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Brescia
di MICHELE BUSI 07 dic 12:34

Mario Pedini. Italia, Europa, Africa

In occasione del centenario della nascita, il Ce.Doc. – Centro di Documentazione sulla storia del movimento cattolico bresciano – ha voluto ricordare il politico bresciano con un libro

È l’Europa oggi in crisi? Forse sì. Ma perché? Perché guardiamo da troppo tempo entro noi stessi, perché ci chiudiamo in un provincialismo querulo. Noi cristiani dobbiam dare all’Europa il senso della sua nuova funzione, della sua maternità spirituale, della sua funzione essenziale per la ricerca di un ordine internazionale evoluto su dimensioni più ampie. Solo così ritroveremo anche l’Europa!”.

È una riflessione di Mario Pedini, scritta ancora nell’ottobre 1963, ma di indubbia attualità.

In occasione del centenario della nascita, il Ce.Doc. – Centro di Documentazione sulla storia del movimento cattolico bresciano – ha voluto ricordarlo con un libro. Mario Pedini, uno tra i più importanti esponenti bresciani della seconda parte del ventesimo secolo, ha sperimentato il circolo virtuoso tra il suo essere bresciano e il suo essere aperto al mondo e al contempo tra il suo essere aperto al mondo proprio in quanto bresciano.

Il volume Mario Pedini. Italia, Europa, Africa. Scritti su periodici bresciani – che compare nella collana “Documentazioni” – intende illustrare un primo tratto della riflessione e dell’impegno di Pedini ovvero il ventennio 1948-1968, il periodo in cui egli, tra i 30 e i 50 anni, pensa e agisce a livello bresciano, con diversi incarichi nella Democrazia Cristiana di allora, per poi impegnarsi a Roma come deputato dal 1953 (dal 1959 anche a Strasburgo come membro dell’Assemblea parlamentare europea) fino al 1968, anno in cui comincia ad assumere incarichi a livello governativo.

Nel volume, curato da Luca Ghisleri e Giuseppe Tavana, si riportano – anche tenendo conto di un criterio proporzionale sia di ordine quantitativo sia di carattere tematico – i testi di 60 articoli scritti da Mario Pedini e pubblicati su cinque periodici bresciani ovvero “Il Cittadino”, “Giornale di Brescia”, “La Voce del Popolo”, “Humanitas”, “La Gazzetta di Brescia” e “Brescia fedele”.

Si tratta di articoli di diversa natura e differente lunghezza ma che fanno tutti riferimento a cinque grandi aree tematiche in cui egli ha, in particolare, profuso il suo impegno ovvero la politica internazionale, la politica nazionale, la politica scolastica, la politica locale e la politica economica.

In questi articoli si trovano descritti con rigore di analisi e ampiezza di riferimenti i grandi fatti e le grandi questioni politiche, economiche e culturali del ventennio considerato.

Accenno solo ad alcuni temi: vi sono articoli dedicati alla politica estera di De Gasperi e all’imperialismo russo, agli italiani a Trieste e alla crisi dell’ONU, al controllo atomico e al disarmo, alle esigenze economiche e politiche dell’Africa, alla situazione in Israele e in Cecoslovacchia, alla necessità di creare una nuova società mondiale fondata sulla pace; contributi sulle politiche del centro-sinistra e sulla Democrazia Cristiana, chiamata a disegnare lo Stato degli anni Settanta; e ancora articoli sull’esigenza di creare nuovi posti di lavoro e sul rapporto tra mercato comune e industria italiana; articoli sui finanziamenti per il potenziamento della scuola elementare e sulla preparazione degli insegnanti, anche bresciani; e ancora contributi sull’esigenza di formare il cittadino europeo e sulla formazione dei giovani aperti al mondo.

La presentazione e l’inquadramento generale degli articoli di Mario Pedini è opera delle introduzioni della professoressa Elisabetta Conti (che li ha contestualizzati con un riferimento particolare alla dimensione bresciana e italiana) e del professor Paolo Borruso (che li ha letti soprattutto in relazione alla dimensione italiana, europea e africana), mentre l’on. Aventino Frau, che di Mario Pedini è stato collaboratore e amico anche nel periodo considerato, ha tracciato un suo ritratto in rapporto alla dimensione locale, nazionale e internazionale secondo l’ottica più intima della vicinanza profonda e duratura.

Il volume si chiude con una nota biografica e i titoli di articoli comparsi sui periodici bresciani che non hanno potuto trovare spazio nel volume, nonché il riferimento ad altri contributi pubblicati da Pedini sempre nel ventennio 1948-1968.

Mario Pedini ha vissuto intensamente il suo impegno tra città e mondo. Il suo insegnamento può ancora, a mio parere, contribuire ad illuminare in modo efficace e lungimirante il nostro presente e il nostro futuro.

MICHELE BUSI 07 dic 12:34