Vivo solo, ma non sono solo
“Vivo solo ma non sono solo”, un progetto dedicato agli anziani over 75 che vivono soli, diventa un esempio concreto di integrazione sociosanitaria, grazie alla collaborazione tra il Distretto Bassa Bresciana Centrale di Asst Garda, Ambito 9, Comune di Pontevico, Medici di Medicina Generale e Terzo Settore. La vera innovazione non consiste sempre nel creare nuovi servizi, ma nel mettere in rete le risorse già presenti sul territorio, valorizzando competenze e responsabilità per offrire risposte coordinate ai bisogni dei cittadini. È questo il principio alla base del progetto “Vivo solo ma non sono solo” sviluppato nel Comune di Pontevico, un’iniziativa rivolta agli anziani ultrasettantacinquenni che vivono soli, che rappresenta soprattutto un nuovo modello di welfare territoriale fondato sull’integrazione tra istituzioni, sanità, servizi sociali e volontariato. In una società caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente complessità dei bisogni, la sfida non è soltanto garantire prestazioni sanitarie e sociali, ma costruire una rete capace di riconoscere precocemente le fragilità, prevenire l’isolamento e favorire il mantenimento dell’autonomia.
Il valore innovativo del progetto risiede nel superamento della frammentazione dei servizi, attraverso una presa in carico condivisa della persona. Il Distretto favorisce il raccordo tra i professionisti sanitari, il Comune mette a disposizione la conoscenza della comunità e le risorse sociali, i Medici di Medicina Generale contribuiscono con la conoscenza clinica degli assistiti e il Terzo Settore offre una presenza capillare e un fondamentale sostegno relazionale. L’integrazione trova concreta applicazione nella visita domiciliare congiunta dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) e dell’Assistente Sociale, che valutano non soltanto le condizioni di salute, ma anche l’autonomia, la sicurezza domestica, le relazioni sociali e le difficoltà quotidiane. Quando necessario viene coinvolto il Medico di Medicina Generale. Da questa valutazione nasce un progetto individualizzato, con interventi costruiti sui bisogni effettivi della persona. Il cambiamento di prospettiva è significativo: non è più il cittadino a doversi orientare tra servizi diversi, ma sono i servizi che si organizzano intorno alla persona. Fondamentale è il contributo del volontariato, che diventa parte integrante della rete assistenziale, attraverso attività di accompagnamento, trasporto, sostegno nella quotidianità e contrasto alla solitudine. Il progetto ha permesso di attivare interventi sanitari, infermieristici e sociali, tra cui visite e prelievi domiciliari, consegna di farmaci e pasti, telesoccorso e assistenza domiciliare. Sono state inoltre rafforzate le risorse locali con un pulmino per i trasporti, il coinvolgimento di nuovi volontari e l’apertura di un ambulatorio infermieristico settimanale. I primi risultati confermano il valore dell’iniziativa: a fronte delle numerose lettere di invito, 55 persone hanno manifestato interesse e sono stati attivati 43 progetti individualizzati. Dopo questa prima esperienza positiva altre richieste di adesione al progetto sono pervenute al Comune.