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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 23 nov 2018 10:03

All’oratorio Qui è ora

Giovedì 29 novembre alle 20.45, nella Sala della comunità del Villaggio Sereno, la proiezione del docu-film dedicato a 5 oratori lombardi, tra cui due bresciani, alla presenza del vescovo Pierantonio

Un universo di colori, di giovani volti che si affacciano alla vita, un luogo di aggregazione e integrazione. È anche questo il ritratto degli oratori delineato da “Qui è ora”, il docu-film a loro dedicato. Si tratta del primo lungometraggio prodotto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo che, dopo essere stato presentato come evento speciale fuori concorso, in Alice nella città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, viene distribuito dall’Acec. La proiezione bresciana è in calendario giovedì 29 novembre alle 20.45 (ingresso gratuito), nella Sala della comunità del Villaggio Sereno alla presenza del vescovo Pierantonio.

Racconto. Si tratta di un racconto corale, ambientato in cinque strutture parrocchiali della Lombardia, tra cui due oratori bresciani, che tratteggia un tessuto sociale diverso dalle narrazioni che prevalgono sui media. La proiezione del film di Giorgio Horn, scritto da Gianmarco Altier, verrà introdotta da don Giovanni Milesi, direttore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni, e Simone Agnetti. La proiezione del docu-film sarà preceduta dal video “Spaesati”, prodotto dal Centro oratori bresciani. “Qui è ora” racconta storie di vera integrazione come, ad esempio, la storia di Akon, un giovane senegalese arrivato a Brescia una decina d’anni fa e che oggi lavora come educatore all’interno dell’oratorio di San Faustino, affollato da tantissimi bambini quasi tutti immigrati di seconda generazione. C’è poi suor Elisea, che all’oratorio di San Giovanni, tra innovazione e disciplina, insegna ai giovani a non badare all’aspetto esteriore, ma ad accrescere la propria personalità dialogando e confrontandosi. Punto di riferimento dell’oratorio, fa catechismo agli adolescenti adottando metodi originali che li aiutino nel percorso di crescita.

“Sono state seguite tante sfaccettature, ognuna delle quali segue la vita di una persona – ha sottolineato Simone Agnetti – incastonando queste storie in una narrazione che porta tutto il sapore della Lombardia e della grande tradizione oratoriana lombarda”. Qual è il messaggio di fondo che vuole trasmettere l’opera? Vengono delineati “gli accenti di ognuno dei cinque oratori – è la sottolineatura del regista – e dei rispettivi protagonisti come fossero parentesi autonome e con stili propri, ma che poi in fondo riescono a fondersi tra loro perfettamente perché uniti da un unico ideale e mossi da una profonda convinzione: l’attenzione alle ultime generazioni per creare un futuro migliore”.


ROMANO GUATTA CALDINI 23 nov 2018 10:03