?

Quello che abbiamo toccato con mano dall’inizio della pandemia, ancor prima di quella dei docenti, è stata la sofferenza degli studenti. Abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere migliaia di email di nostri studenti che danno conto della fatica vissuta in questo anno, privato della relazione, dimensione naturale dell’università. Navigando un po’ a vista e facendo anche i conti con alcuni limiti e la mutevolezza dei tempi, abbiamo cercato, anche grazie a importanti investimenti sul fronte tecnologico, di non abdicare mai al dovere della formazione. Ci sono state anche altre lezioni che diventeranno un bagaglio esperienziale importante anche per la nuova pagina della storia dell’ateneo che apriremo nel campus di Mompiano. Abbiamo imparato che la didattica e le forme tradizionali dell’insegnamento devono essere riviste. Si tratta di una questione fortemente dibattuta al nostro interno perché chiama in causa la vocazione originaria del nostro ateneo.

Quali delle intuizioni di padre Gemelli l’Università Cattolica porta con sé nel suo secondo secolo di vita?

Credo che l’intuizione di padre Gemelli, riassunta in quello che molti hanno scambiato per un semplice slogan “Nel cuore e al cuore della realtà”, sia ancora oggi estremamente attuale. La formazione integrale delle giovani generazioni continuerà a essere un punto di riferimento. Tra i tanti sogni che la Cattolica nutre per il secolo che le si apre davanti c’è quello di una riflessione sui suoi saperi perché come ricordava padre Gemelli siano nel cuore e al cuore della realtà. Non si tratterà di mettere in campo semplici operazioni di maquillage, ma di interrogarsi seriamente su cosa significhi formare ed educare oggi.

MASSIMO VENTURELLI 17 apr 14:26