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Brescia
di VERDIANA NEGLIA 03 apr 2026 13:17

Maria ai piedi della croce

Maternità, dolore e speranza nella Settimana Santa. Pensieri di una giovane madre di fronte al mistero della Madre di Dio

“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

In questo versetto del Vangelo di Luca è racchiuso uno dei tratti più interessanti della figura di Maria: il suo modo di stare di fronte al Mistero. Maria custodisce, cioè non lascia che ciò che vive scivoli via; conserva gli eventi, le parole, i segni che riguardano il Figlio e li medita nel cuore, cercandone il senso. È questa disposizione interiore a illuminare in modo particolare il suo ruolo durante la Settimana Santa. Colei che aveva accolto nel grembo il Figlio di Dio e lo aveva stretto tra le braccia a Betlemme è anche la Madre che accompagna quel Figlio fino al Calvario. La maternità di Maria, contemplata alla luce della Pasqua, appare allora in tutta la sua grandezza: non solo tenerezza, ma anche offerta; non solo gioia, ma anche partecipazione alla sofferenza di Cristo.

Questa è la mia seconda Pasqua da mamma, la prima in cui mi sono realmente soffermata a pensare al rapporto tra Maria e Gesù durante i suoi primi anni di vita. Mentre giocavo con la mia bambina, mi sono chiesta: com’è stato per Maria giocare con il suo, di bambino? Che emozione le dava ascoltare la sua risata infantile? Lo cullava tra le braccia per addormentarlo? La contemplazione del mistero dell’Incarnazione porta con sé anche questa dimensione di stupore semplice e tenerissimo: il Figlio del Padre ha avuto bisogno delle cure di una madre. E quasi inevitabilmente, da questo stupore, è sorta un’altra domanda: che cosa deve aver provato Maria nel vedere crocifisso quel Figlio che aveva tenuto tra le braccia da bambino? Come ha fatto a non vacillare nella fede?

La vocazione di Maria a essere la madre di Gesù è stata anche una chiamata a una singolare sofferenza. Dal momento in cui l’Angelo entra nella sua casa, la sua vita è radicalmente trasformata. Il suo “sì” a Dio spalanca un cammino di prove. Deve spiegare a Giuseppe una maternità umanamente inspiegabile. Porta in grembo un Figlio minacciato fin dalla nascita. Lo vede crescere sotto lo sguardo di chi non lo accoglie. Lo segue fino all’ora della Passione.

Ma nella vita di Maria il dolore non appare come una smentita del Divino, bensì come il luogo in cui la sua fede si purifica. Durante la Settimana Santa i Vangeli ci riconsegnano la presenza di Maria come una presenza discreta, ma che rivela la profondità della sua partecipazione. Mentre molti si allontanano, Maria resta. Mentre altri osservano da lontano, lei rimane presso la croce. Non può sottrarre il Figlio alla violenza e alla morte, ma può stare con Lui. In questa immagine, da giovane madre ho intravisto l’essenza e la fatica più grande della maternità: la capacità di restare accanto anche quando non si può più proteggere il figlio dal dolore. Quello di Maria è il dolore della Madre che offre, che acconsente, che consegna al Padre Colui che più ama. Per questo Maria, nella Settimana Santa, parla in modo particolare a tutte le madri, insegnando che amare non significa trattenere, ma affidare e custodire i figli nel cuore, rimanergli accanto, offrire a Dio ciò chen on si può controllare.

Una delle tentazioni più diffuse è identificare l’amore di Dio con l’assenza di sofferenza,
nostra e di chi amiamo. Pensiamo che, se il Signore ci ama davvero, dovrebbe risparmiarci
il dolore; e quando la prova arriva, si insinua il sospetto che Dio sia lontano, indifferente
o silenzioso. La vicenda di Maria smentisce questa visione: la più benedetta tra le donne
non è stata certo la più risparmiata. In lei comprendiamo che l’amore di Dio non si
manifesta nel sottrarci al dolore, ma nel venirci incontro dentro al dolore. Maria, che ha
creduto, custodito e accompagnato il Figlio fino alla croce, testimonia che la prova non è
necessariamente segno di abbandono, ma può diventare luogo di comunione con Dio.
Non è per mancanza di amore che il Signore permette la croce; il suo amore si rivela
proprio nel raggiungerci attraverso di essa.
Maria mostra che la via cristiana non promette una felicità senza ferite, ma si nutre di una fedeltà che attraversa anche la sofferenza e, proprio lì, si apre alla speranza della Resurrezione. 

VERDIANA NEGLIA 03 apr 2026 13:17