Riflessioni attuali sul fine vita
Quale risposta per l’uomo che è posto a confronto con la morte imminente? La prossimità umana di chi gli è vicino è capace di aprirgli il cuore al mistero della sua esistenza, alla trascendenza o semplicemente all’amore umano che lega gli uomini tra loro. Nella nostra società il pensiero della morte è spesso rimosso. Ma la morte è un evento che ispira solo angoscia, paura, forse disperazione ed è privo di senso? Le sapienze di ieri e di oggi dicono che chi non ha un motivo per morire, non ha un motivo per vivere. Possiamo aiutare donne e uomini nel loro fine-vita a porsi le domande essenziali e a guardare in faccia con coraggio il loro destino? A partire da questi interrogativi, il convento di san Gaetano a Brescia ha predisposto, in collaborazione con l’associazione Family Day, con ProVita e Famiglia, con l’associazione Tito Speri, con “Il Pellicano”, con il Movimento Cristiano Lavoratori e con la Provincia di Brescia, un percorso in quattro tappe. Accompagnando le persone nell’ultimo tratto terreno si sperimenta il senso alto della vita e dunque il senso alto del morire. “Non bisogna − spiegano i promotori − avere paura della morte perché parte della vita. Se rifiuti la morte, in realtà stai rifiutando la vita stessa”.
Il primo incontro, “La morte accolta”, è in programma il 16 febbraio alle 18. Intervengono, moderati da Piercarlo Peroni, padre Fiorenzo Reati e i genitori di Giulia Gabrieli, che ha trasformato i suoi due anni di malattia in un inno alla vita. Eppure era una ragazza normale. Anzi, rivendicava spesso la sua normalità: era bella, solare, genuinamente teatrale, amava viaggiare, vestirsi bene e adorava lo shopping. Un’esplosione di raffinata vitalità, che la malattia, misteriosamente, non ha stroncato, ma amplificato. Attualmente Giulia è Venerabile ed è in corso il processo di beatificazione.
“La morte amica” è il nome assegnato al secondo incontro previsto per il 16 marzo alle 18. Moderati da Margherita Peroni, portano il loro contributo padre Fiorenzo Reati, il professore Massimo Gandolfini e don Stefano Fontana. Come scriveva padre David Maria Turoldo, “non bisogna aver paura della morte, perché è parte della vita. Se rifiuti la morte, in realtà stai rifiutando la vita stessa”. Bisogna saper integrare la morte nella vita.
Il terzo incontro “La morte alla luce del Concilio Vaticano II”, il 20 aprile, chiama in causa i documenti del Concilio per riscoprire il pensiero autentico dei padri conciliari non ancora attuato nella Chiesa e spesso travisato. Nel corso della serata, Paolo Botticini si confronta con mons. Marco Alba e con Luca del Pozzo, autore del libro “Il Concilio Vaticano II spiegato ai miei figli”. Nei documenti del Concilio Vaticano II, la morte è interpretata non come una fine assoluta, ma come il momento culminante del “mistero” umano, illuminato dalla Risurrezione di Cristo. La costituzione pastorale Gaudium et Spes affronta il tema in vari paragrafi sottolineando che di fronte alla morte l’enigma della condizione umana raggiunge il suo apice. L’uomo non teme solo la sofferenza fisica, ma la “scomparsa perpetua” della propria persona. La fede insegna che Dio ha creato l’uomo per un destino di felicità oltre i confini della miseria terrena. Cristo, con la sua morte, ha liberato l’uomo dalla morte stessa. Ogni cristiano, configurato a Cristo, viene associato al suo mistero pasquale, andando incontro alla morte con la speranza della risurrezione. La costituzione dogmatica Lumen Gentium sottolinea la continuità tra i vivi e i morti: la Chiesa riconosce la “comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo” e coltiva con grande pietà la memoria dei defunti, offrendo per loro suffragi; la morte segna la fine dell’unico corso della nostra vita terrena; non sono ammesse altre vite terrene dopo questa con il rifiuto della reincarnazione.
Infine, il quarto appuntamento “La morte assistita: no grazie” si tiene il 18 maggio con Massimo Gandolfini, Francesco Borgonovo e Marco Salvagno. Immanuel Kant dissertava che non sussiste il diritto a morire in quanto la morte è sempre un atto sociale e non individuale perché toglie tutti i diritti dell’uomo, resiste pertanto solo il diritto alla vita che è la fonte di ogni diritto. Si esamineranno le proposte di legge in discussione nel parlamento sull’eutanasia e sul suicidio assistito. Sarà approfondito anche il percorso delle cure palliative che hanno il preciso fine di accompagnare il malato e i suoi familiari a una morte dignitosa e con dolore sopportabile. Ma la legislazione è, purtroppo, ancora scarsamente attuata in Italia. Infine, sarà affrontato il diritto internazionale per verificare cosa è successo nei pochi Paesi in cui è stata adottata tale legislazione perché, come diceva un famoso psichiatra belga, “quando la morte è sul menù, la gente la ordina”.
Informazioni. Per avere informazioni e per iscriversi, si può mandare una email a iscrizioni@familyday.info o telefonare al numero 3286617336.