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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 05 ott 2018 11:13

Quel grembiule vi porterà in Paradiso

"Il mio Paolo VI" di Luigia Frigerio che alla Scuola Materna Sant'Antonio, dove faceva la cuoca, incontrò l'allora cardinale di Milano, Giovanni Battista Montini. Montini in compagnia di Bevilacqua passò in cucina a salutare

In questi giorni che precedono la canonizzazione di Paolo VI, arrivano in redazione, come piccole tessere che insieme arrivano a comporre il mosaico della santità del Papa bresciano, tante testimonianze, tanti ricordi, anche semplici, di chi ha avuto modo di toccare con mano la grandezza di Giovanni Batttista Montini. Quella che viene pubblicata di seguito porta la firma di Luigia Frigerio. Si tratta della mamma di Mario Sberna. Questo il suo racconto, carico di emozioni: “Se il Signore vorrà lasciarmi ancora un poco di salute andrò a Roma il 14 ottobre coi miei figli per vedere Paolo VI Santo. Nell’attesa continua a tornarmi alla mente un caro ricordo che mi accompagna da moltissimi anni. Oggi ho 83 anni ma allora ero una giovane sposa, col mio Santo (il nome di mio marito, che oggi è in Cielo ad aspettarmi) e i nostri tre figli, tutti battezzati da padre Bevilacqua, il parroco Cardinale che ci aveva uniti in matrimonio, bellissimo, durato quaggiù 55 anni. Abitavamo in Via Chiusure e allora lavoravo nella cucina della Scuola Materna della nostra parrocchia, Sant’Antonio. Erano oltre duecento bambini, tutti belli, allegri e piccoli terremoti come sanno essere i bambini. Io e la mia collega Piva preparavamo il pranzo e la merenda ed avevamo sempre centinaia di scodelle, piatti, posate e bicchieri da lavare a mano, non c’era la lavastoviglie. E soprattutto avevamo enormi pentoloni, che ogni sera dovevano giustamente essere puliti, lucidi e pronti per l’indomani. Un giorno il Cardinale di Milano, il nostro Montini, venne a trovare il suo caro amico padre Bevilacqua che decise di portarlo a salutare i bambini dell’Asilo. Io e la Piva eravamo nascoste in cucina, un poco timide e un poco vergognose per la presenza di un così importante Cardinale. Però lui, dopo aver benedetto i bambini e le Suore, chiese a padre Bevilacqua di andare proprio in cucina, per salutare e benedire anche le cuciniere. Noi al sentire il rumore dell’arrivo del Cardinale, ci nascondemmo dietro al muro che limitava i lavelli, su cui c’erano appoggiati i pentoloni a scolare, per essere sicure di non essere viste. Invece padre Bevilacqua ci fece uscire dall’angolo dove ci eravamo rifugiate e Paolo VI ci chiese il perché di tutta quella timidezza. Io, sicuramente arrossendo, dissi la prima cosa che mi venne in mente: ‘Siamo col grembiule’. E il Cardinale sorridendoci: ‘Non sapete che quel grembiule vi porterà in Paradiso?’. Ecco, da allora, grazie a Papa Paolo VI, ogni volta che mi sono trovata “al sicér” ho sempre pensato che anche quell’umile lavoro, se fatto con amore, dolcezza e dedizione, sarebbe stata la mia preghiera, un gradino in più verso il Paradiso. Grazie”.

MASSIMO VENTURELLI 05 ott 2018 11:13