(1942) La requisizione delle campane
Nel corso della Seconda guerra, tra il 1941-42, con l’obiettivo di recuperare materiale a scopi bellici, si pensò di requisire le campane, che, una volta fuse, potevano diventare dei cannoni. La decisione venne ufficializzata col Regio Decreto n. 505 del 23 aprile 1942, ma già nei primi mesi dell’anno precedente i podestà diedero vita ad un censimento delle campane presenti nelle chiese dei rispettivi comuni. A questo riguardo è significativa una circolare riservata che il Vicario generale, mons. Angelo Bertelli, inviava ai Vicari Foranei della Diocesi, in cui chiedeva di comunicare ai parroci che, nel caso in cui essi “fossero richiesti dal podestà o da altro funzionario di informazioni per un censimento delle campane appartenenti alle chiese della loro parrocchia, essi diano le informazioni domandate: numero, peso e composizione del bronzo”. Ma aggiungeva: “Evitino però tutto quello che potrebbe significare una offerta spontanea, non potendo essi disporre di cose sacre e appartenenti alla Chiesa”. Tradotto: non possiamo rifiutarci di consegnarvi le campane, ma non siamo entusiasti di trasformarle in cannoni. [Curia Vescovile, Requisizione campane, b.1, 1942]