lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di ILARIO BERTOLETTI 19 set 2026 16:22

Germania: cattolicesimo e voto di estrema destra

Il risultato elettorale nel Land tedesco di Sassonia-Anhalt – con il vertiginoso aumento di Alternative für Deutschland, fin quasi alla maggioranza assoluta, la sconfitta della Cdu e la marginalizzazione dei socialdemocratici – ha fatto insorgere domande sullo stato di salute della democrazia tedesca, nel contesto di una avanzata a livello internazionale della destra estrema. Le simpatie neonaziste di AFD trovano il consenso innanzitutto nell’ex Germania dell’Est per diversi motivi: il risentimento del sentirsi tedeschi di serie B in un Land povero rispetto al resto del Paese; il bisogno di miti di rassicurazione, offerto dalla propaganda di AFD, per un’angoscia esistenziale rispetto a un futuro dai tratti economici e sociali sempre più incerti; la costruzione di un capro espiatorio per lenire quell’angoscia: donde il proliferare di un sentimento anti-immigrati, indipendentemente dalla presenza effettiva di stranieri in quel territorio. Ma a colpire è l’indifferenza della maggioranza degli elettori verso l’appello della Chiesa cattolica e di quelle protestanti a rifiutare le sirene del neonazismo. Un appello caduto nel vuoto. Ed è su questa mancata accoglienza che invita a riflettere “Herder Korrespondenz”, una delle più autorevoli riviste cattoliche, con un articolo di Thomas Arnold dove è messa in evidenza la crisi del fattore C (cristianesimo) nella politica tedesca. Un cristianesimo sempre meno rilevante nell’orientare l’elettorato, su questioni che toccano l’identità profonda di una democrazia liberale.

La Cdu – dopo la coraggiosa stagione di Angela Merkel, basti pensare all’accoglienza nel 2015 dei profughi siriani – sembra essersi incartata in una irrisolta rincorsa dei temi della destra estrema, senza lo scarto culturale di un progetto di lungo periodo. Il voto in Sassonia-Anhalt rivela che gli elettori si sono secolarizzati e hanno scelto vie che li allontanano sempre più dalla cultura moderata del cattolicesimo di centro che è stata l’ossatura della democrazia tedesca. Un voto secolarizzato nel quale – con i temi della remigrazione, della cacciata del diverso, del culto delle comunità a forte identità etnica – emergono tratti paganeggianti e inclini all’idolatria dei nuovi tecnocrati à la Thiel o Musk. Qui sta la novità più inquietante: un superamento a destra del conservatorismo religioso, che rigetta l’eredità cristiana e il suo fon-darsi sulla dignità della persona in quanto tale. Al punto da legittimare una discriminazione verso le persone disabili. Un progetto nel quale risuona l’eco dell’eugenetica nazista. Uno slittamento del conservatorismo nel neopaganesimo non nuovo in Germania, come hanno mostrato gli studi di Mario Bendiscioli editi da Morcelliana. Angela Merkel, in un coraggioso discorso al monastero di Maria Laach, aveva a maggio inflessibilmente riproposto il fondamento etico-politico del “Brandmauer”, del muro politico-culturale che divide i partiti democratici da quelli illiberali: “Molti anni fa Ernst W. Böckenförde ha giustamente sottolineato che lo Stato liberale e laico vive di presupposti che non può garantire da solo. Per preservare questo Stato è necessaria anche la cooperazione delle sue cittadine e cittadini. Si tratta né più né meno di difendere il nostro ordine democratico, con le sue libertà”.

Pensiero illiberale. Ma con il voto ad AFD è come se buona parte dei cittadini, attanagliati dall’angoscia per l’insicurezza esistenziale e sociale, si stesse rifugiando in un pensiero illiberale, etnocratico. Quasi avesse scelto di convertire la propria “libertas minor” (la libertà della coscienza) in una servitù volontaria verso nuovi Salvatori. Come rispondere, in forma non autocratica, a questo bisogno di sicurezza? È la difficile sfida per il cattolicesimo politico, in Germania e in Europa: un’opera di ricostruzione del consenso attorno a un concetto di bene comune dove la “tranquillità dell’ordine” (antidoto al veleno realissimo dell’angoscia politica) si coniughi con le libertà civili, il pluralismo e in senso del compromesso tra i valori in gioco. Verrebbe da dire un programma guardiniano, se solo si pensa a opere di Guardini quali “La fine dell’epoca moderna” e “Il Salvatore. Una riflessione teologico-politica”. Dove al politico spetta innanzitutto il compito “serio” (Ernst) di critica dell’idolatria sociale.



©Alice Weidel, dalla pagina Facebook di AFD

ILARIO BERTOLETTI 19 set 2026 16:22