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Roma
19 gen 2026 07:53

Si allarga il divario tra super ricchi e poveri

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Presentato il rapporto 2025 di Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. La situazione italiana

Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000, con una ricchezza netta di 18.300 miliardi di dollari, mai registrata nella storia. Ma nel contempo ci sono miliardi di persone che devono fare i conti con la povertà, la fame e il rischio di morire per malattie del tutto prevenibili. È quanto emerge dal rapporto di Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, “Nel baratro della disuguaglianza, come uscirne e prendersi cura della democrazia”, diffusa in occasione del World Economic Forum che prende il via oggi a Davos.

Se da un lato le fortune dei miliardari globali sono cresciute nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari - una cifra quasi equivalente alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera dell'umanità, ossia 4,1 miliardi di persone -, dall'altro il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è di nuovo in aumento in Africa. E la ricchezza aggregata di miliardari e metà più povera del mondo - spiega il rapporto Oxfam - sarebbe sufficiente a sradicare la povertà estrema 26 volte.

Ma ricchezza significa anche potere. Il rapporto Oxfam, infatti, illustra come "i super ricchi non solo abbiano accumulato più fortune di quante potrebbero mai spendere, ma abbiano anche trasformato questa ricchezza in potere politico, esercitato per plasmare le società e condizionare le regole economiche globali, a scapito dei diritti e delle libertà individuali e collettive in tutto il mondo".

La disuguaglianza economica – ricorda ancora il rapporto - gioca un ruolo chiave nell'erosione dei diritti, della libertà politica e di espressione, creando un terreno fertile per l'autoritarismo. La percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie è, infatti, aumentata di quasi il 50%. Tra il 2004 e il 2024, solo 3 persone su 10 vivono oggi in democrazie, mentre nel 2004 erano 1 su 2", spiega Oxfam. Secondo l’organizzazione, "ben 7 tra le 10 più grandi media corporation globali hanno proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare una sproporzionata influenza sul discorso pubblico".

Un altro dato preoccupante sottolineato nel documento di Oxfam è quello relativo alle conseguenze che tagli degli aiuti internazionali operati l'anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, arrivando a provocare oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030. "Siamo di fronte alla legge del più ricco che sta portando al fallimento della democrazia: l'estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca - afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia - Molti governi, invece di contrastare le disuguaglianze, agiscono in difesa di una élite oligarchica, comprimendo i diritti e silenziando il dissenso della maggioranza della popolazione, che si trova ad affrontare condizioni di vita sempre più insostenibili".

Anche in Italia crescono in modo esponenziale le disuguaglianze inerenti la distribuzione della ricchezza.

Secondo il rapporto Oxfam 2025, in Italia a metà del 2024 il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre otto volte la ricchezza detenuta dalla metà più povera. Un divario che è cresciuto rispetto di 6,3 volte rispetto al 2010, evidenziando una concentrazione della ricchezza sempre più marcata. In parole povere, ça va sans dire, 71 persone detengono un patrimonio complessivo di 272 miliardi di euro. Nell’ultimo anno, la ricchezza dei miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro, raggiungendo un totale di 272,5 miliardi, di cui il 63% è attribuibile a eredità.

Tra il 2010 e il 2024, la quota di ricchezza del top 10% è passata dal 52,5% al 59,7%, mentre quella del bottom 50% si è ridotta dall’8,3% al 7,4%. La concentrazione si accentua ulteriormente se si considera il 5% più ricco, che detiene il 47,7% della ricchezza nazionale, quasi il 20% in più rispetto al 90% più povero.

Di contro, cresce la povertà assoluta. Nel 2023 ha riguardato 2,2 milioni di famiglie, pari a 5,7 milioni di persone, incapaci di sostenere i costi di beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. L’incidenza della povertà familiare è aumentata dall’8,3% all’8,4%, mentre quella individuale è rimasta stabile al 9,7%.

Nonostante il miglioramento del mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 62,4% e un calo della disoccupazione al 5,7%, l’elevata inflazione ha penalizzato le famiglie meno abbienti. Ad aggravare la situazione ha contribuito anche la transizione dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione, che si è accompagnata a una riduzione dei beneficiari pari al 37,6%.

Tornando al mercato del lavoro italiano, questo presenta squilibri territoriali e segmentazioni. Giovani e donne continuano a essere sottorappresentati, contraddistinti da condizioni lavorative precarie e salari bassi nella maggior parte dei casi. Il salario medio reale è rimasto invariato negli ultimi 30 anni, e l’inflazione cumulata tra il 2019 e il 2023 ha causato una riduzione del salario reale di oltre 10 punti percentuali. La mancanza di una politica del salario minimo, i contratti a termine e le ridotte tutele sarebbero alcuni dei fattori che stanno accentuando le disuguaglianze.

La legge sull’autonomia differenziata del 2024 ha sollevato timori di accentuare le disuguaglianze territoriali. Il trasferimento di competenze alle Regioni senza adeguate garanzie rischia di compromettere l’uguaglianza nell’accesso ai servizi pubblici, già fortemente differenziati in base al territorio.

Per come è strutturato, il sistema fiscale italiano favorisce i contribuenti più ricchi, che versano proporzionalmente meno rispetto ai cittadini a reddito più basso. Le riforme fiscali del 2024, inclusa la revisione dell’IRPEF e l’ampliamento del regime forfettario, hanno aggravato l’iniquità fiscale, tradendo il principio di democrazia fiscale.

I contribuenti più abbienti continuano a beneficiare di privilegi significativi: tra il 1995 e il 2016, lo 0,1% dei cittadini italiani più ricchi ha aumentato la propria quota di ricchezza dal 5,5% al 9,4%.

19 gen 2026 07:53