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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 12 set 2018 07:02

Prima campanella per 200mila studenti

Prende il via oggi il nuovo anno scolastico. In tutta la provincia studenti grandi e piccoli tornano in classe. Ma come sta la scuola bresciana? Intervista al direttore dell'Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Alfredo Bonelli

Con il suono della prima campanella ha preso ufficialmente il via questa mattina nel Bresciano il nuovo anno scolastico. Sono poco più di 200mila gli studenti (dai piccolissimi della scuola dell’infanzia ai “grandi” delle superiori) che, zaino in spalla, hanno diligentemente preso posto tra i banchi delle scuole di città e provincia. A vigilare idealmente sul normale svolgimento di questa nuova partenza è Giuseppe Alfredo Bonelli,49 anni, milanese, dall’aprile scorso alla guida dell’Ufficio scolastico provinciale. Nei giorni scorsi, alle prese con nomine e altre incombenze legate alla ripresa  delle lezioni ha definito la scuola bresciana come “la più capillare delle imprese” presenti in provincia con 600 “filiali” sul territorio, oltre 16mila dipendenti e qualcosa come 200mila utenti.

Dott. Bonelli, come sta la scuola bresciana?

È in ottima salute; quella bresciana è una scuola di eccellenza e all’avanguardia. A oggi non ho particolari situazioni critiche a cui fare fronte. Da questo punto di vista ci sono due aspetti che sono di grande aiuto: l’integrazione e la collaborazione istituzionale tra la scuola e altri enti e la ricchezza del territorio. Questi fanno sì che la scuola bresciana sia bene integrata in un tessuto sociale che ha ancora attenzione verso la cosa pubblica, un grande senso di responsabililtà e tanto civismo. Non è che tutto questo non si verifichi anche il altre parti del Paese, ma a Brescia, già nel corso dei miei primi mesi di servizio, mi pare di capire che questo aspetto sia particolarmente accentuato

Che anno scolastico sarà quello che prende il via?

Mi auguro che per la scuola bresciana possa essere un anno tranquillo. Con 600 sedi sul territorio provinciale, più di 16mila dipendenti e 200mila studenti può essere considerata come la più capillare delle imprese bresciane. Eppure ogni mattina inizia la sua attività con la consapevolezza che con numeri tanto importanti l’imprevisto può essere dietro l’angolo. Non per questo, però, viene meno la certezza della qualità del servizio offerto. Il mancato arrivo di qualche docente o qualche aula non ancora perfettamente sistemata non possono certo mettere in discussione la capacità di funzionamento del sistema scolastico provinciale nel suo insieme.

Famiglie, studenti e docenti possono dunque dormire sonni tranquilli?

Sì, direi proprio di sì. Da quando la Buona scuola, dopo la prima fase di rodaggio e di sperimentazione che qualche difficoltà l’ha prodotta, è entrata a regime, anche con il sistema dell’organico potenziato ha permesso di fare fronte ad alcune criticità del passato. Gli anni scolastici possono così prendere il via in tutte le scuole senza grandi disagi. Questa situazione consente di affrontare con la dovuta serenità le novità che anche quest’anno non mancano, a partire dalla riforma dell’esame di stato al termine del percorso nelle scuole secondarie di secondo grado che comporterà una rilettura dell’organizzazione didattica nelle scuole superiori. In definitiva mi pare di poter dire che la scuola a Brescia, come nel resto del Paese, è come il sole di Orazio: sorge sempre uguale e sempre diverso.

Cioè?

Ogni anno la nostra scuola ha a che fare con studenti nuovi, e anche quelli che già conosceva rientrano dalle vacanze estive cambiati. Ogni anno la scuola è poi chiamata a rispondere ad emergenze sociali nuove; ogni anno deve confrontarsi con sottilineature e sollecitazioni diverse; ogni anno deve misurarsi con questioni che impattano dall’esterno, come sta avvenendo di questi ultimi tempi con la vicenda dei vaccini. Insomma, c’è sempre qualche elemento che contribuisce a fare di un nuovo anno scolastico qualcosa di diverso rispetto a quelli che l’hanno preceduto.

Prima di arrivare a dirigere l’Ust lei ha avuto esperienze importanti nelle scuole: uno strumento in più per comprendere meglio le esigenze delle singole realtà scolastiche del Bresciano?

Con l’avvento dell’autonomia scolastica esponenti del mondo della scuola hanno potuto accedere alla carriera amministrativa. Credo che questo sia stato un bene. Chi arriva dal mondo dell’insegnamento conosce dal di dentro la materia di cui è chiamato a occuparsi. Anche se non ha il polso diretto di quello che accade in ogni singola scuola del territorio conosce quello che per un istituto scolastico è essenziale e quello che può essere differito senza particolari disagi. Ancora, conosce quale impatto possono avere sugli istituti prassi amministrative richieste dal Ministero, così come conosce bene la fatica che si sperimenta nella scuola nel recepire quei contenuti che con altrettanta difficoltà vengono prodotti a livello centrale. Chi arriva dal mondo della scuola può impegnarsi per trovare una soluzione alle distanze che spesso si creano tra il centro e la periferia.

Come dirigente dell’Ust ha anche una serie di competenze sulle scuole paritarie che ancora lamentano la mancanza di una parità effettiva. Quali passi sono ancora da compiere perché questo cammino trovi conclusione?

Devo dire che su questo terreno sono stati compiuti già tanti passi in avanti. Altri, però, devono ancora essere fatti. A livello concettuale, infatti, il sistema scolastico italiano è già duale, con tanto di leggi che lo confermano. Ci sono, però, due aspetti che vanno rivisti perché la parità possa finalmente dirsi tale. Il primo è quello della mentalità dell’amministrazione scolastica ancora molto “statalecentrica”... È un aspetto ancora molto condizionato dal modo di affrontare la questione più da un punto di vista numerico che qualitativo. Il sistema delle scuole paritarie nel suo insieme rappresenta solo il 10 % di quello scolastico nazionale. L’amministrazione scolastica deve però iniziare a considerare l’apporto qualitativo che arriva dal settore paritario. Il secondo aspetto su cui intervenire è quello economico, caratterizzato da una evidente sproporzione tra i due sistemi. Per questo è necessario svincolare la capacità di interlocuzione politica dalla dimensione numerica per legarla maggiormente a quella della qualità del servizio svolto. Dopo gli interventi su questi due aspetti il cammino verso l’effettiva parità diventerà più veloce.

Perché la scuola “conquista” l’onore della cronaca solo per aspetti problematici e polemiche e non per le tante eccellenze che le sono proprie?

È la stessa domanda che anch’io posi nel corso di una tavola rotonda a Ferruccio De Bortoli, all’epoca direttore del “Corriere della Sera”. La sua risposta mi colpì in modo particolare. “Raccontiamo – disse – ciò che preoccupa la gente”. In effetti è vero. Quell’eccesso di notizie negative che i media propongono raccontando il mondo della scuola è direttamente proporzionale all’ansia che la società nutre nei confronti dl nostro mondo. Con contesti familiari che conoscono criticità sempre più evidenti e famiglie che guardano alla scuola perché questa possa riuscire in termini educativi a fare quello che loro non sono più in grado di fare con i figli, queste preoccupazioni vengono riversate sul nostro mondo e ogni piccola distorsione diventa una crisi. Davanti a questa situazione la scuola non deve rifugiarsi in un sorta di autodifesa, ma deve reagire con la consapevolezza che queste provocazioni sono occasioni di dibattito e di crescita.

MASSIMO VENTURELLI 12 set 2018 07:02