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Afghanistan
di GIORGIO BERETTA 09 set 2021 08:26

Gli affari armati

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La missione militare in Afghanistan è stata un fallimento. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo alcuni autorevoli commentatori “la sconfitta non è stata militare, ma politica”. Stando a costoro, anzi, “la litania italiana delle missioni di pace dovrebbe lasciare il posto all’impiego della forza aerea secondo le norme del codice militare di guerra: “In tutte le missioni ci si è ostinati ad utilizzare il codice militare di pace, invece che quello di guerra, indebolendo l’efficacia delle operazioni”, scrivono. Chissà cosa ne pensano questi signori delle migliaia di civili afghani (tra i 140mila e 340mila) vittime dei bombardamenti aerei indiscriminati della Nato, dell’incapacità dell’intelligence militare di prevedere il collasso dell’esercito afghano e delle disastrose operazioni di evacuazione della popolazione dall’aeroporto di Kabul che hanno permesso, tra l’altro, un attacco da parte dell’Isis con centinaia di morti e feriti. Forse per loro sono solo “effetti collaterali”.

Va detto forte e chiaro: l’intervento militare in Afghanistan è stata un’invasione di un territorio sovrano senza nessuna legittimazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e tutta la missione militare è stata un fallimento non solo politico ma soprattutto militare. Un fallimento ma non per tutti. Non lo è stato per chi la lanciato l’offensiva militare e l’ha sostenuta per 20 anni: il complesso militare-industriale americano e i suoi alleati. Non a caso in questi 20 anni i principali fornitori militari del governo Usa hanno visto decuplicare le loro azioni in borsa: un risultato unico che hanno ottenuto grazie al “fatturato sicuro” garantito proprio dagli in-vestimenti statali per l’acquisto di armamenti. Gli Stati Uniti hanno speso per la guerra in Afghanistan più di 2mila miliardi di dollari, l’Italia almeno 8,5 miliardi di euro. Soldi spesi anche per fornire armamenti alle forze armate afghane, tra cui mitragliatori, artiglieria, blindati, carri, aerei e elicotteri: tutto l’arsenale bellico che è finito nelle mani dei talebani. Ma soprattutto, l’intervento militare in Afghanistan è servito alle lobby industriali militari come trampolino di lancio per la “guerra al terrorismo internazionale” fornendo così il pretesto e la giustificazione politica per la nuova corsa agli armamenti: non a caso proprio l’anno scorso la spesa militare mondiale ha toccato il massimo storico dagli anni novanta.

“Il potere non tollera la verità sulla guerra, l’unica verità sulla guerra sono le vittime”, diceva il compianto Gino Strada. Faremmo bene a ricordarcelo prima di imbarcarci nella prossima “missione militare” senza fine.

GIORGIO BERETTA 09 set 2021 08:26