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Roma
di REDAZIONE 25 nov 2020 08:02

Violenza sulle donne dramma che cresce

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La celebrazione della giornata in una stagione segnata dall'aumento del fenomeno

La morte è il prezzo più alto pagato dalle donne che si trovano ad avere a che fare con violenza maschile, ma non è l’unico. I soprusi, infatti, hanno molte forme e quando si manifestano per la prima volta sono spesso quasi irriconoscibili. Anche perché, nella maggior parte dei casi, il carnefice è colui che dice di amare: un marito, un convivente o un fidanzato.

Stalking e aggressioni verbali e psicologiche sono i primi campanelli d’allarme. Il controllo ossessivo del cellulare e delle frequentazioni segue a ruota, non meno grave di soprusi fisici o sessuali. Forme di supremazia che affondano le radici in un patriarcato sistemico, che convince molti uomini di poter disporre come meglio credono di compagne, e non solo, che non possono contraddirli né lasciarli.

Pena la vendetta, che nel 2020 passa anche dal digitale, e da quel revenge porn che con un click può segnare per sempre la vita di una donna.Le donne spesso faticano a rivolgersi alle forze dell’ordine per paura di ritorsioni ulteriori, perché convinte in qualche modo di meritarsi quello che subiscono, per paura di non essere credute o perché non si sentono abbastanza tutelate dalla legge.

Il passo avanti fatto dal nostro Paese con l’approvazione della legge 69/2019, ovvero il famoso Codice Rosso, infatti, non basta. A un anno della sua entrata in vigore certifica quanto il fenomeno della violenza sulle donne sia radicato nel Paese: dal primo agosto 2019 e il 30 luglio 2020, infatti, si è registrato un aumento di casi di maltrattamenti familiari in Italia, passati da 36.539 a 40.726 (+11%). Il trend, si legge nel rapporto dedicato al primo anno di vita della legge, "può essere imputato alle misure di contenimento da lockdown che hanno portato a situazioni di convivenza forzata".

Nonostante la legge rafforzi il quadro giuridico globale, a scoraggiare la denuncia è anche la non certezza della pena, la lunghezza dei processi e l’alto numero di archiviazioni di casi, spesso dovuti alle inadempienze dei tribunali e a un sistema giuridico e burocratico che, nel suo insieme, non tutela la donna e i suoi diritti. 59 sono state nei primi 6 mesi di questo 2020 le donne uccise. Per 36 di queste la mano assassina è stata quella del marito, del fidanzato o del convivente.

È questo il quadro di riferimento in cui si colloca la Giornata contro la violenza sulla donne che si celebra oggi. Nonostante il proliferare delle panchine rosse in ricordo di donne brutalmente uccise per mano di uomini, i numeri confermano che il fenomeno non accenna a diminuire e che in Italia, così come certifica uno studio dell’Istat c’è un bisogno crescente di strutture e di servizi che tutelino che donne che subiscono maltrattamenti. Un bisogno, certifica l’Istat, che è più alto al nord.

Il dato è confermato anche da Regione Lombardia che il 25 febbraio di quest’anno ha adottato il 'Piano Quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne 2020-2023', un pacchetto di azioni concrete e sperimentali senza precedenti, per contrastare un fenomeno ancora purtroppo in crescita.

Tra le novità più rilevanti, la presa in carico degli orfani delle vittime di femminicidio e dei minori vittime di violenza assistita, oltre ad un programma di interventi per il sostegno abitativo, l'inserimento abitativo e l'accompagnamento alla fuoriuscita dalla violenza.

"Regione Lombardia, intercettando le criticità derivanti dal lockdown, inoltre - ha spiegato l'assessore alla Famiglia e Pari Opportunità Silvia Piani - non si è fermata. I centri antiviolenza hanno continuato a garantire reperibilità telefonica e attività di contrasto anche nei mesi più duri".

"La pandemia e il maggior isolamento domiciliare hanno infatti aumentato le richieste di aiuto da parte delle vittime di violenza. L'emergenza epidemiologica e la conseguente convivenza forzata indotta da limitazioni di carattere logistico - ha aggiunto - hanno fortemente inciso sull'evoluzione del fenomeno, generando maggiori difficoltà ad accedere ai servizi di assistenza e accoglienza".

Nel dettaglio, al 15 ottobre, secondo i dati registrati dall’Osservatorio regionale antiviolenza, complessivamente le donne prese in carico dai Centri Antiviolenza delle reti territoriali sono state 6.527, di cui 1913 hanno avviato il percorso nel 2020. Le chiamate effettuate al 1522 sono raddoppiate rispetto all'anno scorso (+118,8%), 2055 in totale, ossia il 13,4% delle chiamate a livello nazionale.

In riferimento alla delicata contingenza epidemiologica sono state perciò destinati 200mila euro per il riconoscimento delle spese sostenute dalle reti antiviolenza nel periodo di emergenza Covid-19 sia nell'ambito degli interventi di prevenzione, che di contrasto alla violenza.

REDAZIONE 25 nov 2020 08:02