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di GIORGIO BERETTA 04 mar 2026 15:39

Europa, dove vai?

“La posizione della Spagna si riassume in queste parole: no alla guerra”. Così il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha risposto alle minacce del presidente americano Donald Trump dopo il divieto di Madrid di concedere l’utilizzo delle basi di Moron e Rota. “Non saremo complici di qualcosa di negativo, semplicemente per paura di rappresaglie da parte di chiunque”, ha dichiarato Sánchez che ha ribadito la posizione di condanna del suo governo di fronte all’attacco militare di Stati Uniti e Israele all’Iran. “È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E, infine, no alla ripetizione degli errori del passato”. Una posizione chiara e coerente che vorremmo sentire da tutti i leader europei e soprattutto dai rappresentanti dell’Ue. Che, invece, hanno definito “ingiustificabile” solo la risposta militare dell’Iran all’attacco di Stati Uniti e Israele. Un doppio standard già visto all’indomani del genocidario intervento militare a Gaza. Il ritornello dell’aggressore e dell’aggredito, riproposto a ogni occasione per condannare l’intervento militare della Russia in Ucraina, evidentemente non vale sempre. Nel frattempo i Paesi europei si stanno sempre più armando. Non c’è solo il piano “Rearm Europe” da 800 miliardi di euro.

La retorica della deterrenza armata sta sempre più colonizzando il dibattito politico europeo. “Per essere liberi bisogna essere temuti e per essere temuti bisogna essere potenti”, ha detto nei giorni scorsi il presidente francese Emmanuel Macron annunciando davanti al sommergibile nucleare “Le Téméraire”, la nuova strategia di “deterrenza avanzata” che coinvolgerà otto Paesi europei (Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca). “La frase più inquietante del discorso – ha commentato Francesco Vignarca della Rete italiana Pace e Disarmo – è la chiosa finale: il prossimo mezzo secolo sarà ‘un’era di armi nucleari’”. Una resa incondizionata alla minaccia di distruzione totale come se decenni di diplomazia, campagne per il disarmo, trattati e testimonianze di sopravvissuti non fossero mai esistiti. L’Europa che si dice dei diritti e della cooperazione meriterebbe un dibattito democratico vero, non un presidente francese che davanti a un sottomarino nucleare annuncia un futuro sotto ricatto nucleare, chiedendoci di applaudire”.

(Foto Consiglio europeo)

GIORGIO BERETTA 04 mar 2026 15:39