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Brescia
17 apr 2026 18:55

Castellucci: Dobbiamo essere il popolo della gioia

“Grazie per il cammino che avete compiuto fino a qui. Avete vissuto un cammino sinodale. La sinodalità, come diceva Papa Francesco, è 'quello che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio’. Allora sembrava una affermazione esagerata. Ora Papa Leone la sta riproponendo”. E’ iniziata, con la meditazione di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi, la seconda sessione (17-19 aprile) del Convegno Diocesano “Siamo la Chiesa del Signore”. Nella meditazione sulla sinodalità, mons. Castellucci, nella chiesa di Sant’Afra, si è soffermato sulla sinodalità come “metodo ecclesiale. Implica una capacità di ascolto, richiede un cammino compiuto insieme dietro a Cristo, di mescolanza con le persone e con i loro problemi”. Il Vescovo ha citato il numero 49 di Evangelii Gaudium: "Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti".

Anche i discepoli, con un senso di impotenza, hanno sempre rischiato di rinchiudersi. "È una sensazione che spesso ritroviamo e che rischia di scoraggiarci e di far tirare i remi in barca. Ci sentiamo impotenti di fronte alle richieste del mondo e alle esiguità delle nostre forze". Dobbiamo evitare "la strada del rifugio nostalgico e la strada del sogno di una situazione che non c’è più". I dati sociologici sono chiari. "C'è un calo di partecipazione alla vita ecclesiale, un calo di richiesta dei sacramenti, un calo di professione di fede…sono tutti dati da prendere sul serio. Ma se la Chiesa, oggi in Italia, non fosse in crisi, sarebbe la Chiesa di Gesù? La Chiesa che Gesù ha voluto raccogliere non si è chiusa tra quattro mura protette… E’ una Chiesa che si è mossa. La scuola di Gesù è itinerante. La sua cattedra aveva le ruote. Chiedeva, semplicemente, ai discepoli di seguirlo. Il Signore ha voluto una Chiesa che non fosse un ritaglio selezionato di persone perfette, ma un ritaglio di umanità. Ha cercato persone che avessero soltanto l’umiltà di camminare con lui. Non chiese requisiti particolari. La Chiesa nasce in cammino. Camminare nella sinodalità significa camminare dietro a Gesù: è lui il nostro orizzonte. Ogni volta che camminiamo, noi guardiamo a Lui. Noi non siamo, però, capaci, come ha fatto, Lui, di mettere insieme misericordia e verità".

La sinodalità è un cammino di popolo. "Camminare insieme significa cercare di non lasciare indietro nessuno. Camminare insieme significa sentirsi parte di un popolo. Quando cadiamo nella logica dei partiti, siamo fuori dalla logica ecclesiale. La Chiesa è un'armonia di voci con una diversità di carismi. La sinodalità non è far parte di un parlamento ecclesiastico, ma far parte del corpo di Cristo. Nella diversità dei doni dobbiamo tentare la via migliore, che è la carità, l'amore di Dio. Se noi siamo Chiesa fedele al nostro tempo, non siamo lamentosi e nostalgici. Dobbiamo essere il popolo della gioia. Nella Bibbia, il Libro della Lamentazioni ha solo cinque capitoli, i quattro Vangeli ne hanno 88...".

Gioia, speranza e comunione sono le parole consegnate dal vescovo Pierantonio a tutti i delegati, "sono parole evangeliche che oggi non vanno di moda ma sono il sale, il lievito e la luce che noi possiamo portare". A volte esageriamo nell'autocritica, ma abbiamo "una medicina, capace di guarire, che si chiama speranza nel Signore Risorto, fonte della gioia e principio di comunione. Nel vostro percorso avete dimostrato che non sono parole vuote ma vissute. Non cadiamo nello scoraggiamento: il Signore è con noi, lo Spirito Santo continua a soffiare". 

17 apr 2026 18:55