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Brescia
di CARLO BRESCIANI 12 feb 2026 09:45

Gesù compimento della legge

Ogni settimana, mons. Carlo Bresciani accompagna i nostri lettori ad approfondire il Vangelo della domenica. Leggi il commento della VI domenica del tempo ordinario (Mt 5,17-37)

Il vangelo di questa domenica è una raccolta di detti di Gesù collocati all’interno del grande discorso della montagna su cui furono proclamate le beatitudini. Gesù si presenta come il nuovo Mosè. Richiamando la legge antica (“vi fu detto”), aggiunge, non l’opposto, ma un di più che completa ciò che mancava per una pienezza di vita (“ma io vi dico”). Non basta non fare il male. Il passato, che Gesù ricorda, era contrassegnato da un “non”: “Vi è stato detto di non fare questo o quello”. Giusto, dice Gesù, ma non basta. La vita non è fatta dal non fare quello che non si deve fare. Non basta non uccidere, non rubare, non dire il falso, non basta limitarsi a una vendetta non esorbitante, ma proporzionata all’offesa. Non si vive soltanto non facendo ciò che è e resta male, ma facendo ciò che è bene. In quel “ma io vi dico…”, che Gesù ripete più volte, c’è una indicazione di cosa fare. In sintesi: Gesù dice cosa significhi vivere l’amore vero. Infatti, è l’amore la pienezza della legge, dirà con mirabile sintesi san Paolo (Rom 13, 10). L’amore, come lo intende Gesù, non è solo la pienezza della legge, è la pienezza della vita! È solo l’amore che dà vita. Potremmo chiederci: di quale amore sta parlando Gesù? Di quello che lui sta mostrando con le sue parole e con le sue azioni. È l’amore che segna la strada per essere “perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste”, che è l’esortazione con la quale si chiude il cap. 5 di Matteo (v. 48).

Una legge per la comunità. Non fare il male, o cercare di limitarlo, come per esempio con la legge del taglione, è solo un primo necessario gradino dell’amore. Ma non basta per uscire dalla chiusura su se stessi e dall’indifferenza verso il prossimo. Non basta neppure a costruire una comunità, la quale non può che basarsi su relazioni positive, anzi, frequentemente si tratta anche di relazioni da ricostruire, risanando le ferite che purtroppo la attraversano. Una comunità che vuole vivere le beatitudini, quindi vivere pacificata, non può che porsi come norma del proprio agire quanto Gesù indica in questo passo evangelico. Le beatitudini non sono solo una indicazione per la vita privata del cristiano, come da più parti si è tentato di dire, ma valgono anche come strada da seguire per la vita di comunità e valgono anche per tutta la società. Solo l’amore è il superamento radicale di ogni forma di violenza. Solo l’amore ricompone e mantiene l’unità.

L’autorità di Gesù. “Ma io vi dico…”: è una affermazione che presuppone il possesso di grande autorità da parte di chi la pronuncia. Gesù manifesta qui la coscienza di essere il Figlio di Dio. Chi altro potrebbe dire così? Quale essere umano potrebbe rivendicare, con fondamento, una tale autorità? Per l’Ebreo che ascoltava Gesù doveva suonare davvero molto forte la pretesa di essere superiore alla Legge, cioè a Mosè, e ai Profeti (v. 17). Superiore all’antico legislatore che aveva ricevuto la legge nientemeno che direttamente da Dio e superiore ai profeti che avevano parlato a nome di Dio. Gesù è superiore a loro, non perché abolisce quanto da loro detto, ma perché dà compimento, nella continuità, alla loro opera.

CARLO BRESCIANI 12 feb 2026 09:45