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Brescia
di ELISA GARATTI 22 giu 2026 09:00

Don Coccoli: a passo lento, nell'ascolto

Un viaggio intimo verso la verità. Un percorso lungo, caratterizzato da domande profonde e da risposte non sempre immediate, che ha richiesto una ricerca, personale e “a passo lento” tra i segni emersi sul sentiero della vita. Un cammino di consapevolezza che si è compiuto, sabato 13 giugno, quando don Andrea Coccoli ha pronunciato il suo “Sì per sempre”. 

Don Andrea Coccoli è stato nominato vicario parrocchiale di Borno, Lozio, Ossimo Inferiore, Ossimo Superiore e Villa di Lozio.

Com’è nata la tua vocazione?

Le prime intuizioni sono emerse in quinta superiore durante la preparazione della tesina per l’esame di maturità: il tema scelto – il creazionismo a confronto con l’evoluzionismo – voleva essere un punto di congiunzione tra la mia scuola, il liceo scientifico, e la mia storia parrocchiale e valoriale. Questa tematica mi ha interrogato e ho cercato di andare a fondo nella verità. Anche l’accompagnamento dei ragazzi di quinta elementare come catechista è stata un’esperienza importante: di fronte alle loro domande, mi informavo, mi confrontavo, volevo trovare nuove risposte. La prima consapevolezza è arrivata durante un pellegrinaggio ad Assisi. Ho visto preti, suore e frati molto felici e mi sono chiesto: “Perchè non posso essere felice come lo sono loro?”. Queste domande sono rimaste sotto traccia. Ho iniziato l’università, ho cambiato città e vivevo con mia nonna a Milano. La mia vita si svolgeva regolarmente, ma mi mancava la profondità. Trovavo sollievo a queste situazioni sostando in preghiera in chiesa. Giorno dopo giorno, mi sono accorto che questi momenti diventavano sempre più lunghi. I minuti diventavano ore. Quel silenzio mi aiutava a vivere meglio la mia vita, le relazioni e il rapporto con mia nonna malata. Stava succedendo qualcosa, poi ho capito che qualcuno mi stava chiamando.

Insomma, è stato un percorso personale, intimo, in cui si è sviluppato un dialogo profondo tra te e...

Non mi era mai capitato di sostare così tanto a pensare a domande davvero importanti. In questo percorso, non ho mai avuto una guida spirituale: piano piano mi sono accorto dei piccoli segni disseminati sulla mia strada. Quando poi sono riuscito a collegare tutti i puntini e a leggere il disegno che si stava creando, dentro di me si è aperto un mondo di bellezza, di gratitudine e di gioia.

Al primo anno di università, decidi di stravolgere la tua vita per entrare in Seminario. Come hanno reagito la tua famiglia e i tuoi amici?

I miei genitori non avevano mai pensato a questa mia destinazione. Per loro è stato sicuramente impattante, ma sono stati felici nel vedere che avevo trovato una strada. A ruota, tutto il resto della famiglia mi ha molto sostenuto. Per quanto riguarda i miei amici, sono rimasto molto sorpreso: tutti sono rimasti molto affascinati e colpiti dalla mia scelta. Alcuni mi hanno addirittura detto: “Ti ci vedo”. Il mio parroco, invece, mi ha confessato che se io non fossi andato da lui, sarebbe venuto lui a parlarmi prima o poi: aveva intuito la mia via, ma voleva lasciarmi la libertà di ascoltare e rispondere alla chiamata del Signore. 

In base alle tue sensibilità e alle esigenze del mondo in cui viviamo, secondo te, qual è l’identikit del sacerdote oggi?

In questo tempo, è certamente determinante l’aspetto relazionale. Siamo in un mondo sempre più connesso, dove le persone però sono sempre più distanti. L’ho visto a scuola, per esempio, dove si fa sempre più fatica ad ascoltarsi e a mantenere l’attenzione. I veri cambiamenti accadono dentro un percorso di accompagnamento molto lento, in cui ci si mette e ci si mantiene in ascolto. La ricchezza è sapersi ascoltare e riuscire a comprendere che c’è una verità nelle parole degli altri. Magari, poi, si hanno visioni diverse della stessa verità, ma si può, comunque, camminare insieme. Soprattutto per le relazioni che vivrò in parrocchia ritengo fondamentale un ascolto lento e attento. Un’attenzione al singolo e la capacità di sentirsi accolti e ascoltati che io stesso, nell’esperienza comunitaria con le famiglie dell’oratorio, ho vissuto e ritenuto essenziale: quelle escursioni, quei ritrovi, quei momenti insieme ci hanno fatto crescere insieme. 

Al termine di ogni giornata, riesci a trovare un motivo che possa confermarti la strada intrapresa?

Prima di andare a letto, quando prego, ripenso alla giornata e mi focalizzo sui punti salienti, cioè su quei luoghi e momenti in cui ho incontrato la bellezza, e quindi Gesù, nelle situazioni e nelle persone. Rendo grazie e affido a Lui le persone più bisognose. Soprattutto dopo l’ordinazione diaconale, mi sono reso conto di quante persone mi vogliono bene. Ogni giorno è una conferma di quanto il Signore mi voglia bene per via delle persone e delle occasioni che mette sul mio cammino. Sono molto grato di tutto ciò. 

ELISA GARATTI 22 giu 2026 09:00