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Crans-Montana
di REDAZIONE 05 gen 2026 07:24

Solo l’amore può vincere qualcosa di così tragico

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Le parole del card. Zuppi e del vescovo di Sion a commento della tragedia di Crans-Montana

“Crans-Montana è diventato come la Gerusalemme di cui parla Isaia questa mattina”. Ha esordito con questa immagine il vescovo Sion, mons. Jean-Marie Lovey, pronunciando l’omelia alla Messa celebrata ieri mattina in suffragio delle vittime e in memoria dei feriti e di tutte le famiglie colpite. Tutti ragazzi e ragazze giovanissimi che hanno perso la vita nella notte di Capodanno. Centinaia di persone hanno seguito la celebrazione in silenzio e raccoglimento anche fuori la Chiesa. Prima della celebrazione il vescovo aveva letto il messaggio di papa Leone che esprime solidarietà alle vittime di questa immane tragedia e alle loro famiglie. “L’attenzione dei media tutto il mondo è puntata sulla nostra stazione”, ha ricordato mons. Lovey nell’omelia e ha aggiunto: “Nell'oscurità che copre la terra, nell'oscurità che avvolge i popoli, il profeta dell'Antico Testamento vede sorgere una luce". "Per mezzo di lui, rafforziamo la nostra fede, che proclama, contro ogni previsione che l'uomo, che la persona umana, non è fatta per la notte, per la morte, per le tenebre. È la luce che il suo cuore cerca”.

“Il nostro turbamento deriva dalla tragedia di questo terribile incendio”, ha affermato ancora il Vescovo. “Oggi, dobbiamo chiedere insieme la grazia di essere, a nostra volta, sentinelle della luce. Di fronte all'eclissi che oscura il cielo del nostro Cantone, del nostro Paese, è insopportabile per tante famiglie, per tante persone, rimanere nell'oscurità della sofferenza o della morte, nell'oscurità dell'insensatezza. La questione di una luce che attrae e illumina diventa fondamentale”. In questa impresa, “ognuno contribuisce in modo essenziale”. Il vescovo fa l’esempio dei soccorritori, paramedici e personale ospedaliero, polizia, vigili del fuoco, le autorità politiche e giudiziarie, “tutti coloro che si sono impegnati con professionalità e grande generosità” nella notte in cui è divampato l’incendio. Dopo la messa le persone si sono recate in "pellegrinaggio" sul luogo della tragedia deponendo dei fiori. La diocesi ha fatto sapere che in seguito alla tragedia di Crans-Montana, saranno disponibili persone per l'ascolto e la preghiera.

“L’unica consolazione è proprio quella di un amore più grande. Oggi abbiamo ricordato Giovanni, ma ci uniamo anche a tutte le vittime di questa incredibile tragedia e le portiamo tutte quante nel cuore”. Lo ha affermato ieri il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella chiesa di Sant’Isaia a Bologna, prima dell’inizio del rosario e della preghiera in suffragio del giovane bolognese Giovanni Tamburi, 16 anni, studente del liceo Righi, morto nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana in Svizzera durante i festeggiamenti di Capodanno, e per tutte le vittime della tragedia, i feriti e i familiari. “Questo ci aiuta anche tanto perché capiamo come le lacrime sono tutte uguali e come c’è una solidarietà che ci deve unire così tanto quando ci scontriamo con l’assurdità del male, con l’imprevedibilità del male, con l’ingiustizia del male. Così evidente per Giovanni e così evidente in realtà per ogni persona che sperimenta la cattiveria di questo Erode che rovina la vita”, ha proseguito il cardinale. “L’amore è la vera risposta. L’essere insieme è una grande consolazione per tutti. È quasi istintivo ritrovarsi insieme, stringersi, aiutarsi. E perché? Perché soltanto l’amore può vincere qualcosa che è talmente più grande di noi che nessuno di noi sarebbe capace”, ha sottolineato il porporato. “Il mistero del male sia consolato dal mistero di amore del Signore. Ed è questa l’unica luce che può aiutare ad affrontare delle tenebre così grandi. È il mistero del suo Natale, dell’amore che si fa uomo”, ha aggiunto. “Chiediamo su di noi, in particolare sui familiari di Giovanni e su tutti i familiari di tutti coloro che hanno perso la vita nella tragedia di Crans-Montana, di vedere, di sentire questo amore e di vedere questa luce dell’amore che non finisce, che è più forte del buio del male e della morte”, ha concluso il card. Zuppi.

REDAZIONE 05 gen 2026 07:24