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Brescia
di LUCIANO ZANARDINI 17 set 2026 08:16

Qualcosa sta cambiando

Una mobilitazione dal basso che sorprende e, al tempo stesso, incoraggia. Nonostante la diffusione, nella società, di un linguaggio bellicista, qualcosa sta cambiando. Forse ci siamo stancati di respirare i venti di guerra. Forse ci siamo stancati di credere che il riarmo (strombazzato a gran voce anche nei piani alti della Commissione Europea) sia l’unica via per garantire la sicurezza. Nel nostro Paese c’è una sensibilità diffusa contro le spese militari. La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto l’obiettivo delle 50mile firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Un traguardo raggiunto grazie a una mobilitazione corale. Anche il nostro territorio ha fatto la sua parte. Non potrebbe essere altrimenti vista la presenza di realtà significative di natura ecclesiale impegnate in prima linea in questo ambito. Penso, in particolare, a Pax Christi, alle Acli e all’Azione Cattolica. Una menzione la merita, senza dubbio, anche l’Opal, l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa, che, per il suo attivismo, ha una ricaduta internazionale e trova la sua casa proprio nella nostra città e con il quale la Diocesi e il nostro settimanale collaborano volentieri per la capacità di fare ricerca con uno studio mirato del fenomeno. In Italia c’è ancora chi cerca, promuove e sostiene la pace. Il risultato della campagna apre scenari importanti, perché riporta nell’agenda dei partiti il tema della difesa civile nonviolenta. Concretamente, inoltre, per il Sistema di Servizio Civile, l’applicazione di questa legge significa valorizzare e rilanciare la finalità dell’Istituto – la difesa civile non armata e nonviolenta della Patria – in coordinamento con i Vigili del Fuoco, con la Protezione Civile e con i Corpi civili di pace.

“Il Corpo civile di pace non deve essere soltanto rivolto ai giovani né limitato nel tempo o parziale. Noi pensiamo – spiega Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo – a contingenti di migliaia di persone, professioniste e formate, che sul lungo periodo vadano a svolgere questo tipo di azione e di lavoro. Esistono i soldati, esistono i marinai, esistono persone che studiano e si addestrano per fare i piloti di aereo. Noi vogliamo persone che studino e si addestrino per fare parte del Corpo civile di pace”. Permetterebbe inoltre, attraverso gli strumenti dell’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e del finanziamento del 6×1000 dell’Irpef, “di costruire un sistema di difesa con mezzi civili, non armati e nonviolenti, degno delle sfide del tempo presente” come afferma Laura Milani, presidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile. Siamo solo all’inizio di un percorso che travalica l’appartenenza partitica e che apre strade nuove.


©Immagine di Mauro Biani


LUCIANO ZANARDINI 17 set 2026 08:16