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Bruxelles
di MARIA CHIARA BIAGIONI 12 nov 2023 07:57

L’Europa ha bisogno di maggiore solidarietà

Europa. Mons. Crociata (Comece): “È possibile riemergere dalle difficoltà, se c’è la volontà di farlo insieme”

Le sfide sono tante e gravi. La guerra in Ucraina e il conflitto scoppiato in Medio Oriente. La fatica per l’Unione europea di trovare compattezza e unità. La crisi economica e il diffuso clima di incertezza che accende, soprattutto nelle periferie, fenomeni di antisemitismo e polarizzazioni. “L’Europa ha bisogno di un senso di maggiore solidarietà nei Paesi e tra i Paesi” e di non dimenticare le sue radici, quel progetto costruito dai padri fondatori dallo sfacelo della Seconda guerra mondiale. La storia di allora è “un segno di speranza” per oggi. Dice che “è sempre possibile riemergere dalle situazioni di difficoltà” se c’è la volontà di lavorare insieme. Questo “il messaggio” che emerge dai vescovi dell’Unione Europea a conclusine di tre giorni di assemblea plenaria. A delinearlo in questa intervista al Sir, è mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue.

Cosa è emerso dai serrati scambi e discussioni che avete avuto tra voi vescovi e anche con rappresentanti delle istituzioni europei?

L’Europa si trova di fronte a diverse sfide. E’ chiaro che l’attualità legata alle guerre costituisce il punto più drammatico e delicato, anche perché si percepiscono degli effetti sul lungo periodo e sulla dinamica stessa dell’Unione Europea. Molti sono gli interrogativi: come si svilupperanno? Verso quali esiti? Quale durata avranno? Sono eventi che in larga misura dipendono da fattori esterni all’Unione Europea, ma le implicazioni sono destinate a farsi sentire molto anche qui, riportando una questione cruciale: la compattezza e l’unità dell’Unione, la sua capacità di diventare sempre più soggetto politico. Destano pertanto interesse tutti gli sforzi che si stanno facendo, le proposte e i progetti che stanno nascendo per cercare di dare all’Unione Europea una configurazione più stabile, più compatta, più unita, più capace di decisione.

Quale la posta in gioco?

La questione di fondo rimanda all’identità e alla dinamica stessa dell’Unione, e di conseguenza alla sua debolezza e alla difficoltà a trovare una unità di decisione, specialmente quando si tratta delle questioni importanti e complesse.

Su alcune di esse l’Unione ha trovato immediata compattezza, come per esempio sull’Ucraina, ma su altre fa fatica a trovarla e a volte conosce momenti di divisione che preoccupano e che indeboliscono la sua azione. Come per le questioni relative alle migrazioni? Diciamo che la migrazione è una questione che rimane sempre molto seria e molto impegnativa: una materia che richiede la volontà di trovare un punto di accordo, perché se manca un orientamento chiaro, essa diventerà sempre di più non solo un problema grave per le persone migranti, ma anche fonte di conflitto e di tensioni tra i paesi e al loro interno.

La guerra in Ucraina ma soprattutto il conflitto esploso in Medio Oriente hanno purtroppo generato anche in Europa un clima di polarizzazione. Vi preoccupano questi fenomeni?

Si avverte un’irrequietezza che trova la sua origine in un clima diffuso di insoddisfazione e di scontento. In diversi paesi, i risultati elettorali sono spesso incerti e non danno un’indicazione chiara circa la maggioranza, ingenerando forme di difficile governabilità.

Questo è un segnale di un malessere più grande, che genera uno stato di incertezza, politica certamente, ma anche sociale, e provoca o alimenta timori e insicurezza, vuoto di prospettive. La guerra, dove porterà? Gli immigrati, come si accoglieranno? L’economia, verso dove sta andando? E questo cosa produce? Può portare a reazioni estreme e radicali. Insorge di nuovo l’antisemitismo. Rinascono fenomeni di terrorismo che si accendono soprattutto in quegli ambienti sociali più emarginati e che di fronte alla insicurezza crescente, producono reazioni istintive, non pensate ma emotive.

Di fronte a questo quadro, quale la voce della Chiesa in Europa?

La voce principale continua ad essere quella del Papa, a cui ci uniamo con convinzione. L’Europa ha bisogno di un senso di maggiore solidarietà nei Paesi e tra i Paesi. Ha bisogno di crescere e di affrontare insieme le crisi con cui ci confrontiamo soprattutto oggi, a tutti i livelli.

Non dimentichiamoci le nostre radici, quel progetto formidabile che hanno costruito i nostri padri fondatori proprio dallo sfacelo della Seconda Guerra mondiale. Lo hanno fatto mettendosi insieme anche tra Paesi che erano stati nemici e che si erano fatti la guerra fino a poco prima. C’è qualcosa dell’intelligenza evangelica in questo nuovo inizio. Un segno di speranza che parla ancora oggi. Come è stato allora, può essere possibile anche oggi riemergere dalle situazioni di difficoltà e anche quando le cose vanno male, non siamo condannati a rimanere sopraffatti dalle sfide e dai problemi, dalle ostilità e dalle divisioni. Penso alla crisi economica, al problema degli immigrati, alla difficoltà a lavorare tra paesi con esigenze diverse. Tutto questo, e altro ancora, può essere superato trovando dei punti in comune. È necessaria la volontà di farlo insieme. Ma è possibile. Questo bisogna sentire e scegliere.

Il prossimo anno si terranno le elezioni europee? Qual è la posta in gioca e perché andare a votare?

Le elezioni sono un’occasione ancora una volta imperdibile. L’Unione Europea è oggi minacciata da una disgregazione che viene purtroppo da tanti motivi, tra cui le guerre e i fattori politici e geopolitici internazionali. La posta in gioco per il futuro è alta. Per questo è importante far sentire a tutti i cittadini che è necessario partecipare alle elezioni. Uno dei pericoli più grandi per il futuro dell’Ue è la distanza tra i cittadini e le istituzioni europee. Il voto è anche un’occasione per colmare questa distanza.


Foto Comece

MARIA CHIARA BIAGIONI 12 nov 2023 07:57