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Brescia
29 dic 2025 00:00

L'Anno Santo non è una parentesi da archiviare

"Siamo stati chiamati in questo Giubileo ad essere pellegrini di speranza. Non siamo turisti della fede, ma persone in cammino verso una meta che ci è stata indicata dal Signore Gesù. Siamo la sua Chiesa, chiamata ad essere segno e strumento di salvezza per il mondo di oggi".

Domenica 28 dicembre, con la celebrazione in Cattedrale, si è concluso il Giubileo. 

Nella solenne celebrazione sono stati restituiti i diari che erano stati consegnati alle chiese giubilari della Diocesi. "Essi - ha dichiarato il Vescovo nell'omelia - contengono la viva testimonianza dell’opera che il Signore ha compiuto nei cuori di quanti si sono fatti pellegrini in questi luoghi e qui hanno avuto modo di incontrare la bontà del Signore, attraverso la preghiera, la celebrazione dell’eucaristia, la riconciliazione sacramentale e il dialogo spirituale. A coloro che hanno presieduto a quest’opera di misericordia con il loro generoso servizio va il mio più vivo ringraziamento. Custodiremo questo frutto della grazia a perenne memoria di questo anno benedetto". 

C'è una certezza: Dio cammina accanto a ogni persona. "Anche quando la strada è faticosa, il nostro animo rimane saldo. Nessuno potrà toglierci la nostra gioia, perché nessuno ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. In questo anno giubilare abbiamo celebrato la nostra speranza. Riprendendo il nostro cammino vogliamo tenerla viva giorno dopo giorno".

Il Giubileo è l’anno della grazia, della misericordia di Dio, della sua tenerezza verso i più deboli, i più piccoli, i più fragili. "Abbiamo voluto offrire qualche segno concreto di questa vicinanza a chi porta più degli altri il peso della vita, ne sente la fatica, ne percepisce il dolore. Ogni segno richiama ciò che mai deve venire meno. Il Giubileo è un appello a tenere vivo ciò che in un momento diviene ancora più chiaro: che cioè siamo chiamati a amarci, a condividere gioie e sofferenze, desideri e angosce. Siamo una carovana solidale, nella quale ognuno è chiamato a portare i pesi dell’altro, a reggerli con lui, superando ogni sentimento di ostilità e di indifferenza".

Il Vescovo ha ripreso anche il tema della pace. "Ci siamo sentiti particolarmente uniti a quanti hanno sofferto e ancora stanno soffrendo per la follia della guerra. La nostra invocazione si è levata accorata al Signore della vita. Abbiamo chiesto e ancora chiediamo che venga a rischiarare noi che siamo nelle tenebre e nell’ombra della morte e guidi i nostri passi sulla via della pace".  

Questo anno giubilare è stato anche un tempo di discernimento. "Ci siamo posti in ascolto dello Spirito Santo e ci siamo chiesti che cosa il Signore domanda a noi sua Chiesa in questo territorio bresciano nel tempo che stiamo vivendo". Il Vescovo stesso si è fatto pellegrino. "Ho visitato le zone pastorali della nostra diocesi, incontrando i presbiteri, i diaconi, i consacrati e le consacrate, i consigli pastorali. È stata l’occasione per condividere pensieri, desideri, riflessioni, ma soprattutto per ravvivare il profondo legame che ci unisce nella fede al Signore che ci ha chiamati. Ravvivare la gioia di essere la sua Chiesa, lasciarci istruire da lui ad esserlo nella verità, guardare al futuro con fiducia e creatività, senza nasconderci le fatiche e le sfide. Ci attende il grande evento del Convegno Diocesano, che celebreremo il prossimo mese di aprile". 

Un Anno Santo "non è una parentesi spirituale da archiviare; è una soglia attraversata, una porta santa che è stata aperta per essere attraversata per poi proseguire. E una volta attraversata la porta non si torna indietro come prima. In questo Giubileo abbiamo varcato le porte sante. Ma la vera porta che abbiamo attraversato è quella del cuore di Cristo che ora ci invita ad attraversare la porta del cuore di ogni fratello e sorella. Il Giubileo fallirebbe se non ci rendesse capaci di perdono, più attenti ai poveri, più pazienti nelle famiglie, più onesti nel lavoro, più misericordiosi nelle parole, parole – come dice papa Leone – disarmate e disarmanti".

Abbiamo ascoltato ancora una volta che Dio non si stanca di amarci. "Egli con noi ricomincia sempre, non si stanca mai di noi. Vogliamo anche noi ricominciare, riprendere il cammino rinfrancati; vogliamo tenere viva in noi la speranza. Vogliamo tender la mano l’uno all’altro, offrire una spalla, regalare un sorriso. Vogliamo dare speranza a un mondo spesso stanco, diviso, ferito, non con gesti straordinari ma nella quotidiana fedeltà: piccole scelte, fede che si fa servizio, carità che non fa rumore, ma che cambia le cose". 

29 dic 2025 00:00