lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 22 giu 2026 09:00

Don Tonni: prete per seguire il Signore

Consapevolezza di una scelta che è cresciuta e si è fatta sempre più convinta col passare del tempo. Poi ancora, consapevolezza di avere trovato una comunità che si riconosce tale nell’incontro con il Signore. E, infine, consapevolezza di volere spendere la propria vita proprio nel servizio a questa comunità. È, dunque, il termine “consapevolezza” il filo conduttore della storia di don Andrea Tonni, da Nuvolera. 

Don Andrea Tonni è stato nominato vicario parrocchiale di Borgosatollo.

Don Andrea, raccontaci della tua vocazione… 

La mia vocazione è qualcosa che si è fatta strada nella mia vita man mano che procedevo nel cammino di scoperta della comunità e, in particolare, dell’oratorio. Pur avendolo frequentato per il catechismo, è stato con gli anni delle superiori che mi sono riavvicinato a questo ambiente, partecipando in modo più attivo a quella che era la sua vita e a quella delle comunità di Nuvolera e Nuvolento. Anche grazie alla presenza dei loro sacerdoti ha avuto inizio un cammino che mi ha portato a comprendere che a rendere per me belle queste esperienze non c’era solo il piacere dello stare insieme, ma anche la presenza del Signore che, evidentemente, si serviva di quello che stavo vivendo per dirmi qualcosa. Presa coscienza di quello che stavo vivendo, ho avvertito in modo sempre più evidente il desiderio di seguire il Signore proprio nel servizio di quella comunità che ritrovavo nel suo nome.

La tua, dunque, è la storia di una progressiva presa di coscienza di questa chiamata? 

Sì, è qualcosa che è cresciuta con me in modo costante, tanto che non riuscirei a indicare un momento particolare, un evento, che mi abbia fatto dire che quella del seminario prima e del sacerdozio poi sarebbe stata la mia strada. Si è trattato, invece, di una prospettiva che è andata definendosi in modo sempre più nitido nel corso del cammino che ho affrontato.

Quella del sacerdozio è stata una prospettiva che ha preso il posto di altri progetti di vita che stavi coltivando? 

No, non è stata una prospettiva che ne ha soppiantata una precedente. Avevo sempre coltivato la passione per lo studio e mi ero confrontato più volte con l’ipotesi di potermi dedicare all’insegnamento, ma definire tutto questo come progetto di vita mi sembra un po’ troppo. Quella per il seminario e per il sacerdozio non è stata, dunque, un’ipotesi che ha dovuto lottare con altre. È cresciuta nel tempo delineandosi in modo sempre più chiaro come la vera progettualità.

Questa consapevolezza che è cresciuta in modo progressivo ha aiutato anche i tuoi genitori e la tua famiglia a comprendere la tua scelta? I miei genitori e la mia famiglia avevano compreso che c’era qualcosa che stava crescendo in me. In questo percorso, ho sempre avvertito la loro vicinanza e il loro affetto. Per questo, quando ho ritenuto che i tempi per comunicare loro ufficialmente la mia scelta fossero maturi, ho trovato comprensione e condivisione. Anche la mia famiglia, poi, come me, ha avuto modo di affrontare un proprio cammino che l’ha portata a comprendere in pienezza le ragioni del mio percorso.

Quali reazioni hanno avuto, invece, i tuoi amici? 

Anche da parte loro ho trovato comprensione e condivisione, anche se non è mancata la dimensione della sorpresa. Essendo per altro cresciuti come me in oratorio, avevano avuto modo di osservare da vicino il mio cammino. Sapevano che quella del sacerdozio poteva essere per me un’ipotesi che avrei preso in considerazione.

Hai parlato dell’importanza, tra gli altri, dei sacerdoti che hai incontrato nella tua vita. Ti hanno aiutato anche a delineare l’idea del prete che vorresti essere?

I sacerdoti che ho incontrato mi hanno testimoniato cosa significhi essere innamorati del Signore e credo che questo sia l’aspetto più importante. Così come mi piacerebbe essere un sacerdote capace di accogliere completamente la comunità che incontrerò per camminare al suo fianco nell’incontro con il Signore, vorrei essere un sacerdote capace di non perdere mai di vista questa prospettiva, anche quando le cose da fare, i programmi e i progetti rischiano di portarti altrove.

Nella tua vita e nella tua scelta hai ricordato l’importanza dell’esperienza oratoriana che, oggi, chiede una riflessione…

La mia esperienza oratoriana è stata importante soprattutto per le persone, per la comunità che in quell’ambiente ho avuto modo di incontrare. Credo che, interpretata in questa prospettiva e non in quella di strutture fisiche da gestire e mantenere, sia un’esperienza che ha ancora molto da dare nella costruzione dell’incontro con il Signore.

Nel cammino verso il sacerdozio sono di più le cose a cui hai dovuto rinunciare o i doni che hai ricevuto?

Sono sicuramente molte di più le cose che ho ricevuto di quelle a cui ho dovuto rinunciare. Per altro sono sempre stato guidato dalla convinzione che una vita donata per i fratelli e spesa per il Signore sia molto ricca e capace di ricompensare eventuali rinunce. Una vita giocata, com’è quella del sacerdote, nelle relazioni con gli altri è piena di gusto.

MASSIMO VENTURELLI 22 giu 2026 09:00