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di RAFFAELLA FALCO 24 lug 2026 12:07

Un piccolo regalo della Diocesi alla Chiesa

Le Suore Operaie in Burundi da 60 anni nel racconto di suor Elisa Branchi, originaria di Castenedolo

“Siamo un piccolo regalo della Diocesi di Brescia alla Chiesa universale, nella persona di San Paolo VI”, così si presenta suor Elisa Branchi, 41 anni, originaria di Castenedolo, suora operaia da 12 anni e da quattro missionaria in Burundi. Suor Elisa si sente parte di una lunga storia e di una grande famiglia, la Chiesa e la sua Congregazione. “Quest’anno festeggiamo i 60 anni di presenza in Burundi– ricorda –. Dal lontano 1966, anno in cui tre giovani suore italiane misero piede in una terra sconosciuta, in un villaggio sperduto (ancora oggi difficilmente raggiungibile ndr), siamo diventate numerose, distribuite in nove comunità”. Suor Elisa abita nella casa di formazione delle giovani che si preparano a diventare suore, “ma – si affretta a puntualizzare – ho poco da insegnare e tanto da imparare, anzitutto a donare la vita che gratuitamente ho ricevuto, poi ad amare le persone, la musica, le danze, i sapori, gli odori… finché, l’ho sperimentato, un giorno ti accorgi che tutto questo è diventato la tua casa e, soprattutto, che il Vangelo ti parla con una novità e colori che non ti saresti mai aspettata”.

Nella gente semplice, povera, che incontri per strada tutti i giorni, continua suor Elisa, riconosci Dio: “Gli sguardi, i sorrisi e le attenzioni di cui mi coprono le persone, perché sono io la straniera, la bisognosa, sono carezze di Dio. Come anche, aggiunge, fa bene vedere che questo popolo, pur vivendo in uno dei Paesi più poveri del mondo, non si dispera, perché “magari domani riuscirò a trovare quel chilo di riso o di fagioli che mi permetterà di dar da mangiare ai figli”, che sono sempre numerosi, anche sette o otto in una famiglia, dove i grandi aiutano i piccoli senza bisogno che nessuno glielo dica, perché l’hanno imparato dai genitori: “Spesso si incontrano bambini di soli tre anni che portano sulle spalle il fratellino o la sorellina di pochi mesi, mentre fanno chilometri per andare a prendere l’acqua, con fusti da cinque o sei litri. Li aiuto e loro mi ringraziano con uno stupore che mi ricorda la bellezza di essere figlia di Dio e loro sorella”.

In Burundi, le Suore Operaie si dedicano alla coltivazione dei campi, lavorano nei centri di primo soccorso, nelle scuole, in ogni luogo in cui, secondo il loro carisma, l’uomo e la donna lavorano o cercano lavoro. Con un certo orgoglio, suor Elisa racconta “della scuola professionale di Mugutu, sorta per dare ai giovani la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso, attraverso la formazione al lavoro”. Una delle preoccupazioni di una Congregazione che vive in Brundi, continua, è “mantenere opere come la scuola e i dispensari, per garantire ai giovani, che non se lo possono permettere, un percorso scolastico e ai malati la possibilità di curarsi”. C’è una parola che riassume vita del popolo burundese: “Amahoro – afferma senza esitazione suor Elisa –, che significa ‘pace’ ed è il saluto che ci si scambia a vicenda incontrandosi. Amahoro, quindi, ai lettori di Voce, che invito a venire a visitare questa terra bella e accogliente”.

RAFFAELLA FALCO 24 lug 2026 12:07