Tornano a suonare a mano le campane
La tradizione campanaria torna a vivere a Faverzano grazie a un intervento della Federazione bresciana campanari, realizzato con l’ausilio, la passione e la preziosa collaborazione dei volontari e delle realtà locali. L’intervento ha permesso di ripristinare il sistema di suono manuale delle campane, recuperando le corde necessarie alla movimentazione dei bronzi e riportando in funzione anche la tastiera per il suono d’allegrezza, restituendo così la possibilità di utilizzare nuovamente l’impianto secondo le modalità della tradizione. Un recupero reso possibile soprattutto grazie alla disponibilità e alla collaborazione delle persone del luogo, in particolare Marco Piccinotti e il geometra Lucio Gulberti, che hanno messo a disposizione conoscenze, memoria e tempo, e grazie alla grande disponibilità del parroco, il cui sostegno ha consentito di portare avanti concretamente l’intervento. Ma il recupero non si è limitato alla componente materiale. Grazie alla memoria di Marco Piccinotti è stato infatti possibile riportare alla luce anche una storica melodia delle campane d’allegrezza di Faverzano. Un motivo che, dopo anni di disuso, rischiava di rimanere soltanto un ricordo tramandato oralmente e non più eseguito sulle campane della parrocchia.
La melodia è stata trascritta su pentagramma e nuovamente eseguita, trasformando così una testimonianza, custodita nella memoria di un abitante, in una vera e propria testimonianza musicale documentata. La possibilità di tornare a utilizzare la tastiera ha inoltre consentito di sperimentare il repertorio campanario in una prospettiva più ampia, collegando la tradizione locale anche a esperienze musicali maturate in ambito internazionale. In questo contesto si inserisce anche il rapporto musicale e culturale instaurato da alcuni anni tra il vicepresidente della Federazione Bresciana Campanari, Mattia Malzani, e Mathieu Daniel Polak, suonatore di campane dei Paesi Bassi. Nell’ottica di uno scambio culturale, a Faverzano sono state eseguite anche alcune composizioni realizzate da Polak, specificamente per le campane italiane, portando così all’interno dell’impianto locale musiche nate dall’incontro tra differenti esperienze della tradizione campanaria europea. L’esperienza dimostra come il recupero di un impianto storico possa diventare non soltanto un’operazione di conservazione, ma anche un’occasione di confronto, sperimentazione e dialogo tra tradizioni diverse. La tastiera, tornata nuovamente utilizzabile, diventa così uno strumento capace di mettere in relazione la memoria musicale di Faverzano con un patrimonio campanario che supera i confini nazionali. L’intervento rappresenta dunque un esempio significativo di come la tutela del patrimonio campanario non riguardi soltanto la conservazione delle strutture e degli strumenti, ma anche la salvaguardia di gesti, tecniche, repertori e memorie sonore che costituiscono parte integrante dell’identità delle comunità locali. A Faverzano, dunque, non sono semplicemente tornate a suonare delle campane manualmente: grazie alla collaborazione tra la Federazione, i volontari locali Marco Piccinotti, Lucio Gulberti, Sandra Davide, Matteo Bertoli e la parrocchia nella persona di don Ettore Gorlani, è tornata a risuonare una parte della memoria del paese, aprendosi al tempo stesso a nuove esperienze musicali.