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Brescia
di RAFFAELLA FALCO 22 giu 2026 09:00

Don Scolari: Essere prete non è un traguardo...

Qualcosa di bello, un pensiero, un’idea che prende forma nella vita, in un piccolo paese della Valle Camonica, in parrocchia e nell’osservare con curiosità e stima i sacerdoti che si avvicendano alla sua guida. Così nasce la vocazione di don Omar Scolari e, iniziando da qui, la racconta. 

Don Omar Scolari è stato nominato vicario parrocchiale di Iseo, Clusane, Pilzone e Cremignane.

Ricordi qualche prete in particolare o un’esperienza che ha segnato il tuo cammino?

Il mio è stato un cammino “normale”, direi semplice, lineare, senza scossoni o incontri folgoranti. Per affinità ed età, ero naturalmente più vicino ai curati e partecipavo con interesse alle attività che proponevano a noi giovani, mentre cresceva in me il desiderio di conoscerli meglio. Il loro esempio e la loro testimonianza mi facevano pensare e mi indicavano qualcosa di molto bello, che avrei potuto vivere anch’io. Vivevo tutto questo non da solo, ma condividendo le diverse esperienze con tanti amici, che ricordo con affetto.

La scelta di diventare prete non esclude l’umanità, anzi la presuppone. Nel tuo percorso di formazione, in un mondo in cui è difficile fare scelte definitive, ci sono stati momenti difficili? 

Il seminario prevede un cammino formativo che tiene conto dell’umanità, per cui emergono, oltre alle gioie, anche alcune fatiche. In particolare, nel mio primo anno, l’esperienza del Covid è stata molto difficile. Vivevo da poco tempo in una realtà nuova, molto diversa, in cui cercavo di ambientarmi, e sono stato costretto a stare lontano per un tempo prolungato da casa mia, dalla mia famiglia, dai miei amici… Riconosco che è stato un inizio un po’ particolare: nella fatica che ho vissuto ho scoperto il bello di vivere con gli altri compagni, anche quelli più grandi, con più esperienza, relazioni forti che ci hanno legati in poco tempo e che, forse, in altri contesti avrebbero richiesto più tempo o, chissà, non ci sarebbero state. Queste relazioni, nei sette anni di seminario, mi hanno aiutato a crescere.

Hai parlato della tua famiglia e della nostalgia dei primi tempi. Che rapporto hai con loro? È stato difficile comunicare loro la tua scelta? Come l’hanno vissuta?

Ho un rapporto molto bello con la mia famiglia. Ho un fratello e una sorella più piccoli di me. Sono stato il primo a uscire di casa, per cui anche per la mia famiglia è stato un momento un po’ particolare, anche se hanno accolto bene la mia scelta e mi hanno sempre accompagnato e sostenuto, in particolare mi sono molto vicini in questi giorni di preparazione all’ordinazione.

C’è tanta gioia intorno a te...

Sì, tanta, e anche una grande attesa, una felicità, una gioia che è mia chiaramente, ma anche dei miei familiari e delle persone che mi vogliono bene. Penso ai miei amici di Berzo Inferiore, ai quali, inizialmente, ho comunicato la mia scelta con un po’ di fatica, nel timore che i rapporti tra noi potessero cambiare… Sono rimasto, sorpreso, invece, delle reazioni positive, belle: erano molto contenti per me e un po’ se l’aspettavano… E io che pensavo a qualcosa di molto intimo e nascosto, tra me e Dio! Invece mi ha fatto piacere scoprire che anche fuori era visibile e chi mi voleva bene lo aveva già intuito.

In un mondo in cui i cristiani sono ormai una minoranza, se pensi alle sfide, le cogli più come uno stimolo o una preoccupazione? In base alla tua esperienza, come immagini possa essere il sacerdote oggi?

Partendo dalle esperienze che ho vissuto in questi anni di seminario, il sabato e la domenica in diverse realtà, con modalità molto differenti tra di loro di vivere la Chiesa, le relazioni, la pastorale e l’oratorio, posso dire in prima battuta di essermi arricchito in modo sorprendente. Io provengo da una realtà piccola e lontana dalla città, per cui tante esperienze, incontri e anche esperienze spirituali mi hanno colpito positivamente per la loro novità e per gli orizzonti che possono aprire. Nei luoghi in cui ho vissuto il mio servizio pastorale, ho sempre percepito una certa stima e anche un certo fascino nei confronti della mia scelta, anche da parte di persone non vicinissime alla Chiesa. Mi sono accorto che il mio ruolo non ostacolava l’incontro, anzi era un’occasione di conoscenza reciproca e di amicizie belle e stimolanti. Anche per questo, parto con tanta fiducia e con tanto desiderio di scoprire cose nuove.


RAFFAELLA FALCO 22 giu 2026 09:00