Forgeranno le spade in vomeri
Nel messaggio per il 1° settembre 2026, che coincide anche con l’inizio del Tempo del Creato, il Pontefice ha scelto il riferimento al profeta Isaia. La riflessione della Direttrice dell'Alta Scuola per l’Ambiente
La Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato è un’occasione per riflettere e pregare per il creato e le sue creature, anche in periodo storico attuale, in cui la situazione politica internazionale è preoccupante e incerta: oltre a forti instabilità geopolitiche ci sono conflitti armati attivi. Le guerre producono vittime, ferite, non solo fisiche, distruggono case, città, costringendo persone e famiglie ad abbandonare i propri luoghi e a vivere condizioni di paura, ingiustizia e divisione (Cost. past. Gaudium et spes, nn. 77-82). A questo si accompagna un forte impatto ambientale che avrà ripercussioni anche sulle generazioni future: l’inquinamento di aria e acqua oltre al degrado ambientale che, a sua volta, agisce sugli ecosistemi contaminando fonti e riducendo la disponibilità di cibo, contribuendo ad aumentare la povertà, forme di disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono, a loro volta, alimentare nuovi conflitti. Siamo invitati ad assumere uno sguardo integrale e integrante, favorendo il “multilateralismo per risolvere i veri problemi dell’umanità, cercando soprattutto il rispetto della dignità delle persone in modo che l’etica prevalga sugli interessi locali o contingenti” (Laudate Deum, n.39).
Messaggio. Nel messaggio per il 1° settembre 2026, che coincide anche con l’inizio del Tempo del Creato, il pontefice ha scelto il riferimento al profeta Isaia “Forgeranno le spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4), per sottolineare il legame tra conflitti armati e deterioramento dell’ambiente, auspicando una pace disarmata e disarmante, che privilegi lo sviluppo e la sostenibilità, abbandonando la violenza e la distruzione; è un appello rivolto a ogni persona a trasformare “ciò che è male in vita. Tuttavia, questa trasformazione non può essere realizzata soltanto attraverso un cambiamento esteriore. Essa richiede, in cooperazione con la grazia di Dio, una conversione più profonda, sia personale che collettiva: un ritorno al Signore, che riporterà ordine nei nostri desideri, guarirà le nostre ferite e ci aiuterà a crescere nella virtù” (Messaggio 1° settembre 2026). Per ascoltare “tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato si’, n. 49) occorre un autentico cambiamento che favorisca la testimonianza, il riconoscimento della bellezza e delle fragilità, insegni il valore spirituale e materiale dell’agire umano. “I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine” (Messaggio 1° settembre 2026). Occorre partire da una conversione personale, ritornare al cuore, “lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte” (Dilexit nos, n. 9). Una conversione individuale che si fa comunitaria nel vivere concretamente i valori dell’ecologia integrale, creando fiducia e stimolando un processo di coinvolgimento di intere comunità. È un richiamo alla speranza e alla pace. L’ecologia integrale esige una responsabilità integrale nella relazione, implicante il riconoscimento e l’accettazione delle diverse peculiarità personali, che si realizzano nell’incontro con l’altro. Una speranza che non è un vago ottimismo ma qualcosa di concreto perché legata alla realtà e alla progettazione del futuro; una pace che si costruisce giorno dopo giorno nelle relazioni personali e nei diversi contesti di vita attraverso l’ascolto, il dialogo, l’umiltà. È porre sempre al centro la dignità di ogni persona e le sue possibilità di crescita lungo tutto il corso della vita, mettersi al servizio di chi ha bisogno, collaborare con impegno per “guarire, riconciliare e costruire una civiltà dell’amore”. Leone XIV sollecita alla responsabilità, “la pace non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto, sempre possibile, della giustizia e della carità” (Magnifica Humanitas, n. 205). Con umiltà e fede, competenze e speranza, possiamo insieme contribuire al cambiamento, far sì che le “spade” siano realmente “forgiate in vomeri”, e “le lance in falci” per costruire e concorrere allo sviluppo laddove prima c’erano violenza e distruzione.
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