Studenti bresciani in classe per la maturità
Per 9.500 giovani è il tempo della prova che chiude un importante percorso scolastico. Tante le novità introdotte quest'anno. Le riflessioni di Vittorina Ferrari, dirigente dell'Iis "Einaudi" di Chiari
Sono circa 9.500 gli studenti bresciani alle prese con l’esame di maturità che inizia oggi con la prova scritta di italiano. Il nuovo esame, che volontà del ministro dell’istruzione Valditara torna ad assumere la denominazione abbandonata da anni a vantaggio della dicitura “di stato”, è stato rinnovato nella sua modalità con l’intento di verificare non solo conoscenze, abilità e competenze specifiche di ogni indirizzo di studio, ma anche il grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità degli studenti. Il nuovo esame, come specifica la direttiva ministeriale del marzo scorso con cui sono state introdotte le novità, dovrà tenere conto dell’impegno dimostrato nell'ambito scolastico, della partecipazione alle attività di formazione scuola-lavoro, dello sviluppo delle competenze digitali, di quelle maturate nell'ambito dell'educazione civica e in altre attività coerenti con il percorso di studio, in una prospettiva di sviluppo integrale della persona.
Se restano confermate le due prove scritte (quella di italiano di oggi identica per ogni scuola e quella di indirizzo prevista domani) la vera novità dell’esame di maturità è rappresenta dal colloquio che verterà su quattro materie, due scelte dal Ministero e due da singoli consigli di classe. Il colloquio mira a verificare l’apprendimento in ciascuna disciplina, la capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite e di argomentare in modo critico e personale, nonché il grado di responsabilità e maturità raggiunto. Tiene conto dell'impegno dimostrato in ambito scolastico e in altre attività coerenti con il percorso di studio, nonché dell'impegno evidenziato in azioni particolarmente meritevoli, in una prospettiva di sviluppo integrale della persona.
A queste e ad altre novità l’edizione de “La Voce del Popolo” di oggi dedica un approfondimento, dando spazio alle considerazioni di uno studente, di una docente e di una dirigente sulla reale portata del nuovo esame di maturità.
La professoressa Vittorina Ferrari è la dirigente dell’Istituto di istruzione superiore “Luigi Einaudi” di Chiari, uno dei punti di riferimento per l’istruzione secondaria di secondo grado dell’Ovest bresciano. Anche per lei, come per i 310 maturandi dell’Istituto, queste sono ore di attesa.
Per una dirigente l’esame di maturità è solo un passaggio formale o ha altri significati?
No, l’esame con cui si chiude un percorso di studi che è stato lungo e impegnativo non è mai qualcosa di formale. Da dirigente, e immagino sia lo stesso anche per gli studenti, lo considero una sorta di epifania. Per gli studenti, con le competenze acquisite e le esperienze vissute, è una prima occasione per misurarsi con responsabilità alla vita. Per una dirigente è occasione, invece, per verificare quanto la scuola sia stata in grado di accompagnarli in un percorso di crescita complessivo.
È realmente un compito che la scuola svolge con efficacia?
Sì, sono convinta. Se non lo fossi, vorrebbe dire che la scuola non ha più né visione né missione. A livello territoriale la scuola continua a rappresentare un grande caposaldo formativo non solo in termini di apprendimento e di trasmissioni di competenze, ma anche e soprattutto di educazione. E a questo vi si dedica con una serie di iniziative e di proposte che vanno oltre il tempo curricolare.
Quest’anno l’esame è tornato a essere di “maturità”. Al di là della terminologia, quali sono le novità essenziali introdotte?
Nella sostanza non cambia molto rispetto agli anni precedenti ed è stato lo stesso Ministero, con un’ordinanza del marzo scorso, a certificarlo. Ha confermato le due prove scritte e il colloquio orale. Quest’ultima prova è quella che porta in sé la novità vera e propria, perché chiede una sorta di protagonismo nuovo ai candidati, chiamati ad avviare il colloquio con una introduzione sul loro percorso scolastico, di ciò che l’ha caratterizzato e di quello che l’ha qualificato.
Gli studenti sono stati preparati nel corso dell’anno a questa novità?
Nel corso degli ultimi mesi, gli studenti sono stati seguiti proprio nella preparazione di questa nuova dimensione della prova finale del loro percorso scolastico. Le diverse simulazioni effettuate sono poi confluite in un documento a disposizione delle commissioni nominate dal Ministero (e gestite per la loro composizione dagli Uffici scolastici territoriali, ndr), perché possano prendere atto di tutta l’attività di programmazione svolta, delle modalità di effettuazione delle simulazioni e degli esiti delle stesse.
Il nuovo esame di maturità deve, secondo l’ordinanza ministeriale, valutare anche “il grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità degli studenti”. Questa attenzione rischia di “depotenziare” la dimensione valutativa che, nel passaggio all’università, continua a essere una discriminante importante?
Al di là delle importanti e condivisibili novità introdotte dal Ministero, non bisogna dimenticare che tra le tante dimensioni della scuola c’è anche quella valutativa. Le risposte che gli studenti hanno dato nel corso dei cinque anni di studio e dell’esame che stanno affrontando comportano l’attribuzione di valutazioni che, nel nostro sistema scolastico, sono ancora numeriche. Non siamo ancora entrati, e per quella che è la mia percezione il raggiungerla chiederà un percorso ancora lungo e impegnativo, nell’ottica di una dimensione valutativa che sia completamente formativa, che tenga conto delle competenze.
Quale augurio dà agli studenti alle prese con l’esame di maturità?
Negli ultimi giorni mi sono trovata spesso a confrontarmi con questo pensiero. L’augurio che mi sento di rivolgere a tutti loro è di prendere questa prova con serietà, mettendoci il massimo dell’impegno e tanto entusiasmo. Più volte ho ricordato ai miei studenti che l’esame che chiude un percorso quinquennale è per loro anche un momento da non banalizzare o sottovalutare, in cui sono chiamati a restituire, anche in termini di soddisfazione, quello che la scuola ha dato loro. Accanto all’impegno e alla correttezza, auspico loro che sappiamo vivere l’esame anche con l’orgoglio.
Gli studenti hanno la capacità di vedere nell’esame di maturità un momento di restituzione di ciò che la scuola ha dato loro?
Sono convinta che tutti i maturandi sappiano di avere un debito di riconoscenza verso la scuola che li ha accolti e accompagnati in un percorso di più anni. Molti ne sono consapevoli, altri lo diventeranno col tempo, quando si renderanno conto di essere soli dinanzi alle prove che la vita metterà sulla loro strada e di quanto la scuola, invece, sia stata una presenza importante. Da questo punto di vista, allora, l’esame di maturità acquista ancora maggiore importanza: per la prima volta il candidato è da solo davanti alla prova ed è chiamato a dimostrare alla commissione che ha davanti come la scuola lo abbia preparato a questo momento. Da questo punto di vista, l’esame finale diventa una prima importante prova di vita che non va sprecata.