Torna la Biblioteca Vivente di MSF
L'appuntamento è per domenica 19 aprile dalle 15 a Palazzo Averoldi
Domenica 19 aprile alle 15 torna a Brescia, accolta a Palazzo Averoldi, “La Biblioteca Vivente – I libri che prendono vita”, organizzata anche quest’anno dal gruppo di volontari di Medici Senza Frontiere di Brescia. Si tratta di un evento in cui i libri diventano persone che raccontano le loro storie di vita, le sfide, le esperienze, le scelte che hanno segnato il corso delle loro esistenze.
I racconti narrati in questa quinta edizione saranno quelli di Mariangela Ferrari, volontaria dell’associazione Vol.Ca (Volontariato Carcere), Mariam Ghassan, portavoce per Brescia dei Giovani Palestinesi d’Italia, Noga Kadman, ricercatrice nell’ambito dei diritti umani e attivista per la rete Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la Pace, Fausta Orsi, ginecologa e operatrice di MSF.
Mariangela Ferrari (nella foto), dell’associazione Vol.Ca, accompagnerà i presenti in un viaggio nel mondo penitenziario. “Soprattutto, il carcere non suscita attenzione nell’immaginario collettivo. Più diffusamente suscita disprezzo, al massimo compassione” precisa Mariangela Ferrari. “Ma è anch’esso parte della società, composto da persone che hanno sbagliato ma che non possono essere pietrificate nei loro errori e che, come prevede la nostra Costituzione, non possono essere private della dignità”. Mariangela Ferrari, in pensione dopo aver lavorato alla Casa Editrice La Scuola, ci racconta come ha maturato la scelta di occuparsi di persone detenute, quali storie di vita, sofferenza, speranza ha incontrato all’interno di una realtà così difficile e complessa. Per il suo libro ha scelto il titolo: E così sono finita in carcere.
Dal mondo oscuro e sconosciuto delle carceri, si passerà, con Mariam Ghassan, studentessa del corso di laurea in Sistemi Agricoli Sostenibili e portavoce dei Giovani Palestinesi d’Italia, a un argomento di drammatica attualità. Il suo libro vivente si intitola L’esilio imposto – Generazione post Nakba. Mariam si sofferma sulla storia della sua famiglia a partire dai suoi nonni, sia paterni che materni, costretti a lasciare la Palestina nel 1967 in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. “Ancora oggi io non posso entrare in Palestina”, racconta. “A quasi 50 anni dall’espulsione rimane una terra per noi inaccessibile. Nonostante il nostro impegno per cercare soluzioni per la nostra causa, ci troviamo a dover combattere per i diritti più elementari. Però resta e resterà sempre la nostra terra. È sempre con noi e non l’abbandoneremo mai”.
E sempre nell’ambito del dramma palestinese è anche il libro vivente di Noga Kadman, israeliana, che ha lavorato per anni in organizzazioni israeliane impegnate nella difesa dei diritti umani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, e contro il militarismo in Israele, già autrice del libro “Erased from Space and Consciousness: Israel and the Depopulated Palestinian Villages of 1948” (Cancellati dallo spazio e dalla memoria: Israele e i villaggi palestinesi spopolati nel 1948). Secondo Noga, “Gli ebrei israeliani raramente conoscono persone, famiglie, la storia dei palestinesi. Le ingiustizie e le sofferenze quotidiane inflitte ai palestinesi da parte di Israele sono raramente riportate dai principali media e non vengono insegnate nelle scuole. Ma solo uno sguardo lucido su questo, l’assunzione di responsabilità e un’azione condivisa con i palestinesi per la giustizia e l’uguaglianza possono aprire a una possibilità di vita sicura e dignitosa per tutti/e, fra il fiume e il mare”. Noga due anni fa ha lasciato Israele “per non vivere e crescere i miei figli in un paese che infligge tanta sofferenza agli altri”. A Milano è attivista per la rete Mai indifferenti – Voci ebraiche per la pace. Il suo libro vivente ha un titolo forte ed è un atto di accusa tanto sofferto quanto potente: Il paese a cui appartengo è quello di cui mi vergogno (citazione di Carlo Ginzburg).
A chiudere la giornata sarà il libro vivente di Fausta Orsi, ginecologa, operatrice umanitaria di Medici Senza Frontiere con missioni in Yemen, Afghanistan, Ciad. Nel corso della sua missione proprio in Yemen, Fausta ha tenuto un diario “per poter superare l’impatto emotivo, fortissimo di quella mia prima missione”, racconta. Quel diario è la traccia da cui nasce il suo libro vivente. Il titolo, Portatori del Fuoco si riferisce a chi, nella mitologia, trasmette la conoscenza e con essa la capacità di illuminare le menti e trasformare la realtà. “In questo mondo colmo di odio, ingiustizia, volgarità” considera Fausta, ”rimane un nucleo incorruttibile, un ‘Piccolo Resto’ di portatori del fuoco con la missione di riportare l’umanità all’armonia, alla mitezza, alla bellezza. Chiunque svolga il suo compito nel mondo con passione e incondizionata dedizione è portatore del fuoco. Poi ci sono i portatori di grazia. Ma questa è un’altra storia…”.
L’ingresso all’evento è gratuito