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Iraq
di REDAZIONE 08 gen 08:04

Missili iraniani su basi Usa a Erbil

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Nella notte l'annunciata reazione di Teheran al raid che nei giorni scorsi, nei pressi di Baghdad, ha ucciso Qassem Soleimani comandante delle Guardie iraniane della Rivoluzione. Per il ministro degli esteri iraniani Zarif si tratta di una vendetta. Illesi i militari italiani. Le parole del patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako: la regione come un vulcano

Si fa sempre più tesa la situazione tra Iran e Usa. Come annunciato dopo il raid statunitense alle porte di Baghdad che nei giorni scorsi ha portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, è giunta la rappresaglia di Teheran che nella notte ha bombardato basi americane nella città irakena di Erbil. All’1.20 di questa notte, la stessa ora in cui i droni Usa avevano colpito il convoglio del comandante delle Guardie iraniane della Rivoluzione, numerosi missili si sono abbattute sue due basi militari statunitensi nella capitale del Kurdistan iracheno. Fonti iraniane parlano di 80 vittime, mentre da parte degli Usa al momento si registra soltanto un eloquente tweet del presidente Trump: “Tutto bene!”.

Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, prima voce ufficiale a fare chiarezza sull’accaduto ha dichiarato che l’azione rappresenta una vendetta per l'uccisione di Soleimani. "Ci difenderemo contro ogni aggressione – ha dichiarato - ma non vogliamo una guerra. L'Iran ha intrapreso e concluso proporzionate misure di auto difesa”.  La notizia del raid missilistico su Erbil ha destato viva preoccupazione anche in Italia, vista la presenza nella città di un contingente di militari. Dall’Iraq sono però giunte rassicurazioni: i militari italiani, rifugiati in un appositi bunker non avrebbero subito alcun danno.

Quando accaduto nella notte, però, rende sempre più attuali le parole pronunciate dal patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, durante la messa dell’Epifania, celebrata nella Cattedrale di San Giuseppe a Baghdad, davanti a numerosi fedeli accorsi al rito nonostante le tensioni nella capitale irachena.

 “È necessaria la saggezza per evitare l’eruzione del vulcano in procinto di esplodere” sono state le sue parole, dopo aver ricordato che la situazione critica in Iraq e nella regione è come quella di un “vulcano in procinto di esplodere a causa della sconvolgente escalation, delle decisioni emotive e impulsive, della mancanza di saggezza e senso di responsabilità”. Il cardinale si è rivolto “alle persone sagge di tutto il mondo perché evitino questa eruzione, poiché saranno le persone innocenti il carburante di questo fuoco”. Dal patriarca anche un pressante appello alla preghiera a cristiani e musulmani “affinché i responsabili delle decisioni agiscano saggiamente e valutino attentamente le conseguenze delle loro strategie”.

REDAZIONE 08 gen 08:04