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Washington
di MASSIMO VENTURELLI 07 gen 07:30

Una lezione brutta, da non sottovalutare

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Le prime immagini di quanto stava avvenendo a Washington, nel palazzo del congresso, simbolo per eccellenza della democrazie "stelle e strisce", sono arrivate nelle nostre case nella tarda serata della festa dell'Epifania. L'assalto dal palazzo in cui si doveva ratificare l'elezione di Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti, ha sorpreso il mondo intero. Qualche migliaio di fanatici ha accolto l'appello lanciato solo poche ore prima dal presidente di carica Donald Trump con cui invitata i suoi sostenitori a manifestare contro quella che non ha mai spessi di definire una tornata elettorale viziata dai imbrogli e truffe.

In molti si sono fatti prendere la mano e hanno spinto con violenza la protesta sin dentro il palazzo del Congresso, sospendendo la seduta in corsa e di fatto occupandolo. Per la prima volta nella storia della democrazia americana, hanno a più riprese sottolineato osservatori e commentatori, le armi hanno fatto irruzione in uno spazio "sacro" per un popolo che si considera l'esportatore della democrazia nel mondo interio.

A nulla sono valsi, almeno dei primi momenti di un'incredibile, ma non del tutto imprevedibile, irruzione gli inviti anche di insigni esponenti del partito repubblicano a Trump perché invitasse al ritorno alla calma. Solo poche ore dopo, con un breve e controproducente messaggio ("Rispettate le divise, tornate pacificamente alle vostre case anche se quella di novembre è stata un'elezione viziata da brogli", il senso delle sue parole) l'ancora per pochi giorni presidente in carica Trump si è rivolto a quanti stavano tenendo sotto assedio Capitol Hill.

Ci sono volute pre e l'intervento della Guardia Nazionale,  riserva militare “pronta”, che può essere utilizzata dal presidente durante un’emergenza, per riportare un minimo di calma nella capitale e permettere al congresso di procedere con la conferma dei risultati negli stati della Confedereazione e arrivare, così, all'elezione di Joe Biden. Secondo fonti ufficiali il risultato finale dei disordini sarebbe di quatro morti, di cui uno all'interno dello stesso palazzo del Congresso, 13 feriti e una cinquantina di arresti.

All'ipotesi, in queste ore e pare, su inziativa  di membri del Gabinetto di Trump, la possibilità di invocare il 25° emendamento della Costituzionem che consente la destituzione del persidente quando questi non sia "in grado di esercitare i poteri e adempiere ai doveri della sua carica" , per rimuovere l'inquilino della Casa Bianca si sta rafforzando nel gabinetto del presidente, anche se l'idea non è stata ancora ventilata al vicepresidente Mike Pence. D'accordo sulla rimozione anche alcuni leader repubblicani.

Nella notte, poi, si sono registrate diverse dimissioni, dalla portavoce di Melania Trump al vice portavoce della Casa Bianca. Starebbero valutando di lasciare anche il ministro dei Trasporti e il consigliere per la sicurezza Nazionale.

La condanna per l'assalto al Congresso statunitense è arrivata unanime da tutto il mondo. L'ex presidente Obama ha parlato di "grande disonore e vergogna" per gli Stati Uniti ma non "una completa sorpresa". La violenza, ha detto, è stata "incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul risultato delle elezioni". "La violenza è incompatibile con l'esercizio dei diritti politici e delle libertà democratiche", le parole del premier italiano, Giuseppe Conte. Parole di condanna sono arrivate anche da tutti i leader europei, da Macron a von der Leyen e Johnson. Protesta anche del mondo dello sport americano.

Anche se drammatica, quella che è arrivata da Washington è une lezione da non sottovalutare o da archiviare come la conseguenza della condotta scriteriata di un presidente che non è stato in grando, come ormai è evidente, di essere all'altezza del ruolo assegnatogli. Le immagini drammatiche, del tutto simili a quelle arrivate da altri Paesi del mondo in cui è evidente la miopia di leader incapaci di prendere atto della realtà (chi ricorda la vicenda, forse ancora più tragica dei Ceausescu in Romania?), arrivate dagli Stato Uniti dovrebbero essere da monito per chi, a ogni latiudine invoca la piazza, perché dentro la stragrande maggioranza di persone buon senso, ci possono essere poche centinaia di facinorosi, di fanatici che possono prendere sul serio l'invito, con conseguenze difficili poi da immaginare.

La lezione che è arrivata da quella che si è sempre definita la patria della democrazia, deve far riflettere chiunque abbia un ruolo pubblico sul dovere di esercitare il proprio mandato entro i limiti che la  Costituzione e le leggi in vigore gli consentono. Chiamare alla mobilitazione, alla discesa in piazza può essere molto pericoloso, perché; come dimostra Washington, la situazione può sfuggire di mano con estrema facilità e con esiti drammatici, come i quattro morti, che andranno comunque imputati a qualcuno, delle scorse ore dimostrano. 

Dopo i fatti di ieri acquista ancora più peso quel passaggio del discorso di fine anno in cui il presidente Mattarella si è rivolto a chi ricopre ruoli pubblici, di responsabilità: "La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, - sono state le sue parole - richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà".

  

MASSIMO VENTURELLI 07 gen 07:30