Verso la beatificazione di don Elia Comini
Nell'anno del centenario della presenza salesiana a Chiari ci sarà anche la beatificazione di don Elia Comini, salesiano sacerdote, ucciso nella strage di Marzabotto – Monte Sole (1° ottobre 1944).
Sacerdote professo della Società di San Francesco di Sales; venne catturato dai nazisti dopo essere accorso nella zona del massacro di Creda, a portare il conforto dei sacramenti ai superstiti. Consapevole della sua sorte, la mattina del 1° ottobre fu portato con altri al luogo del supplizio, presso la Botte di Pioppe di Salvaro, dove avvenne la sua esecuzione.
Don Elia visse a Chiari ben 10 anni della sua vita religiosa e sacerdotale e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Brescia il 16 marzo 1935 da mons. Giacinto Tredici.
In preparazione alla beatificazione è stato organizzato un evento con il postulatore, don Pierluigi Cameroni, sabato 24 gennaio alle 20.30 a Chiari nella chiesa di San Bernardino.
Il venerabile Servo di Dio Elia Comini nacque il 7 maggio 1910 a Calvenzano di Vergato, in provincia di Bologna. La famiglia, di modeste origini, si trasferì presto a Salvaro, dove l’Arciprete, Mons. Fidenzio Mellini, aveva conosciuto e frequentato San Giovanni Bosco. Questi mandò Elia alla scuola dei Salesiani a Finale Emilia, dove maturò la sua vocazione. Nel 1926, dopo il noviziato, fece la prima professione e venne inviato a completare gli studi a Torino Valsalice e all’Università Statale di Milano. Il 16 marzo 1935 fu ordinato sacerdote e si dedicò all’educazione dei giovani nelle scuole salesiane di Chiari e Treviglio, dove divenne anche preside. Fu apprezzato quale guida spirituale saggia e illuminata. Ogni anno trascorreva un periodo di vacanza presso l’anziana mamma e aiutava l’anziano parroco di Salvaro nel servizio pastorale del villaggio. Anche nell’estate del 1944 vi si recò, pur essendo quella zona al centro di combattimenti che coinvolgevano militari tedeschi, alleati e gruppi partigiani. In quel contesto bellico Don Elia predispose insieme al parroco l’accoglienza di diverse famiglie sfollate che trovarono rifugio nella parrocchia di San Michele in Salvaro. Con loro collaborò un giovane prete dehoniano, padre Martino Capelli, col quale Don Elia aveva stabilito una buona intesa. Quando i soldati delle SS dilagarono nella zona di Monte Sole, prestò soccorso alla popolazione, seppellendo i morti e nascondendo una settantina di persone in un locale attiguo alla sacrestia. Su richiesta di un gruppo di partigiani, celebrò una Messa in suffragio di alcuni loro compagni caduti in battaglia. Il 29 settembre del 1944 dopo l’eccidio perpetrato dai nazisti nella vicina località detta “Creda”, Don Elia, insieme a Padre Cappelli, accorse a portare conforto agli agonizzanti. Al suo arrivo, accusato da un delatore di essere una spia dei partigiani, fu imprigionato e costretto a trasportare munizioni. Venne infine condotto con Padre Cappelli e con un altro centinaio di prigionieri, tra i quali altri tre sacerdoti, in una scuderia a Pioppe di Salvaro, dove assistette alle molteplici violenze perpetrate dagli invasori, sempre pronto a confortare, soccorrere e prestare il ministero della Confessione. Falliti i tentativi di mediazione con i quali da più parti si cercò di salvarlo, la sera del 1° ottobre 1944 il venne ucciso insieme a Padre Cappelli e a un gruppo di altra gente considerata “inabile al lavoro”, nonostante Don Elia fosse in buona forma fisica. Durante l’esecuzione di una quarantina di persone che furono mitragliate, il corpo del Don Elia protesse uno dei tre scampati a quello che divenne noto come l’eccidio di Pioppe di Salvaro. Il sopravvissuto, divenuto un testimone decisivo di questi fatti, contribuì a far conoscere il martirio di Don Elia Comini, il cui corpo, come quello delle altre vittime, era stato disperso nelle acque del fiume Reno.
Il suo martirio materiale è avvenuto il 1° ottobre 1944. Egli venne catturato dai nazisti dopo essere accorso nella zona del massacro di Creda, a portare il conforto dei sacramenti ai superstiti. Consapevole della sua sorte, la mattina del 1° ottobre fu portato con altri al luogo del supplizio, presso la Botte di Pioppe di Salvaro, dove avvenne la sua esecuzione.
Per quanto riguarda il martirio formale ex parte persecutoris, Don Elia venne ucciso per il suo zelo sacerdotale, che lo aveva portato nei luoghi di Creda, mosso dalla carità pastorale. La sua uccisione fu dovuta principalmente al disprezzo delle brigate S.S. verso il suo esercizio caritatevole del ministero sacerdotale. Il gesto compiuto nei confronti del Breviario, che teneva in mano poco prima dell’esecuzione e gettato via da un aguzzino con un calcio, testimonia come l’odium fidei sia stato un motivo prevalente della sua uccisione.
Riguardo al martirio formale ex parte Servi Dei, come dimostrano gli atti, don Elia era consapevole dei pericoli che correva, e fu pronto a donare la vita per i fratelli, rischiando di morire pur di portare loro conforto spirituale e materiale. Pur potendo rientrare al suo servizio in Lombardia, decise di rimanere in quelle zone, assalite dalle truppe naziste, consapevole dei rischi che correva, per esercitare il suo ministero sacerdotale a beneficio delle anime. Ai persecutori si era presentato infatti con la stola sacerdotale, gli oli santi e le particole, per potere amministrare i sacramenti ai feriti e ai moribondi. Prima di essere ucciso, si affidò completamente al Signore, accettando il martirio.