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Brescia
di + PIERANTONIO TREMOLADA 02 apr 2026 10:46

Tremolada: Che cosa ci chiede il Signore oggi?

E' bello riunirci insieme in Cattedrale per questa solenne celebrazione eucaristica, nella quale consacreremo i santi oli da offrire alle nostre comunità cristiane per la celebrazione dei Sacramenti. È questa un’occasione attesa, nella quale rinnovare il proposito espresso da ognuno di noi al momento della nostra ordinazione sacramentale, proposito che ci ha resi per grazia ministri di Cristo.

E io voglio subito rivolgere il mio affettuoso saluto e il mio augurio a quanti festeggiamo un particolare anniversario di ordinazione. Vi giunga l’espressione della mia personale riconoscenza e quella di tutta la diocesi, per il vostro generoso servizio e per testimonianza che offrite di dedizione fedele al Signore e alla sua Chiesa.

Con questa celebrazione oltrepassiamo la soglia del Triduo Santo e ci avviamo verso la gloriosa risurrezione del Signore, percorrendo con lui il cammino doloroso della passione. Come ci esorta a fare la Lettera agli Ebrei, «teniamo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede»: sia il nostro uno sguardo di contemplazione che tocchi il nostro cuore, lo guarisca, lo consoli, lo rafforzi. Sia questa Pasqua per noi e per il mondo intero sorgente di pace: pace dei cuori, pace tra i popoli.

Nella luce amabile del tempo pasquale, tra pochi giorni ci troveremo a vivere come Chiesa un momento importante, al quale ci stiamo da tempo preparando: il nostro Convegno Diocesano. Abbiamo pregato insieme in questo ultimo tempo, chiedendo al Signore che «sia un momento di grazia» e affidando a lui il nostro desiderio di «compiere fedelmente la sua volontà».

Davvero il nostro più sincero desiderio è «fare la volontà di Dio», ciò che egli desidera da noi. Non dovremo tuttavia mai dimenticare che la nostra volontà è risposta alla sua e che prima di capire che cosa noi dobbiamo fare per lui, è importante conoscere che cosa lui ha fatto per noi. Quando il Signore Gesù, consegnandoci la sua preghiera, ci ha invitato a ripetere, rivolgendoci al Padre, «sia fatta la tua volontà», sta pensando anzitutto alla volontà del Padre, al suo volere. Come nelle due richieste precedenti, ci invitava a domandare al Padre che santifichi il suo nome santo e che sia lui a far giungere tra gli uomini il suo Regno, cioè la sua amorevole sovranità. C’è dunque una volontà che precede la nostra e che è all’opera nella nostra storia, con i suoi effetti di grazia. C’è un disegno di grazia nel quale siamo stati accolti e nel quale, prima ancora, siamo stati pensati.

Lo enuncia in modo straordinariamente efficace san Paolo, definendo tutto questo «il mistero della sua volontà». Scrive così agli Efesini: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra».

La volontà di Dio è anzitutto ciò che Dio ha voluto da sempre e che continua a operare nella storia, per la grazia dello Spirito santo in forza della risurrezione di Gesù. Noi siamo ormai nel tempo della Pentecoste. Lo Spirito di Dio ha visitato il mondo e il Cristo redentore è l’alfa l’omega della storia. In questa divina volontà si inscrive la nostra. Dice sempre san Paolo scrivendo questa volta ai Colossesi: «Perciò anche noi non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto (Col 1.9-10). Da qui il discernimento. San Paolo lo raccomanda nella lettera ai Romani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,1-2).

Il discernimento! È quanto cercheremo di compiere nel Convegno che ci attende e vorrei allora su questo soffermarmi un momento a riflettere con voi.

Il discernimento è anzitutto personale. Un discernimento comunitario sarà faticoso se non poggia su un’esperienza che ciascuno sta cercando vi vivere personalmente. E il discernimento personale – qui ci aiuta sant’Ignazio di Loyola – è porsi in reale ascolto di Dio, attivando il desiderio di lui e di ciò che lui solo desidera, acquistando quella libertà interiore che deriva dalla purificazione da ogni affetto disordinato. Il discernimento personale domanda apertura al cambiamento, disponibilità a quanto richiesto da Dio senza porre condizioni, senza costruirsi sicurezze, senza rivendicare diritti, senza avanzare pretese, felici di riconoscere la novità e creatività dello Spirito, nella semplicità, mirando unicamente alla gloria di Dio e alla salvezza della propria anima.

Il discernimento comunitario è invece una ricerca condivisa di ciò che piace a Dio, è il noi della fede che, in ascolto dello Spirito, cerca e trova la volontà di Dio, sentendosi parte del suo disegno salvifico che è in atto nel mondo. Affinchè questo avvenga, occorre anche in questo caso purificarsi dalle cattive passioni: antipatia, gelosia, invidia, indifferenza; occorre superare preconcetti e ambiguità; occorre accettare la reciproca correzione e mantenersi aperti al contributo degli altri, alle loro vedute e convinzioni; occorre infine rinunciare all’autosufficienza, alla pretesa di possedere da soli la giusta visione delle cose. Il discernimento comunitario domanda una continua conversione del cuore e una sincera disponibilità all’azione dello Spirito.

La Chiesa è stata invitata al Concilio Vaticano II a esercitare il discernimento comunitario nella forma della «interpretazione dei segni dei tempi». È quanto abbiamo chiesto anche noi nella preghiera rivolta al Signore, in vista del nostro Convegno: «Concedi a noi che siamo la Chiesa del Signore e desideriamo essere per il mondo tessitori di speranza, un cuore docile all’azione del tuo Spirito. Donaci la sapienza che viene dall’alto, perché «sappiamo interpretare i segni dei tempi» e percorrere le strade che tu apri davanti a noi».

L’invito del Concilio merita di essere riascoltato. In Gaudium et Spes si legge: «Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito. Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche».

Avrei tanto piacere che il Convegno che ci apprestiamo a vivere ci aiuti a interpretare in questo modo i segni di questo nostro tempo dei tempi. Sarà l’impegno che condivideremo con tutti i delegati. Quel che mi preme qui sottolineare è l’istanza di fondo che il Concilio ci consegna. Vi un desiderio da coltivare, un compito da assumere: quello di capire il nostro tempo. Per capirlo occorre anzitutto amarlo, poi abitarlo, poi scrutarlo, cercando i segni della grazia di Dio che vi sta operando. Il mondo di oggi è il nostro ambiente di vita, è la nostra epoca, il nostro momento storico. Non dobbiamo temerlo, non possiamo fuggirlo o subirlo, non potremo accontentarci di giudicarlo, prendendo le distanze. C’è una passione per l’uomo di oggi che non ci è lecito rinnegare. Dobbiamo promuovere la vita e anche difenderla da ciò che nel mondo di oggi tende ad oscurarla o addirittura a profanarla. Ma dobbiamo farlo con empatia, con la compassione del Signore. Impariamo, poi, dai nostri giovani a tenere vivo il gusto delle grandi domande e la passione nella ricerca delle risposte, ben sapendo che abbiamo avuto la fortuna di incontrare il Signore della gloria e di aver conosciuto il suo Vangelo. Non temiamo il pensiero, la scienza, la cultura. Temiamo piuttosto l’ingiustizia, l’orgoglio, l’arroganza, il consumo e il denaro trasformati in idolatria. Abbiamo fiducia nel cuore dell’uomo e nel suo invincibile desiderio di verità. Soprattutto abbiamo fiducia nella potente e misteriosa dello Spirito santo.

L’interpretazione sapiente dei segni dei tempi ci permetterà di capire meglio come essere oggi. Chiesa in missione e come essere ministri di Cristo in questa Chiesa che vuole contribuire a tenere viva la speranza. Mi piace pensare che il nostro Convegno possa aprire a tutti noi nuove e concrete prospettive,

Vorrei concludere parlando della virtù della prudenza, una delle quattro virtù cardinali. In una delle poche frasi di Gesù in questa parola ricorre – poiché egli vi preferisce la parola vigilanza – essa, in traduzione italiana, suona così: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16). Il serpente è sempre in allerta, è avveduto, attento a tutto ciò che accade. La prudenza non è ingenuità: richiede lucidità, senza però mai perdere la purezza del cuore. Si intreccia con la mansuetudine e la limpidezza. Unisce intelligenza, esperienza, responsabilità e domanda umiltà e coraggio, sempre nella benevolenza. Non è timidezza, indecisione, astuzia, calcolo; è saggezza pratica orientata al bene. Davvero la prudenza è la virtù del discernimento. È la capacità di riconoscere e di decidere, alla luce dello Spirito e della Parola di Dio, ciò che è bene fare qui e ora, con libertà e responsabilità. Per compiere le scelte giuste, infatti, non basta l’efficienza o il calcolo, serve una luce più profonda. La vera prudenza, poi, non è conservatrice o difensiva: è invece coraggiosa, può portare anche a decisioni audaci, se il bene lo richiede. Soprattutto non resta astratta, ha un forte senso della concretezza, riguarda sempre il qui e ora, le situazioni reali della vita. E infine – come ci insegna san Tommaso – la prudenza è l’auriga delle altre virtù cardinali. Senza la prudenza, la giustizia può diventare rigida, la fortezza può diventate avventata, la temperanza può scivolare nell’eccesso o nel difetto.

Invochiamo dunque il dono della prudenza, invochiamo la virtù del discernimento. Guardiamo ad essa come a quella singolare dimensione della sapienza grazie alla quale è possibile leggere con verità il vissuto quotidiano, nella sua concretezza, cogliendovi però l’alto appello che viene dalla coscienza, l’eco delle grandi domande, il dramma delle sfide epocali, lo slancio dei desideri più veri. Capiremo così meglio qual è la volontà di per noi oggi, che cosa il Signore ci sta chiedendo come Chiesa e come suoi ministri.

Faremo nostra la domanda che rivolsero agli apostoli i primi uditori dell’annuncio del Vangelo, trafitti nel cuore da quanto avevano ascoltato: «Fratelli, che cosa dobbiamo fare?» (At 2,37). Anche noi ci chiediamo: «Fratelli, che cosa dobbiamo fare?». Ce lo chiediamo reciprocamente.

Che cosa ci chiede il Signore oggi, qui, in questo nostro territorio, nelle nostre parrocchie, con tutti coloro che condividono con noi l’avventura della vita. Come farci servitori nel nome di Gesù in questo nostro mondo, da cui non vogliamo fuggire, che non intendiamo semplicemente giudicare, che vogliamo abitare ma che anche vogliamo difendere e custodire, mondo lacerato e incerto ma sempre assetato di verità? Come essere oggi in questo mondo tessitori di speranza?

Un discernimento onesto, rigoroso, sereno ma anche coraggioso è quanto vorremmo compiere insieme, in ascolto della voce di Dio. Il presente e il futuro, come già il passato, sono il campo di azione dello Spirito: a noi è chiesto di comprendere dove ci sta indirizzando.

Voglia il Signore che, quanto umilmente cercheremo di vivere insieme, in un confronto fraterno e appassionato, consenta allo Spirito di rendere maggiormente efficace la sua azione di salvezza.

Ci accompagni l’amorevole protezione la Beata Vergine Maria, madre della speranza.

+ PIERANTONIO TREMOLADA 02 apr 2026 10:46