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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 22 giu 2026 09:00

Don Cottinelli: incontri, presenze ed esperienze

La costruzione paziente di un bel mosaico, un’immagine da ricomporre con cura individuando con il cuore, prima ancora che con gli occhi, l’incastro tra tante tessere che si chiamano famiglia, oratorio, Perù, suore di Carità, seminario e tanto altro ancora...Un quadro che, alla fine, si svela in tutta la sua bellezza. Non c’è sintesi migliore per riassumere il racconto del cammino di don Giacomo Cottinelli.

Don Giacomo Cottinelli è stato nominato vicario parrocchiale di Caino, Cortine, Muratello e Nave.

Don Andrea, come definiresti la storia che ti ha portato a ricevere dal Vescovo l’ordinazione sacerdotale?

Credo che la definizione più calzante di quello che è stato il cammino affrontato è di crescita graduale. Lo sono stati gli anni in Seminario, ma lo è stata anche la vita prima di via Razziche: la mia famiglia (papà, mamma e tre fratelli), la vicina comunità della Congregazione Suore di Carità Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, l’oratorio (dove ho incontrato don Claudio Laffranchini e dove ho avuto modo di vivere tantissime esperienze), sono state doni, presenze e incontri che mi hanno permesso di crescere gradualmente, senza imposizioni di forzature e in modo del tutto naturale, nella percezione del “bello” della quotidianità del rapporto con il Signore. A pochi giorni dall’ordinazione, vedo anche nell’esperienza vissuta in Perù con l’Operazione Mato Grosso una tappa importantissima per la mia crescita personale nella fede e per comprendere un po’ meglio nel concreto il significato di una vita donata. Tutta questa ricchezza mi ha permesso di affrontare con serenità l’esperienza del Seminario che, all’inizio, ho intrapreso senza avere ancora ben chiaro quello che mi aspettava. 

Crescita graduale che, dunque, è continuata anche in via delle Razziche (sede del Seminario, ndr)?

Certo! Questi sette anni sono stati un tempo prezioso di crescita continua, di una maturazione che solo lo scorso anno, con l’ordinazione diaconale, ha trovato compimento. Quel giorno ho avuto la piena consapevolezza che quella del sacerdozio era la vita a cui il Signore mi stava chiamando, invitandomi a servirlo negli altri e nel mondo e in previsione della quale aveva messo sulla mia strada le esperienze già ricordate e tante persone che per me sono state preziosissime.

Oltre a quello dell’ordinazione diaconale, ci sono stati altri momenti in cui hai capito che quello che avevi intrapreso, come quando si va in montagna, era il percorso giusto? 

Nel corso degli anni, ho vissuto momenti e situazioni che, più che confermarmi sulla strada che mi avrebbe portato al sacerdozio, mi indicavano passi in avanti compiuti nella fede e nel mio rapporto con Dio. Sono stati questi momenti a pormi davanti a un’altra domanda: potevo mettere questa crescita a servizio degli altri, potevo condividerla con loro concretizzandola nella scelta del sacerdozio? 

Facciamo un passo indietro. Come ha accolto la tua famiglia la scelta del Seminario? 

Bene! I miei genitori, anche in forza del loro cammino di fede, mi sono stati vicini, hanno compreso che questa era la risposta a quel desiderio di vita donata che stavo cercando. I miei fratelli hanno condiviso l’idea di un cammino, destinato a diventare sicuro passo dopo passo. Gli anni del Seminario, poi, sono stati anche per tutti loro occasione di crescita. Papà e mamma, come hanno fatto anche per le scelte di vita dei miei fratelli, mi hanno sostenuto, certo, ma mai in modo acritico. Con uno sguardo d’amore mi hanno aiutato anche ad affrontare quelle fatiche che questo cammino, come tanti altri, porta con sé. A pochi giorni dall’ordinazione avverto più forte che mai quanto sia stata importante la loro presenza: mi hanno aiutato, pur con scelte, strade e punti di vista diversi, a trovare in loro quel confronto, quel dialogo e quella schiettezza che mi ha permesso di interrogarmi e di verificare passo dopo passo, anche mettendomi in discussione, se la strada intrapresa fosse quella giusta. 

Quella del sacerdozio è una scelta e come tale porta con sé rinunce e doni. Cosa ti ha tolto e cosa ti ha dato? 

Mi piace impostare la questione in un modo un po’ diverso. La scelta del sacerdozio mi ha tolto tante paure, tante ansie e già questo è un grandissimo dono. D’altra parte, consegna nelle mie mani anche tante responsabilità che chiedono impegno, ma che sono fonte di gioia. Non ho dubbi nel dire che di questa ipotetica bilancia il piatto più pesante è quello delle cose belle che ho ricevuto, un piatto in cui c’è ancora spazio per tanto altro che il Signore vorrà donarmi.

Al termine della tua giornata riesci sempre a trovare una ragione, un motivo, per essere grato al Signore del dono che ti ha dato?

Si tratta di un esercizio impegnativo ma indispensabile. Anche quando costa fatica va sempre affrontato. Mi rendo conto che non sempre è così evidente individuare anche solo una ragione di gratitudine. Quello che è importante e che cerco ogni volta di fare è di offrire, comunque, al Signore ogni giornata della mia vita, quelle belle in cui è facilissimo percepire la sua presenza ma, a maggior ragione, anche quelle in cui questa percezione sembra un po’ più difficile.

MASSIMO VENTURELLI 22 giu 2026 09:00