Creative Age – Musei e Arte per l’Alzheimer
Alla Pinacoteca Tosio Martinengo la quinta sessione del progetto di benessere e inclusione per persone con demenza e loro caregiver
La Pinacoteca Tosio Martinengo ospita oggi la quinta sessione del progetto “Creative Age – Musei e Arte per l’Alzheimer. Percorsi di benessere e inclusione per persone con demenza e loro caregiver”, promosso da AIRALZH – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus, in collaborazione con il Sistema MTA – Musei Toscani per l’Alzheimer e Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia.
Il progetto propone un percorso di formazione rivolto a professionisti del settore museale e sociosanitario delle province di Bergamo, Brescia e Pavia, con l’obiettivo di sviluppare competenze e strumenti per rendere i musei sempre più accessibili e accoglienti nei confronti delle persone con demenza e di chi se ne prende cura. La finalità è contribuire alla sfida di un invecchiamento attivo e creativo, costruendo un’alleanza sempre più solida tra cultura, dimensione sociale e salute e offrendo alle persone con demenza l’opportunità di vivere esperienze culturalmente significative.
Il progetto si inserisce pienamente nel percorso di ricerca che Fondazione Brescia Musei conduce da anni per affermarsi come istituzione culturale inclusiva: un museo che cresce insieme alla propria comunità, spazio sociale prima ancora che luogo di conservazione, capace di generare incontro e di accogliere voci diverse anche nella progettazione delle proprie attività. Una visione che riconosce nella partecipazione culturale un diritto di tutti, e che richiede ai musei di lavorare in stretta relazione con il territorio, affiancando alla professionalità degli educatori museali quella degli educatori sociosanitari, in un percorso di formazione continua orientato alla qualità della relazione, grazie alle competenze di professionisti diversi per costruire nuove progettualità attraverso il dialogo.
In quest'ottica, la partecipazione di tre educatori museali di Fondazione Brescia Musei al percorso formativo di Creative Age è particolarmente significativa: testimonia come la formazione continua sia da sempre uno dei punti di forza dell'istituzione, un investimento in cui la Fondazione crede con convinzione per evolversi ed essere in grado di accogliere le complessità del presente, facendo del museo un punto di riferimento per i bisogni reali della cittadinanza.
È una scelta che riflette una precisa idea di museo: un’istituzione aperta, inclusiva e capace di evolvere, che non si limita a rispondere ai bisogni della cittadinanza, ma lavora per intercettarli, comprenderli e trasformarli in occasioni di partecipazione. Un museo che può diventare, in questo senso, un luogo-faro e un punto di riferimento per la comunità, capace di contribuire al benessere individuale e collettivo.
Dopo i saluti istituzionali di Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei, sono previsti gli interventi di due tra le voci più autorevoli a livello nazionale su questi temi: Cristina Bucci, storica dell'arte ed esperta in educazione museale, coordinatrice dei Musei Toscani per l'Alzheimer e socia fondatrice dell'associazione culturale "L'immaginario", e Luca Carli Ballola, coordinatore dei Musei Toscani per l'Alzheimer ed educatore museale dal 1989. Al mattino i due relatori guideranno una presentazione e un workshop dedicati a "Valutare per progettare" e alla condivisione degli obiettivi; nel pomeriggio la sessione si concluderà con un workshop di progettazione pratica.
Con “Creative Agee, Fondazione Brescia Musei conferma dunque una direzione di ricerca che mette al centro non soltanto il patrimonio, ma le persone e le relazioni che intorno al patrimonio si possono generare: un museo realmente partecipato, nel quale la comunità non sia soltanto destinataria delle attività, ma possa contribuire alla loro progettazione e alla definizione di nuovi modi di abitare e vivere l’esperienza culturale.
L’obiettivo è costruire, insieme agli altri musei e ai servizi del territorio, una cultura dell’accessibilità che non sia una risposta occasionale a un bisogno specifico, ma una componente strutturale dell’identità del museo contemporaneo: un luogo di tutti e per tutti, capace di crescere con la comunità e di accompagnarla nelle trasformazioni del presente.